15 Settembre 2011

Comprendere lo stato della produzione agricola italiana, in un periodo di crisi economica come quello che stiamo passando, e pensare quale può essere la sfida per l'imprenditore agricolo e agroalimentare, è quanto si propone l'analisi effettuata dai ricercatori dell'Università di Scienze Gastronomiche a seguito della pubblicazione dell'ottavo Rapporto sullo stato dell'agricoltura dell'INEA. Tutto ciò, anche in prospettiva di Cheese 2011, la manifestazione ideata da Slow Food e dedicata al mondo del lattiero-caseario, uno dei comparti più importanti della produzione gastronomica di qualità del nostro paese.

L'agroalimentare rappresenta uno degli elementi più importanti del paniere made in Italy, vale a dire quel complesso di prodotti di qualità esportati nel mondo, che contribuisce a sostenere l'economia del nostro paese e ad alimentare l'immagine dell'Italia, come paese dall'alta qualità della vita.

Al pari di quasi tutti gli stati occidentali, la nostra nazione sta attraversando un periodo di forte contrazione economica, ma il sistema agroalimentare sta ottenendo delle performance migliori rispetto ad altre filiere produttive, confermandosi come settore strategico per la nostra economia.

Nel 2010 con un +3,3% rispetto al 2009 è tornato a crescere il fatturato dell'industria alimentare italiana, raggiungendo un valore di 124.000 milioni di euro.  Sono le esportazioni a trainare il sistema con un +11,5% rispetto all'anno precedente. Il trend positivo è continuato anche nel primo trimestre del 2011, con un aumento, rispetto allo stesso periodo del 2010, dell'11%.

Ad avvalorare questi dati ci pensa l'indice della produzione industriale dell'ISTAT per l'alimentare, che nel 2010 è stato pari a 102,9 (base 2005=100), con una crescita del 2,4% rispetto al 2009, mentre l'indice di produzione industriale generale del manifatturiero nel suo complesso è stato pari a 88,5 rimanendo quindi inferiore al 2005, l'anno utilizzato come riferimento.

Secondo il prof. Valter Cantino, docente di Gestione e controllo dei  sistemi complessi e di Management della Gastronomia all'Università di Sciente Gastronomiche "in un'epoca in cui gli assets immateriali rivestono un ruolo sempre più importante, l'immagine del made in Italy, e quindi anche dei suoi prodotti agroalimentari, è una risorsa da non sprecare, su cui è possibile fondare almeno parzialmente il rilancio dell'economia negli anni a venire, contribuendo alla ridefinizione del modello business delle aziende dell'agroalimentare''.

Ma che cosa esporta l'Italia? Innanzitutto occorre ricordare che la domanda di prodotti italiani nel mondo è molto più vasta di quello cui i veri prodotti italiani riescono a rispondere. Secondo alcune stime, giocando sull'italian sounding, i falsi italiani sono circa il 90% del giro d'affari dei prodotti italiani nel mercato statunitense.

L'Italia esporta in quei settori dove lo sforzo in termini di qualità è stato maggiore. I comparti export-vocati sono il vino, i formaggi (con il settore lattiero-caseario che segna una crescita del 3,3%), le acque minerali, la pasta e il pomodoro. E' interessante anche il settore delle carni lavorate, il cui valore è pari a più di 800 milioni di euro di export.

Dopo aver letto tutti questi dati, la domanda che bisognerebbe porsi è la seguente: chi è allora l'operatore agricolo o agroalimentare che potrà reggere nel futuro prossimo?

Secondo il Presidente dell'Università di Scienze Gastronomiche Carlo Petrini una risposta univoca non esiste, sebbene i produttori accorti non potranno esimersi dal tener a mente le richieste di un numero crescente di consumatori, che vogliono sempre più conoscere ciò che mangiano. Questo si traduce ovviamente nella ricerca di un prodotto organoletticamente buono, attento alle problematiche della sostenibilità ambientale nelle sue fasi di produzione.

La chiave per decifrare il futuro ed il presente dell'agroalimentare può essere racchiusa nelle parole ancora attuali del padre della gastronomia moderna Brillat Savarin, che definiva la gastronomia come "la conoscenza ragionata di tutto ciò che si riferisce all'uomo, in quanto essere che si nutre. Il suo scopo è di badare alla conservazione degli uomini, con il miglior cibo possibile".

Un approccio, quello del grande autore francese, che sta nei fondamenti della filosofia dell'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, dove viene formata la figura del gastronomo, conoscitore, divulgatore, promotore dei prodotti, delle loro storie e del loro territorio.