Domenica 2 dicembre, alle ore 11:45, il prof Nicola Perullo, direttore del Dottorato in Ecogastronomia, Formazione e Società e del Master of Gastronomy: Creativity, Ecology and Education, interviene al XLVI congresso dell’Associazione italiana di studi semiotici a Palermo, presso il Museo internazionale delle marionette.

Il docente Unisg presiederà una tavola rotonda “Perchè (non) una critica gastronomica?” a cui parteciperanno Marco Bolasco (Responsabile dell’area enogastronomica di Giunti e del sito Piattoforte.it) ed Edoardo Cervini (Alumno Unisg)

A seguire, alle ore 17.30, si terrà l’incontro “Politiche dell’atmosfera: l’estetizzazione olfattiva del vissuto aromatico sociale” a cura di Elena Mancioppi, dottoranda Unisg

 

Il convegno

La politica e il gusto, oggi, sembrano avere destini divergenti. Anzi, appaiono quasi in antitesi. L’una regno di un potere interessato sempre più a se stesso che non alla cosa pubblica, con pochissimo senso d’apprezzamento delle infinite nuances che, ciò nonostante, pervadono il mondo e la cultura sociale. L’altro racchiuso negli universi impermeabili dell’arte, da un lato, e della cucina, dall’altro, proteso dunque verso rigide forme di precoce istituzionalizzazione. Poi però, nella cultura mediatica, in rete e non, questi due universi di discorso si intrecciano e si confondono, senza mai sovrapporsi del tutto, e accanto e insieme alle politiche della natura, della cura, dell’intrattenimento, siamo immersi in politiche del gusto. La politica, soprattutto se declinata al plurale, va alla ricerca di un qualche criterio di distinzione e di giudizio, qual è, tradizionalmente, dato dal gusto; e quest’ultimo, se considerato nelle sue molteplici accezioni, sembra aver bisogno di più fini articolazioni di senso, di significazioni plurali entro mondi sperabilmente comuni.

La semiotica ha da sempre considerato la questione del gusto come un suo ambito rilevante di ricerca, oltrepassando la tradizionale problematica estetica del giudizio, per volgersi a quella più generalmente estesica, e fenomenologica, relativa al ruolo della sensibilità nel processo di costituzione degli effetti di senso. Viene così ridimensionata la tematica del bello e si afferma quella relativa alla capacità generale di apprezzamento delle forme, e del tipo di coinvolgimento del soggetto percipiente. Inoltre, emerge con chiarezza il carattere sociale del gusto, mostrando come l’apprezzamento sensibile risponda a dinamiche culturali che sovra-determinano i giudizi individuali, rendendo così spiegabili i fenomeni di apprezzamento collettivo nei confronti di certi tipi formali, trasversale a un’intera epoca o a momenti culturali specifici.

In questa prospettiva si ha un’estensione del dominio del gusto e delle politiche del gusto dagli ambiti ristretti delle belle arti e del bello naturale, all’insieme delle manifestazioni sensibili di una “cultura”. Manifestazioni che appariranno più o meno apprezzabili, in quanto più o meno conformi a modelli di gusto condivisi. Il mondo della cucina, della tavola e della commensalità rientra in gioco, qui, in tutta la sua prepotenza e impellenza.
In tal modo il giudizio di gusto si ritrova a esser capace di concorrere alla determinazione, in una certa misura, dell’insieme delle assiologie, dei sistemi di valore di una cultura in tutti i suoi ambiti: dall’alimentazione alle arti e alla scienza, fino ai modi del culto o a quelli di condurre i rapporti con l’Altro. Ed ecco emergere, di nuovo, la politica, come arte e tecnica del pensare e organizzare mondi comuni, con gusto e per il gusto. Si pensi, per esempio, agli attuali dibattiti circa il valore degli animali non umani, che da strumenti di lavoro o materia prima per l’alimentazione umana sono divenuti persone di famiglia, attori sociali da proteggere polemicamente e coccolare con forza. Inseriti nel nostro mondo comune, che ne è del loro gusto? e a scapito di chi o di che cosa?

Questo incontro di studi semiotici intorno alle politiche del gusto – contemporanee e no – intende discutere tutto ciò, mettendo alla prova le categorie e i modelli della attuale scienza della significazione, e dialogando sia con altri saperi (quali, ad esempio, l’estetica filosofica e la sociologia dei consumi, la teoria politica e la storiografia, l’antropologia e le scienze gastronomiche, la teoria dell’arte e le discipline agroalimentari) sia, direttamente, con alcuni attori – politici, cuochi, artisti, critici d’arte e di ristorazione – che direttamente operano nei rispettivi settori in questione.

Scopri di più >


La nostra offerta didattica…