05 Dicembre 2016
Allestito all’interno della MegaWatt Court di Milano, il 13 e 14 novembre si è tenuto l’evento legato ai più importanti distillati di canna da zucchero, che quest’anno giunge alla sua terza edizione. Unico nel suo genere, raccoglie in una location i grandi appassionati di Rum e Chacaça oltre che gli addetti del settore.

Come ogni anno, una grande occasione per conoscere e degustare bottiglie di grande calibro difficili da trovare nelle altre fiere indirizzate all’HoReCa. Un’opportunità perfetta per imparare a percepire le differenze aromatiche tra i vari prodotti, comprendere i diversi approcci alla produzione e al marketing, oltre che per conoscere le storie, o meglio le leggende e i miti, che affollano questa industry e che rendono questi prodotti così affascinanti.
Come ad esempio la storia di Sailor Jerry , che vuole che il famoso tatuatore stabilitosi nelle Hawaii, cominciò a ricevere come pagamento per le sue prestazioni un grande quantitativo di bottiglie di Rum. Stanco del sapore sempre uguale a se stesso di questo alcolico cominciò a miscelare e ad aromatizzare il suo rum con vari ingredienti, per provare a conferirgli nuovi sapori e sfumature di gusto: è così che nasce il Rum Sailor Jerry, dalla ricetta originale del signor Collins, un rum “facile” e molto aromatico, che non subisce invecchiamento. Così racconta la storia il barman Dennis Acquaviva, grande fan del prodotto, che nonostante sia da pochi anni presente sul mercato italiano si è fatto apprezzare da subito, e non solo da lui, per la sua versatilità in miscelazione.
Storie a parte, il Rum Day è un evento caratterizzato da un ‘ambiente informale ma comunque formativo, il cui obiettivo è da un lato avvicinare il consumatore italiano al mondo del rum ed educarlo a riconoscere i distillati di qualità, dall’altro offrire ai professionisti una cornice in cui fare rete e scambiare conoscenze. Soprattutto dare a barman e barlady spunti su come sfruttare in mixology rum fino a poco tempo fa considerati “da meditazione”.
Tutto questo è concretamente reso possibile oltre che dai testing desk, che permettono agli appassionati di conoscere meglio i singoli prodotti potendo contare, dall’altra parte del banco di assaggio, sulla preparazione degli esperti, anche dalle degustazione guidate, dai workshop e dai seminari gratuiti tenuti da importanti personalità internazionali del settore.

Insomma un’esperienza completa a contatto con il mondo della canna da zucchero, con opportunità di assaggio di tutti gli stadi, dalla materia prima grezza fino al distillato nelle varie fasi di invecchiamento: dai rum bianchi fino ai rum scuri oltre i 12 anni. La canna e i suoi sentori rimangono protagonisti nei distillati di qualità, quelli con poca aggiunta di zuccheri e melassa, dove il colore scuro è dato dall’invecchiamento in botte e non dall'aggiunta di caramello.
L’obiettivo è rispettato. Il consumatore italiano guidato nell’approccio con il prodotto è aiutato a distinguerne la qualità indipendentemente dai driver fuorvianti di scelta, come ad esempio il prezzo ed il numero di anni di invecchiamento riportati in etichetta.
Percepire la vera natura del prodotto a prescindere da tutto il resto è fondamentale per saper apprezzare un buon rum e riconoscerne il valore di mercato. In questo senso è giusto sapere che il rum scuro e molto invecchiato è un invenzione recente ed ha successo solo tra i “visi pallidi”, in quanto le popolazioni che vivono nelle zone di produzione si sono dedicate per molto tempo solo al rum bianco, l’unico da loro consumato. Il dibattito sul metodo di riporto delle annate in etichetta è molto acceso, in ogni caso meglio non fidarsi troppo e concentrarsi sull’assaggio e soprattutto evitare rum che vantano decenni di invecchiamento, ma sono commercializzati a prezzi da “supermercato". Inoltre nei Caraibi mancano delle regole precise sulla produzione di rum: non esiste alcun disciplinare (unica eccezione per il Rhum Agricole delle Antille Francesi) e ogni produttore agisce a sua discrezione.
Prodotti di nicchia e prodotti più commerciali comunque riescono a convivere bene se condividono i valori di qualità. I differenti modi di gestione e di configurazione del negotio non devono per forza incidere sulle caratteristiche del prodotto. Così, grandi realtà come quella del Rhum Bielle (circa 3mln di bottiglie l’anno) che affida la produzione della canna ai contadini locali, riesce a mettere sul mercato un buon distillato rispettando anche diverse norme ambientali. Dall’altro lato esistono piccole produzioni, autosufficienti per il 90% della materia prima, coltivata e raccolta con i metodi tradizionali, come Karukera, che controllando direttamente tutta la filiera riescono a produrre un ottimo rum senza alcuna aggiunta di sostanze antischiuma o acidificanti.

Queste due giornate di full immersion nel mondo della canna da zucchero si lasciano alle spalle un bilancio nettamente positivo. Il Rum Day si conferma essere una fonte indispensabile di informazioni, un’importante vetrina per prodotti raffinati adatti a palati di consumatori sempre più esperti, un “viaggio” tra diverse mete esotiche degustando il nettare dei Caraibi, un’orgia di profumi e aromi che lascia tutt’altro che l’amaro in bocca.