28 Maggio 2026

Tantissimi ricordi e aneddoti riaffiorano in questi giorni, e affollano il teatro della mente di tutti coloro che hanno condiviso con Carlin anni o decenni di vita. Ho scritto vita e non vita professionale: Carlo aveva un approccio integrale alla vita, una mistura complessiva al mondo fatta di cose diverse e disparate. E questa mistura originale, complessa e complessiva, contagiava chiunque incontrasse: la vibrazione che ti lasciava dipendeva proprio dal fatto che non si trattava mai solo di lavoro, ma di un modo di essere. Questo perché, prima di ogni altra cosa, Carlo era un formidabile creatore di senso. Non separava il tempo del lavoro dal tempo del piacere, il dovere dalla gioia, neppure il pubblico dal privato. Si viveva in un flusso che era un tutt’uno: passioni e ragioni, silenzi e parole, altezze visionarie e prosaicità terra terra si mescolavano e si alternavano continuamente. Carlo era polifonico e contrappuntistico.

Carlo non era afferrabile né riducibile a definizioni, etichette, tipologie. Sgusciava l’ovvio e il prevedibile e andava oltre. A volte impenetrabile, altre volte esplicito e aperto. A volte tenero, altre duro. Anticipava e procedeva. Prima le idee, poi i mezzi per realizzarli: questo, tra i tanti, è stato un insegnamento che mi ha colpito nel profondo dalla prima volta che glielo sentii enunciare. Le idee vengono prima di ogni altra considerazione: con la forza delle idee si possono realizzare cattedrali bellissime.

Tu entravi nella sua stanza per parlargli di qualcosa a cui avevi pensato lungamente, a volte magari avendo preparato anche argomenti forti e critici verso ciò che lui stava progettando. Ti ascoltava ma, dopo pochi minuti, ti aveva portato di nuovo dove voleva lui, da tutt’altra parte rispetto a dove era partito lui ma anche a dove intendevi andare te. E ti aveva nuovamente convinto, uscivi entusiasta, pieno di energia.  Parlava allo stesso modo a tutti, è vero; ma raramente ho visto qualcuno così naturalmente ricettivo all’atmosfera complessiva che un interlocutore – che fosse un contadino, un politico, un artista, un imprenditore, un cuoco, un produttore, un normale cittadino – gli presentava davanti.

Carlo era l’espressione più vivida di un’intelligenza artigianale: intuitiva, improvvisativa, immaginativa, empatica, simpatetica e creativa, pratica e operativa. Per questo, era ammirato dai professori e dagli intellettuali ma non se ne lasciava incantare: alla fine bisognava lavorare duro e aderire al progetto. Senza partecipazione affettiva non si arriva da nessuna parte. In questo modo ho sempre inteso la sua indicazione di “austera anarchia”:  muoversi seguendo l’intuizione, la situazione, cogliere l’attimo propizio senza mai fissarsi a schemi predeterminati (anarchia)  ma sempre mantenendo una vigilanza (austerità).

Carlo era anche un mago (màgeiros, in greco antico, significa cuoco: parola di etimologia incerta, che richiama in modo suggestivo quelle di magia e mago e indica una figura con diverse funzioni, tra le quali era centrale anche quella rituale e sacrificale). Amava i riti e i simboli: tra le tante cerimonie che ha guidato, memorabili i suoi Cori con gli studenti. Gli studenti gli hanno restituito un po’ di questa magia quando, il giorno dopo la sua morte, sono andati a cantare i cori sotto la sua casa a Bra.

Carlin   aveva anche il dono di saper “vendere” il ghiaccio al circolo polare artico e gli scaldini ai tropici, ma sempre per l’idea centrale, la causa finale che veniva prima di tutto. E qual era, qual è ora più che mai questa causa finale?  Una vita qualitativa, una buona vita. Per Carlo, la buona vita significava una vita densa di affetti, valori, convivialità, impegno, socialità e senso della giustizia. Il cibo è stata la bussola per esplorare e orientare, alla continua ricerca di una vita buona in ogni angolo del mondo. Carlo pochi giorni fa ha concluso il suo primo ciclo di vita, il ciclo fisico e terreno, ma vive e vivrà insieme a tutta l’umanità perché ha avuto, e ha testimoniato, una vita buona. Una vita addirittura meravigliosa.

Nicola Perullo,
Rettore e Vicepresidente