06 Giugno 2016

Sviluppo, agricoltura familiare, sovranità alimentare e diritto dei popoli, si parla tanto di questi temi, ma chi sta in trincea per combatterli?

Lunedì 23 maggio scorso, l’Università di Scienze Gastronomiche ha ospitato un’importante conferenza riguardo ai temi dello sviluppo rurale e del ruolo dei giovani per aiutare attivamente le popolazioni dei paesi in via di sviluppo, argomenti attualissimi che non possono prescindere dalla formazione di un gastronomo.Carlo Petrini & Kanayo F. Nwanze

L’ospite d’onore, invitato da Carlo Petrini, era Kanayo F. Nwanze, presidente dell’International Fund for Agricultural Development (IFAD), agenzia specializzata delle Nazioni Unite, che si occupa di svariati progetti per combattere la fame nelle aree del mondo più disagiate, la povertà e la mancanza di un’agricoltura capace di sostenere queste popolazioni.

L’IFAD fu fondata nel 1977 e dal 2009 collabora con Slow Food; la loro collaborazione è volta soprattutto a sviluppare l’agricoltura di piccola scala e il sostentamento dei piccoli produttori, partecipando anche alla prossima edizione di Terra Madre Salone del Gusto.

Un tema che fin da subito è emerso, è quello della responsabilità sociale e, soprattutto, individuale. Il presidente ci ha esortato, infatti, a non lasciarci scoraggiare dall’immensità delle problematiche mondiali, che possono apparire impossibili da affrontare, ma di “sognare in grande e pensare in piccolo”, per combattere ogni giorno, rispetto alle nostre possibilità, le ingiustizie sociali.

L’IFAD persegue attualmente 226 progetti in 88 paesi, tutti focalizzati su piccoli produttori, raccoglitori, pastori e vittime dello sfruttamento delle terre.

Il punto cruciale dell’atteggiamento che persegue il presidente Nwanze, assieme a tutta l’associazione, è quello di agire allontanandosi il più possibile dall’idea di fare beneficienza, aiutando così solo dall’esterno gli individui.

La vera forza sta invece nell’immedesimarsi il più possibile nella cultura e nel pensiero di queste popolazioni, capendone i veri bisogni e mettendole nella condizione di poter sviluppare la propria economia di piccola scala, restituendo così la dignità ad ogni uomo.

ifad Nwanze ha ribadito l’estrema importanza della donna negli equilibri di un’economia rurale, “quando si investe su un uomo, si investe su un individuo, quando si investe su una donna, si investe su una comunità”, esortandoci così a capire l’importanza della sharing economy e della parità dei sessi.

Ci ha rivolto ancora molte parole di speranza e, soprattutto, di esortazione verso i giovani, unici custodi delle sorti dell’umanità e avvantaggiati dalla tecnologia digitale.

Il suo non è dunque un atteggiamento radicale, di ritorno ad un fantomatico passato idilliaco. È infatti critico nei confronti dell’idealizzazione delle vita campestre, “il ritorno alla terra è un’idea sicuramente lodevole, ma non basta, bisogna agire attivamente e localmente. Ricordatevi che anche il contadino con il più piccolo appezzamento di terreno vorrà fare business”.

Alla domanda dalla platea sul tema del land grabbing, ha risposto con una frase tanto dissacrante quanto vera, “la colpa è solo nostra, se qualcuno entra in casa altrui vuol dire che c’è un’altra persona che glielo ha permesso, molti paesi africani non sono consci dell’immensa ricchezza che sta sotto i loro piedi”.

Kanayo F. Nwanze conferenceIFAD però non è solo agricoltura, tutte le fasi del processo produttivo sono prese in considerazione e nel dibattito prende posizione anche nei confronti della carne. Oggi molti pensano che sia preferibile l’astensione da questo alimento, ma questo atteggiamento è figlio di una società industriale che ha trasformato una tipologia di produzione in una catastrofe ambientale.

L’atteggiamento corretto sta invece nel non sfruttamento intensivo degli allevamenti, così da causare il minor danno ambientale possibile. Il pastoralismo e la tradizione di piccoli allevamenti devono continuare ad esistere ed essere salvaguardati, facendoci aiutare anche dalle tecnologie, come il semplice utilizzo del metano derivante dalle emissioni per generare energia elettrica.

Aiutare comunità e popolazioni in difficoltà è un dovere sociale, dovere che Nwanze abbraccia da tutta la vita e dovere che nessuno dovrebbe mai dimenticare.

Il presidente ci ha lasciato dunque con moltissimi spunti di riflessione, problemi e soluzioni irrisolvibili dal singolo, affrontabili solo dalla coesione e dalla perseveranza di una collettività intera, che giorno dopo giorno deve inventare e applicare piccole ed efficaci soluzioni per migliorare la condizione di questi popoli.

Kanayo F. Nwanze

Ci ha ricordato infine di come il bene della vita sia accessibile a tutti, ma di come ogni azione parta dalla volontà del singolo. “La vita è come un fiume, non si ferma mai e tutti noi possiamo attingerne, tuttavia per bere dalla preziosa sorgente è necessario che ognuno, con le proprie gambe, raggiunga il fiume, nessuno lo può fare al posto suo”.

Sognare in grande, pensare in piccolo, non dimentichiamolo mai.