19 Giugno 2014
La fame dell’uomo, e in particolare la sua fame di abbondanza, di cuccagna, è stato il tema di un incontro prevalentemente di stampo antropologico, che ha visto partecipi diversi relatori: Massimo Montanari, Piercarlo Grimaldi, Vito Teti, Marino Niola, Ambrogio Artoni, Davide Porporato, Elisabetta Moro e il nostro Carlin Petrini. A prendere per primo la parola è Massimo Montanari. In qualità di storico, dopo un introduzione all’antropologia, vuole dimostrare attraverso la lettura di alcuni testi di epoche differenti, che descrivevano i diversi immaginari che l’uomo ha avuto nei secoli del Paese della Cuccagna, la stretta relazione tra gli ambiti storico e antropologico in materia di alimentazione. Attraverso i suddetti testi, egli riesce a far notare come si possano trovare in tali descrizioni letterarie elementi che forniscono un panorama storico, al quale si unisce anche il tema antropologico della “fame di abbondanza”. Se il concetto di fame rimane sempre lo stesso, spesso è l’oggetto del desiderio a cambiare, ed è esattamente tale oggetto a rappresentare il contributo storico all’antropologia.
Il rettore Grimaldi che definisce il paese di cuccagna più che un paese, un paesaggio, introduce un tema, quello dei cerimoniali tradizionali italiani che favorisce un approccio di stampo puramente antropologico al tema della fame di abbondanza. Lavorare su un’istituzione folclorica infatti vuol dire anche studiare il paese di Cuccagna, in cui la fame non è solo fame di cibo, ma anche appetito di benessere. Ed è proprio la fame e la paura che il popola ha di essa, la motivazione per cui il tema gastronomico è onnipresente nelle tradizioni popolari,
<<Se tagli la lingua non puoi ne mangiare ne parlare>>, dice Vito Teti, per sottolineare la relazione inscindibile fra linguaggio e gastronomia. Come ogni paese ha una sua lingua, ogni paese ha anche la propria cuccagna. Ciò non toglie però che nei diversi modelli di abbondanza ci possano essere elementi ricorrenti. Come fa notare Davide Porporato, il cappone, piatto della festa del mondo contadino è onnipresente nello scenario della cuccagna.
Ambrogio Artoni, antropologo della comunicazione presso l’università di Torino, attraverso una personale interpretazione mimata, piuttosto divertente di un lazzo della commedia dell’arte: “ La fame dello Zanni” raccontata da Dario Fo, fa notare come quest’ultimo invece descriva la fame in forma mitica e carnevalesca, come risulta esserlo nel paese della cuccagna.
A condurre la discussione in un contesto contemporaneo è Marino Niola, attraverso un viaggio nel panorama delle rinunce alimentari del nostro tempo, descrivendo una cucina “senza” in contrapposizione ad una cucina “con”. Oramai siamo quello che non mangiamo, dice Niola: << Il nostro vero nemico non è più la fame, ma l’abbondanza. Oggi giorno la dieta è diventata una religione senza Dio, in cui la fibra alimentare diventa fibra morale. Una religione in cui l’uomo viene pesato per il peso del corpo e non per quello dell’anima >>. Alla luce di questo discorso brillante e coinvolgente è possibile quindi dire che oggi, il nostro paese della cuccagna è quello dove l’uomo vive bene con il proprio corpo.
Elisabetta Moro, introduce in questa conversazione la presentazione del suo nuovo libro: “ La Dieta Mediterranea. Mito, storie e stile di vita” che effettua una ricostruzione storica delle dieta mediterranea e della nascita del suo mito a partire dagli anni ’50. La presentazione di questo libro si incanala perfettamente con il tema della cuccagna, perché l’idea di dieta mediterranea nasce proprio quando in America, la cuccagna era la quotidianità, con le sue relative controindicazioni per la salute delle persone. Proprio per questa precarietà del benessere fisico dovuto alla sovra alimentazione, la Moro ritiene che il nuovo desiderio di cuccagna coincida con il desiderio di abbondanza di longevità.
Il saluto di Petrini conclude questa interessante rassegna. Un saluto rivolto a noi studenti, in cui ci consegna il dovere di studiare e capire come i diversi popoli cercano di scongiurare la fame, dal momento che in tutto il mondo alla fame si risponde esorcizzandola.
Camilla Rostin