15 Giugno 2022

 “Crumbotti and rose petals in a ghost mountain valley” è il lavoro condotto da un team internazionale composto da Michele F. Fontefrancesco, Dauro M. Zocchi, Roberta Cevasco, Rebekka Dossche, Syed Abidullah e Andrea Pieroni.

È stata recentemente pubblicata, dal prestigioso Journal of Ethnobiology and Ethnomedicine, “Crumbotti and rose petals in a ghost mountain valley”, esito del lavoro di ricerca condotto nel 2021 presso il piccolo centro montano di Carrega Ligure da un gruppo di studiosi internazionali composto da Michele F. Fontefrancesco, Dauro M. Zocchi, Roberta Cevasco, Andrea Pieroni (Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo), Rebekka Dossche (Università di Genova), Syed Abidullah (Università Abdul Wali Khan Mardan, Pakistan).

Il contributo approfondisce le trasformazioni culturali che caratterizzano le comunità della montagna europea nel secondo Novecento, ossia quelle che maggiormente hanno vissuto il fenomeno di abbandono e spopolamento.

L'articolo esplora le trasformazioni relative alle conoscenze ecologiche locali, ovvero delle conoscenze botaniche locali che si legano all'uso alimentare, medico e tecnologico della flora spontanea, della comunità della val Borbera comparando i dati con quelli raccolti da Enrico Martini, botanico dell'Università di Genova, sul finire degli anni '70 in loco.

Le conoscenze ecologiche sono un aspetto importante della cultura di una comunità, perché ci raccontano di come essa vive il territorio e affronta le sue sfide quotidiane” spiega a questo proposito Michele F. Fontefrancesco, ricercatore dell'Università di Scienze Gastronomiche e primo autore della ricerca.

La ricerca evidenzia come nell'arco di cinquant'anni sia intercorso un profondo cambiamento nelle conoscenze della comunità. Per esempio: la raccolta e l'uso di alcune piante medicinali selvatiche che crescono in prati, boschi e ambienti di alta montagna sembra essere venuto meno, mentre nuove conoscenze legate che crescono in ambienti più antropici sono state introdotte seguendo imparando da visitatori e professionisti provenienti dalle città e specialmente Genova. Questo risultato racconta del cambiamento economico e produttivo di Carrega e delle sue borgate; una comunità che ha visto la propria economia e società abbandonare l'impronta della sussistenza agricola, basata sull'estensivo uso della montagna, per integrarsi sempre di più all'interno di una geografia lavorativa più ampia, basata sul pendolarismo e l'attività al di fuori della valle.

"Il nostro contributo vuole andare oltre alla retorica della perdita evitando di voler guardare sempre alle comunità montane come realtà fuori dal tempo" conclude Fontefrancesco. "La realtà di Carrega racconta di dinamicità e creatività culturale, di processi di contatto, abbandono e riappaesamento. Alla luce di questo, quando nelle nostre città parliamo di montagna o territori di margine sarebbe bene smettessimo di parlare di perdita di identità, perché quella è viva e forte in Carrega così come negli altri paesi. Piuttosto dovremmo riconoscere il ruolo di queste: cruciali presidi nel mantenimento di interi territori altrimenti a rischio di diventare fantasma. In questo, il nostro contributo vuole essere uno stimolo in questo ragionamento e per un rinnovato impegno verso questi territori”.

Link per scaricare l’articolo: https://ethnobiomed.biomedcentral.com/articles/10.1186/s13002-022-00535-7