26 Marzo 2026

Donne e uso consapevole del digitale i profili più virtuosi nella lotta allo spreco

Milano, 14 febbraio 2026 – La prevenzione dello spreco alimentare non dipende solo da buone intenzioni, ma anche da fattori sociali, culturali e digitali. È quanto emerge dalla ricerca condotta dall'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo su un campione di 390 cittadini italiani, presentata nei giorni scorsi a Milano durante l'evento finale di "Scrap the Food Waste", il progetto realizzato da Will Media, AWorld, Unione Nazionale Consumatori e l'Università stessa. 

A guidare il progetto nel ruolo di capofila Will Media che nell'arco dei 20 mesi ha curato la progettazione e il coinvolgimento dei partner a ogni livello decisionale, oltre che lo sviluppo di una campagna di sensibilizzazione sulle principali piattaforme di incontro della community 18-35 anni (Instagram e Youtube). 

Nel corso dell’incontro dal titolo “Il cibo che non vediamo - Numeri, storie e scelte dietro allo spreco alimentare" i quattro partner del progetto (finanziato dall’European and Digital Executive Agency- HaDEA, nell’ambito del programma di finanziamento per la prevenzione dello spreco alimentare SMP Food) hanno raccontato le iniziative di questi mesi di collaborazione, volti a migliorare il livello di consapevolezza dei consumatori sul tema dello spreco alimentare. ti chiedo per favore di dare più evidenza al fatto che abbiamo svolto il ruolo di capofila di questo progetto e La mattinata è stata un momento di confronto e di condivisione già dalla scelta della location, il Refettorio Ambrosiano che rappresenta un modello virtuoso di economia circolare applicata al cibo. Nato nel 2015 dall'idea dello chef Massimo Bottura e di Davide Rampello con Caritas Ambrosiana, questo spazio recupera ogni giorno eccedenze alimentari e le trasforma in pasti di qualità, dimostrando che lo spreco può diventare risorsa e la solidarietà può unirsi alla bellezza. Con oltre 220.000 pasti distribuiti in dieci anni, il Refettorio incarna perfettamente i valori del progetto "Scrap the Food Waste".

Tra gli speaker della giornata: Filippo Dadone, Direttore Vicario DG Ambiente e clima - Responsabile UO Economia Circolare e tutela delle risorse naturali, la content creator ed esperta di sostenibilità Silvia Moroni (in arte Parla Sostenibile) e i volontari di Recup rappresentati da Arianna Pedrotta del Consiglio Direttivo dell’associazione, che è intervenuta in un panel.

Spazio anche a diversi momenti di interazione con il pubblico grazie ai laboratori pratici affidati alla cuoca Irene Bernacchi che lavora su eccedenze e imperfezioni per la produzione di gelato da frutta scartata e collabora con RECUP (Associazione nata a Milano e attiva anche a Roma che combatte lo spreco alimentare recuperando frutta e verdura invenduta nei mercati rionali).

Ma i veri protagonisti sono stati i risultati del progetto, presentati dai rappresentanti dei quattro partner con il team di Will Media a fare da padroni di casa.

I profili virtuosi: chi spreca meno cibo in Italia

Come gestiscono gli sprechi gli italiani? E’ questa la domanda che guida la ricerca dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo: lo studio è basato sull'elaborazione di un Indice di Prevenzione dello Spreco Alimentare (FWPI), che ha permesso di individuare i profili dei consumatori con i comportamenti più efficaci nella riduzione dello spreco domestico. 

I dati mostrano che le donne, chi vive in aree rurali e chi segue un'alimentazione flexitariana o vegetariana adottano comportamenti più virtuosi nella gestione del cibo.

Un dato significativo riguarda il ruolo del digitale: chi utilizza in modo consapevole social media e applicazioni dedicate dimostra livelli più bassi di spreco alimentare. La Generazione Z, in particolare, si distingue per l'impegno attivo nella ricerca di informazioni sul cibo, mentre l'interesse per le tematiche alimentari tende a diminuire con l'aumentare dell'età.

La ricerca evidenzia inoltre un legame chiaro tra sensibilità verso la sostenibilità -economia circolare, filiere corte, motivazioni etiche ed ambientali- e comportamenti anti-spreco.

"Il progetto STFW ha dimostrato come strumenti digitali e informazioni corrette possono rendere le persone più consapevoli e aiutarle a gestire meglio il cibo ogni giorno. Investire sempre di più in educazione alimentare e competenze digitali è fondamentale per sostenere le famiglie nella riduzione dello spreco domestico.” E il commento di Luisa Torri, prorettrice Università Pollenzo.

Leggi la ricerca completa

Una community digitale contro lo spreco: i numeri di AWorld

Il cuore operativo del progetto “Scrap food waste”, è stata la community digitale su AWorld, che da marzo a dicembre 2025 ha coinvolto 612 persone in un percorso educativo strutturato. I risultati sono significativi:

  • 2.607 ore di formazione completate, con una media di oltre 4 ore per partecipante
  • 68.811 contenuti educativi letti attraverso 16 percorsi formativi
  • 296.536 quiz completati per testare le conoscenze acquisite
  • 475 partecipanti (77,6% della community) hanno calcolato la propria carbon footprint, con un valore medio di 7,3 tonnellate di CO₂ per persona – significativamente superiore all'obiettivo di 2 tonnellate previsto dall'Accordo di Parigi

I contenuti più letti dalla community rivelano cosa cercano davvero le persone: informazioni pratiche su come leggere le date di scadenza, conservare correttamente il cibo, riutilizzare gli avanzi in modo creativo. La retention è stata ottenuta senza premi materiali, basandosi esclusivamente sulla qualità dei contenuti e sulla motivazione intrinseca dei partecipanti.

L'evento al Refettorio Ambrosiano

La mattinata si è conclusa con un pranzo preparato dai volontari del Refettorio utilizzando eccedenze e scarti alimentari, un'esperienza concreta di come il cibo "invisibile" possa trasformarsi in valore.