26 Marzo 2026

A Pollenzo il primo convegno sulla storia dell'alimentazione italiana

Oltre venti studiosi da atenei italiani e internazionali per indagare il cibo nell'Italia del dopoguerra: dal Piano Marshall alle mense scolastiche, dal neorealismo cinematografico alla nascita della cooperazione di consumo

Pollenzo, 24 febbraio 2026 – Il cibo come strumento geopolitico, come leva per la ricostruzione del dopoguerra, come specchio delle trasformazioni sociali e culturali di un Paese che stava uscendo dalla miseria per affacciarsi al boom economico: questi i temi al centro del convegno "Storia dell'alimentazione in Italia – Dalla miseria al miracolo economico (1945-1960)", svoltosi martedì 24 febbraio 2026 all'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo.

L'incontro – primo appuntamento di un ciclo triennale di ricerca ideato e diretto dal professor Gabriele Proglio, professore associato di Storia Contemporanea all'UNISG – ha riunito oltre venti studiose e studiosi provenienti da atenei italiani e internazionali, tra cui le Università di Bologna, Genova, Parma, Torino, Cagliari, Padova, Trieste, Roma La Sapienza e la New York University. Quattro panel tematici si sono succeduti nel corso della giornata, restituendo una lettura multidisciplinare di un periodo cruciale della storia nazionale.

Ad aprire la giornata, i saluti del Rettore dell'Università di Scienze Gastronomiche Nicola Perullo, che ha colto l'occasione per riportare il discorso alle basi fondative dell'Ateneo. Ventun anni dopo la sua istituzione, l'Università di Pollenzo rimane un progetto nato per sfidare l'associazione riduttiva tra cibo, ristorazione e celebrity chef. "Riportare il discorso alla sua base – ha sottolineato il Rettore Perullo – è uno degli obiettivi più importanti di questa università. La cucina ha più a che fare con l'alimentazione di quanto non abbia a che fare con la ristorazione, e questo convegno lo dimostra con rigore scientifico." Il Rettore ha inoltre evidenziato come lo studio storico dell'alimentazione si intrecci con due grandi temi contemporanei: il rapporto tra cibo e salute – ancora oggi trascurato nei percorsi di laurea in medicina – e il rapporto tra cibo e innovazione tecnologica, che non può prescindere dalla conoscenza delle proprie radici.

Nel corso della giornata è intervenuto anche Carlo Petrini, Presidente dell'Università, con un appassionato appello alla centralità del cibo nell'agenda accademica globale. "Stiamo attraversando la fase storica della transizione ecologica – ha affermato Petrini – e il sistema alimentare globale ne è il principale responsabile. Se non conosciamo la storia da cui proviene la nostra cultura alimentare, ben difficilmente potremo essere protagonisti del cambiamento." Il Presidente ha richiamato dati inquietanti: ogni anno 1,5 miliardi di tonnellate di cibo commestibile vengono buttate via, con uno spreco di 200 milioni di ettari di terra fertile e miliardi di litri d'acqua. Da questi numeri nasce l'urgenza, per le università di tutto il mondo, di passare da una visione multidisciplinare del cibo a una visione che lo ponga al centro del pensiero accademico.

Un affresco in quattro movimenti

Il cibo come arma diplomatica e strumento della Guerra Fredda

Il primo panel, coordinato da Flavio D'Abramo (UNISG), ha esplorato le politiche alimentari del secondo dopoguerra a partire da una prospettiva internazionale. Chiara Pulvirenti ha ricostruito l'intervento dell'UNRRA in Italia – primo paese nemico a ricevere una missione di assistenza su larga scala – mostrando come gli aiuti alimentari non fossero solo soccorso umanitario, ma un terreno di negoziazione culturale e politica tra modelli internazionali e istituzioni nazionali. Emanuele Bernardi ha analizzato il Piano Marshall come vettore di politicizzazione del cibo: le materie prime importate, in larga misura cereali, non servivano solo a sfamare la popolazione ma a orientare voti, stabilizzare la moneta e costruire blocchi di alleanza nel contesto della Guerra Fredda. Luca Bergonzi ha ricostruito il caso della Federconsorzi – autentico "impero agro-alimentare" del dopoguerra – che gestì gli aiuti americani diventando il braccio operativo dell'atlantismo nel settore agricolo. Federico Chiaricati ha ripercorso le origini della cooperazione di consumo italiana, da cui nascerà la Coop, come strumento di difesa del potere d'acquisto delle classi lavoratrici. Giovanni Ferrarese ha chiuso il panel con la storia degli allevamenti intensivi, mostrando come in un ventennio la produzione di carni in Italia si sia trasformata radicalmente, con conseguenze ambientali e sanitarie che cominceranno a emergere già alla fine degli anni Cinquanta.

Radio, televisione, rotocalchi: costruire il gusto di una nazione

Il secondo panel, coordinato da Luca Antoniazzi (UNISG), ha indagato il ruolo dei media nella trasformazione dell'immaginario alimentare. Paolo Capuzzo ha analizzato la figura di Mario Soldati e il suo celebre "Viaggio nella Valle del Po" televisivo del 1957-58, svelando il paradosso di un intellettuale nostalgico del mondo rurale che al contempo firmava i caroselli pubblicitari della Galbani. Gabriele Rigola ha esaminato le rappresentazioni del cibo sulle pagine di Grazia tra il 1956 e il 1960, mostrando come la rivista avesse costruito un immaginario gastronomico fatto di ricette, galateo, divismo e prime mode d'importazione americana come il barbecue. Giulia Muggeo ha affrontato la storia della manualistica di buone maniere nel dopoguerra, da Donna Letizia alla Contessa Clara, come dispositivi normativi che educavano le italiane a nuovi comportamenti a tavola e in società. Stefano Magagnoli ha chiuso il panel con una riflessione sul passaggio, attraverso la pubblicità e il packaging, dall'austerità della guerra al desiderio consumistico del boom: insegnare agli italiani a desiderare, prima ancora che a comprare.

Migrazioni, mense scolastiche e identità contadine

Il terzo panel, coordinato da Roberta Cevasco (UNISG), ha offerto una serie di sguardi ravvicinati su storie locali e figure dimenticate. Alberto Capatti ha raccontato il rapporto con il cibo dei migranti meridionali nelle città del Nord, partendo da testimonianze raccolte nel libro "Milano Corea" di Montaldi e Alasia: uomini che arrivavano con la valigia di cartone e mangiavano pane e cipolla, che scoprivano per la prima volta il risotto in un convento milanese. Silvia Inaudi ha restituito la storia delle mense scolastiche nel dopoguerra, strumenti essenziali non solo di nutrimento ma di lotta contro l'abbandono scolastico, costruendo un percorso che va dal latte in polvere di pessima qualità distribuito con l'UNICEF fino ai refettori modello degli anni Cinquanta. Roberto Ibba ha presentato la figura dell'intellettuale e agronomo Emilio Sereni, uno dei pochi a coniugare storiografia del paesaggio agrario e impegno politico, autore tra l'altro dell'analisi "I napoletani da mangia-foglia a mangia-maccheroni". Benedetta Maria Crivelli e Luciano Maffi hanno analizzato lo sviluppo dell'industria molitoria e pastaio attraverso le carte dell'IMI, con il caso del Pastificio Bertoni Frediani di Massa Carrara come laboratorio della modernizzazione autarchica. Giorgio Sacchetti ha chiuso con uno studio sulla Toscana operaia, raccontando lo "sciopero della mortadella" del Valdarno del 1947: la richiesta di un salume del Nord come simbolo concreto del passaggio identitario dalla campagna alla fabbrica.

Il cinema come specchio e costruttore dell'immaginario alimentare

Il quarto e conclusivo panel, coordinato da Claudia Sbuttoni (UNISG), ha esplorato il rapporto tra cibo e cinema. Tiberio Tramontozzi ha analizzato come Roma, tra il 1946 e il 1960, diventasse il laboratorio per eccellenza della costruzione mediatica del gusto italiano, attraverso il cinema, la nascente televisione e i rotocalchi. Fabio Parasecoli ha proposto una lettura del cinema neorealista come linguaggio politico in cui il cibo – dalla mozzarella in carrozza di "Ladri di biciclette" all'assalto al forno di "Roma città aperta" – non fotografa semplicemente la realtà, ma la utilizza per costruire coscienza di classe e legittimare rivendicazioni politiche. Ha inoltre tracciato la continuità con i documentari dell'Istituto Luce, che già durante il fascismo avevano reso il cibo un territorio privilegiato di propaganda visiva.

Un ciclo triennale verso la pubblicazione

Il convegno del 24 febbraio è il primo di tre appuntamenti scientifici. Il ciclo proseguirà nell'anno accademico 2026-2027 con un incontro dedicato al periodo dal miracolo economico ai primi anni Ottanta, per concludersi con una riflessione che giungerà fino agli inizi del nuovo millennio. Il professor Proglio ha annunciato l'intenzione di raccogliere i contributi presentati in un volume pubblicato da Viella, per dare forma scritta a una ricerca collettiva che si preannuncia come un contributo significativo alla storiografia italiana del cibo.

"È bello raccogliere studiosi e studiose qui a Pollenzo per un dialogo autentico – ha dichiarato il professor Proglio –. Questo è un progetto che riguarda tre conferenze, tre stagioni storiche, e la sede non è casuale: l'Università di Scienze Gastronomiche è il luogo ideale per tenere insieme rigore storiografico e consapevolezza di quanto il cibo sia, da sempre, una questione profondamente politica."

Qui gli abstract degli interventi