11 Maggio 2016

Forse il legame tra musica elettroacustica e caseificazione potrebbe apparire azzardato, ma è proprio quando la mente non riesce a cogliere l’analogia, che l’estro creativo interviene ed esplicita un legame non scontato, in quella che è chiamata opera d’arte.

Per rivendicare il ruolo sempre più protagonista del cibo nell’arte, l’Università di Scienze Gastronomiche ha ospitato una conferenza innovativa e memorabile, ove è stata presentata in anteprima l’opera “Il Suono Bianco”.

Questo  interessantissimo progetto di video e musica elettroacustica, è ideato da Roberto Doati e Maurizio Goina, in collaborazione con lo storico Caseificio Di Nucci di Agnone (Molise), che ha messo a disposizione il proprio laboratorio artigianale per una settimana di riprese e registrazioni.

caseificio_di_nucci

La conferenza, voluta e mediata dal professor Nicola Perullo e dalla professoressa Antonella Campanini, ha visto interloquire le due facce dell’opera, grazie alla spiegazione di Doati e a quella di Serena Di Nucci.

“Il processo alla base della musica elettronica è quello di scomporre il suono per ricostruirlo da un’altra prospettiva innovativa, il nostro operato è molto simile, scomponiamo la materia prima creando una consistenza diversa, dal liquido si passa al solido, per giungere infine all’elastico” così Serena di Nucci esemplifica il processo della caseificazione dei tipici caciocavalli molisani.

Roberto Doati è un noto musicista e artista genovese, che fin dagli anni ’70 sperimenta creazioni con i suoni, iscrivendosi nell’allora nascente genere musicale dell’elettronica e dell’elettroacustica, oggi insegnante al Conservatorio Paganini di Genova.

caseificio_dinucciSerena è invece un’ex studentessa Unisg, laureata da appena due anni, che ha deciso di portare avanti la tradizione casearia di famiglia, che dal 1662 produce formaggi filati a latte crudo di altissima qualità, con l’utilizzo di starters totalmente naturali, come il siero innesto, e impiegando latte 100% molisano.

Il video è la fusione tra suoni e immagini scomposti e interlacciati tra loro, che a partire dai rumori naturalmente presenti nella produzione casearia, accostati alla medesima versione figurativa del processo in atto, si susseguono in 18 incredibili minuti in cui ci vediamo immersi in un universo parallelo, formato da particelle di latte e mucche psichedeliche.

L’opera parte infatti dal pascolo e ripercorre tutti gli stadi della caseificazione, giocando con il contrasto tra tempi statici e dinamici, passando dalla staticità dei prati erbosi, alla dinamicità della produzione quasi totalmente manuale, all’ancora staticità dei liquidi e delle forme, al ritrovato dinamismo ricreato da una telecamera GoPro posta sulla testa del fratellino di Serena, per finire nella stasi della stagionatura.caseificio_dinucci_dinamica

Lo scopo di quest’opera è sicuramente quello di rimarcare l’esistenza e l’importanza  di un processo produttivo tradizionale e artigianale, spesso dimenticato, che, se relegato all’oblio, induce ad associare il formaggio esclusivamente al banco frigo del supermercato, nel surreale e drammatico universo fatto da polli che nascono come cosce e petti confezionati,  pesci pescati già impanati e fritti, e legumi cresciuti e portati in grembo da amorevoli lattine.

Roberto Doati  sperimenta e manifesta la sua inventiva attraverso il cibo da molti anni, prendendo ispirazione dal grande maestro Massimo Bottura, grazie ad un memorabile pranzo all’Osteria Francescana.

Questo progetto non è infatti destinato ad estinguersi, perché Roberto ha già in mente un proseguimento dell’opera, che si configurerà nella trilogia portata a compimento dal “suono rosso” del vino, probabilmente girato in Piemonte, e da quello verde degli ortaggi nel Sud Italia.

E se è vero che oggi tutto può diventare arte e che ogni “rumore” ha la possibilità di trasformarsi in melodia, ben venga che a godere di codesto privilegio siano le produzioni alimentari virtuose del nostro Bel Paese.