14 Luglio 2023

Si è tenuta  nel pomeriggio di martedì 11 luglio la consueta cerimonia annuale per i Sostenitori delle Borse di Studio dell’Università di Scienze Gastronomiche.

Nell’Aula Magna dell’Università di Pollenzo, alla presenza del rettore Bartolomeo Biolatti, della prof.ssa Maria Giovanna Onorati delegata alla Solidarietà ed Inclusione e del presidente Carlo Petrini, il responsabile delle Relazione Esterne UNISG Gabriele Cena ha presentato i dati relativi all’anno accademico 2022-2023, introducendo quindi gli interventi dei relatori in programma.

In 19 anni di attività oltre 380 studenti, circa il 10% della popolazione studentesca totale a Pollenzo, hanno beneficiato delle Borse di Studio predisposte dall’Università di Scienze Gastronomiche: si tratta di studenti provenienti da 61 paesi.

Dalla sua nascita – nel 2004 - ad oggi l’UNISG ha investito 12,8 milioni di euro destinati alle borse di studio – di cui il 35% grazie al contributo di aziende, fondazioni, istituzioni e privati: oltre 80 sono i sostenitori.

Nell’anno accademico 2022-2023 sono in totale 53 giovani borsisti – sia italiani che internazionali –  appartenenti al corso di laurea triennale, a quello magistrale e ai master, che hanno beneficiato di sostegno allo studio.
Si tratta di 53 borse in totale, di cui 35 ad esonero totale della retta e 18 ad esonero parziale.
Sempre per l’a.a. 2022-23 sono 21 nazionalità rappresentate dai borsisti: Afghanistan, Brasile, Colombia, Cuba, Ecuador, Finlandia, Francia, Germania, India, Israele, Italia, Perù, Portogallo, Spagna, Stati Uniti, Sud Africa, Turchia, Ucraina, Uganda, Venezuela, Zimbabwe.

La cerimonia è stata aperta dal saluto e dall’intervento del rettore Bartolomeo Biolatti:
“Il tema dell’incontro odierno ha un valore altissimo, sia per la nostra università sia per la società in generale. Come sapete, molti giovani non hanno i mezzi per accedere all’istruzione superiore. La Costituzione garantisce la Scuola per tutti; mentre l’istruzione inferiore è obbligatoria e gratuita, i capaci e meritevoli hanno il diritto di accedere ai gradi più alti degli studi.
La nostra è un’università privata che vuole essere inclusiva e non esclusiva. Per noi l’uguaglianza delle opportunità educative non è solo il rispetto di un dettato costituzionale o di buona policy, ma è un investimento su persone capaci che potranno restituire con gli interessi quanto hanno ricevuto alla società, alle loro comunità e alle loro famiglie.
Le crisi socioeconomiche e la limitatezza delle risorse costringono molti giovani a rinunciare ai loro sogni accademici. Questo è uno spreco di talento e di potenziale che la società non si può permettere e grazie al vostro contributo circa il 10% dei nostri studenti ha gli studi garantiti dalle borse di studio. Gli studenti sono selezionati in base alla motivazione, al merito, alla provenienza geografica, non solo dal sud del mondo, ma anche dai paesi avanzati e dall’Italia. Questo vostro supporto è un segno di leadership illuminata che vi pone fra i protagonisti del cambiamento, per un futuro più equo, inclusivo e prospero”.

Ha preso quindi la parola Maria Giovanna Onorati, docente di Sociologia e delegata alla Solidarietà ed Inclusione: “Il diritto allo studio, in quanto garanzia di accesso equo e universale all’istruzione e presupposto per partecipare attivamente e con consapevolezza critica alla vita democratica, è uno dei compiti più importanti e più nobili che contraddistinguono le società democratiche.

Nel 1997 il sociologo francese Edgar Morin metteva profeticamente al centro dell’educazione del futuro quella che lui chiamava l’ecologia dell’azione educativa come parte imprescindibile di un’etica della responsabilità. Con ecologia dell’azione educativa intendeva quella sempre maggiore capacità di promuovere una conoscenza in grado di misurarsi con i rischi della crescente complessità e con il cronicizzarsi dell’incertezza. Nella sua visione, soprattutto il cronicizzarsi dell’incertezza avrebbe inferto un duro colpo alla capacità di promuovere un’educazione che si impegnasse non solo a professare l'uguaglianza di dignità e diritti di ciascun individuo, ma anche a creare le condizioni materiali di accessibilità ed esercizio di quei diritti.

A distanza di 26 anni, il 101enne Morin ha potuto constatare con i suoi occhi la lungimiranza dei suoi stessi pronostici, l’incertezza cronica è diventata crisi permanente. Il dizionario Collins ha dichiarato “permacrisi” la parola del 2022. La permacrisi, quel mix fatale di crisi climatica, crisi sanitaria, crisi delle materie prime, guerra, crisi energetica, inflazione, ha trasformato l’incertezza cronica che accompagna la complessità in un senso di insicurezza generalizzata e prolungata. La conseguenza più grave è stato l’acuirsi delle disuguaglianze.

Qualche dato della crisi in Italia: secondo il 31° Rapporto ISTAT appena presentato, sebbene il Pil sia in ripresa, con un aumento in media d’anno del 3,7%, ancora quasi 1 giovane su 2 tra i 18 e i 34 anni presenta un parametro di povertà.

Fattore particolarmente preoccupante, tra quelli evidenziati dall’ISTAT, è la trasmissione intergenerazionale della povertà, che in Italia è più intensa che nella maggior parte dei paesi dell’Unione europea, visto che quasi un terzo degli adulti tra i 25 e i 49 anni a rischio di povertà proviene da famiglie che versavano in condizioni economiche critiche.

Cresce particolarmente la povertà educativa: secondo il MUR nel 2022 l’Italia ha vissuto il record di abbandoni universitari: il 7,3% ha lasciato al primo anno di università, è il dato più alto degli ultimi 10 anni e ad oggi tra i giovani tra i 25/29 anni la percentuale di laureati è del 31.2%. Un dato che ci colloca al penultimo posto tra i paesi europei dove la media è del 41%.

Questi dati ci stanno presentando una vecchia storia, l’eterno ritorno di una crescita in ripresa senza sviluppo, che vuol dire nessun cambio di paradigma in atto, nessuna ecologia dell’azione a meno che non si lavori alacremente sul versante della sostenibilità sociale, dell’inclusione, del contrasto alle disuguaglianze che sono esse stesse parte della cultura dello spreco, non solo di risorse, ma di talento, uno spreco che produce scarti di umanità.

Quando si acuiscono le disuguaglianze sociali, la libertà di scelta educativa, fiore all’occhiello delle democrazie liberali, rischia di trasformarsi in quella che Piketty chiama la “favoletta meritocratica”, per cui l’accesso ad un’istruzione di qualità resta il privilegio di pochi invece che un diritto di molti.

Ed ecco, allora, che quando un’istituzione educativa di qualità che è anche un soggetto privato, come la nostra piccola Università di Pollenzo, in un momento difficile, continua a impegnarsi nel duplice sforzo di mantenere alta l’asticella della qualità in nome della libertà di scelta educativa, ma anche di aprire il più possibile il diritto di accesso a quel sapere di qualità, quando, cioè, si impegna a coniugare il valore della libertà con quello della solidarietà, sta compiendo uno sforzo enorme di ecologia dell’azione educativa.

L’università di Pollenzo, grazie a voi e al vostro sostegno, ha potuto continuare in questi anni di crisi, a destinare una parte consistente del fatturato dell’Università alle borse di studio.

E nel fare ciò, ha dato autentica concretezza all’ispirazione ecologica del manifesto culturale che la vedrà impegnata nei prossimi anni: il concreto impegno a contrastare (a ridurre) le disuguaglianze sociali che sono esse stesse fonti primarie di spreco di talento e scarti di umanità.

Ma passiamo ai fatti: sin dalla sua fondazione, l’Università di Pollenzo grazie al vostro contributo, ha stanziato borse di studio su tutti i corsi di studio attivi.

La comunità pollentina si è fatta mondo: insieme, Pollenzo e voi, siamo arrivati in 61 Paesi.

Oltre il 43% di questi studenti e studentesse borsisti provengono dall’Italia, e a seguire, vi cito solo le prime 10 nazionalità in ordine di numerosità dei beneficiari, l’8% dei beneficiari provengono dalla Germania, il 6% dal Kenya, il 3% da USA e Brasile, il 2% da Israele, Uganda, Messico, Colombia, l’1% da Cuba, ecc.

Questa mappa ci testimonia il miracolo di una piccola università che si sforza di essere comunità ecologica, inclusiva e multiculturale (come nell’SDG4), fatta di persone portatrici di storie uniche e diverse, a volte drammatiche, non possiamo dimenticare le due borse di studio in favore di due studentesse ucraine, che l’Università ha immediatamente stanziato all’indomani dello sventurato 24 febbraio 2022.

Di questo mondo di borsisti che si sono susseguiti a Pollenzo in questi 19 anni, il 55% sono donne, un dato importante, che soddisfa non solo l’SDG4 (un’educazione di qualità per tutti) ma anche l’SDG5 (gender equality). Stiamo contribuendo alla femminilizzazione di un settore professionale e un ambito produttivo, quello agroalimentare, soprattutto dal lato imprenditoria, ancora troppo a dominio maschile.

E infatti, di quei borsisti che si sono laureati a partire dal 2020, l’annus horribilis dell’inizio della permacrisi, il 63% lavora e, di questi, il 66% sono donne e nel settore marketing/comunicazione hanno raggiunto la parità occupazionale (e siamo all’SDG8).

Dunque, stiamo facendo bene, al pessimismo della ragione stiamo rispondendo con l’ottimismo di un’ecologia dell’azione educativa, che, come aveva visto bene Morin, non può che andare nella direzione della solidarietà e dell’equità.

Guardando questi dati, mi è tornato in mente un saggio critico di Virginia Woolf dal titolo “Tre ghinee”. Il breve saggio era una risposta alla richiesta, pervenuta all’autrice da un gentiluomo, di un parere su come contrastare l’avanzata dei fascismi in Europa e prevenire la guerra. Lei rispondeva suggerendo di allocare tre ghinee: ‘La prima ghinea sia impegnata per fornire alle donne un'istruzione eguale a quella degli uomini. La seconda ghinea sia impegnata per mettere le donne nelle condizioni di guadagnarsi da vivere da sole. La terza ghinea sia impegnata affinché quelle donne, istruite e autonome, possano associarsi liberamente ed esercitare la libertà di pensiero. Queste tre ghinee impediranno che venga fatto un altro investimento in armi’.

Purtroppo la guerra scoppiò e molte altre ne continuano a scoppiare, ma il messaggio vive ed è potente e quelle borse di studio che con i nostri sforzi sosteniamo, ci dimostrano di assomigliare molto a queste tre ghinee e, auspicabilmente, ci aiuteranno ad agire ecologicamente anche in tempi di crisi e a costruire un futuro di pace”.

L’intervento successivo è stato quello di Laura Capponi, oggi Technical Project Leader per il brand The Vegetarian Butcher in Olanda, che ha portato la sua testimonianza di ex studentessa e borsista UNISG.
“Ho iniziato il mio percorso di laurea triennale a Pollenzo nel 2011 con l'opportunità di una borsa di studio. Essere gastronomo va oltre allo studiare a tutto tondo il cibo, ma si tratta di avere un approccio olistico, sistemico, complesso. Diverso da un approccio specialistico che manca di una visione di insieme che è fondamentale per risolvere i problemi complessi di oggi.

Già 10 anni fa si iniziava a parlare dell'impatto del sistema alimentare sulla crisi climatica, come principale responsabile della produzione di gas serra. Il compito allora era sensibilizzare e attirare l'attenzione di governi, l'impresa e dei consumatori. Oggi il compito va oltre a promuovere la transizione ecologica,  è necessario definire una chiara strategia, un piano di azione, capire chi e come può spostare l'ago della bilancia.

Oltre alle azioni del singolo individuo, l'impresa alimentare ha un ruolo centrale.

Una volta laureata la mia missione, il mio scopo era quello di innovare per la sostenibilità ambientale.

A 10 anni dalla laurea in Scienze Gastronomiche oggi lavoro in Olanda, per The Vegetarian Butcher. Mi occupo della ricerca e sviluppo di prodotti innovativi a base vegetale che replicano la carne animale, per il mercato della ristorazione, GDO e grandi catene di fast food, distribuiti in 45 paesi nel mondo. Invento e implemento tecnologie nuove, rivoluzionarie, come strutturare le proteine vegetali per ricreare la texture, la succosità di un hamburger di manzo, ma anche il colore, l'odore, il sapore, la funzionalità della carne macinata, le fibre del pollo.

Oltre all'invenzione, da gastronoma ho imparato ad avere approccio olistico e guardare al valore totale del prodotto.
Pollenzo mi ha aiutato a sviluppare un forte senso di empatia per capire perché il consumatore sceglie certi prodotti, perchè funzionano, come raccontare i prodotti.
Inoltre, per quel che riguarda la nutrizione, mi ha aiutato a pensare come formulare i prodotti con un apporto nutrizionale al pari se non superiore a quello animale.

Così come a pensare all’accessibilità: i consumatori se lo possono permettere? E a creare partnerships con i fornitori e aumentare la resilienza della filiera.

Si pensi alle calamità dell'agricoltura nel periodo di crisi pandemica e geopolitica che stiamo vivendo, dove bisogna reagire, ma anche prevenire.

E quindi diminuire gli sprechi alimentari: nella trasformazione delle materie prime, in fabbrica ma anche garantendo una shelf life più lunga senza compromettere la qualità, per evitare sprechi nella logistica e nei consumi.

Pollenzo mi ha insegnato ad andare oltre all'invenzione, che è sempre individuale. È un'idea che si diffonde, e quando è utile, una comunità intera la fa propria. È lì che l’invenzione individuale crea innovazione, che è collettiva.

Queste piccole invenzioni in realtà su larga scala hanno un grande impatto e sono uno spunto per innovare collettivamente come imprese alimentari.
Guardando al futuro, la mia prossima sfida sono sicuramente tante altre invenzioni, soprattutto nel campo delle proteine alternative: come le micoproteine, che sono proteine dei funghi che si alimentano con gli scarti alimentari, o le alghe, che addirittura assorbono CO2.

E poi penso ai programmi di agricoltura rigenerativa su larga scala: la grande sfida adesso è la corsa a net-zero, la neutralità carbonica: pertanto servirà creatività, innovazione, ma anche la guida di chi come noi gastronomi ha un occhio critico, ha un senso di sfida allo status quo, passione per il cibo, ma anche un approccio espansivo, sistemico, non riduzionista.

E concluso sostenendo come l'opportunità di una borsa di studio a Pollenzo è la base per formare queste figure guida come la nostra e per riconvertire i sistemi alimentari e guidare l'industria per spostare l'ago della bilancia”.

Zeynep Kartel, studentessa e attuale borsista dalla Turchia, ha portato la sua testimonianza, rivolgendosi alla platea dei sostenitori: “Ho appena terminato il primo anno del corso triennale e con immensa gratitudine e profondo apprezzamento, desidero esprimere - a nome di tutti i borsisti che rappresento - i nostri più sentiti ringraziamenti a ogni persona, organizzazione e istituzione che ci offre l'opportunità di proseguire i nostri studi in una delle università più prestigiose del mondo e ci mantiene motivati e ispirati a crescere e imparare ogni giorno. Il vostro contributo è fondamentale per far esprimere il nostro pieno potenziale e dedicarci a questo ambito di studi. Siamo pienamente consapevoli che le borse di studio non sono solo aiuti finanziari; rappresentano una fiducia nel potenziale di noi studenti, un investimento nel nostro futuro, e hanno il potere di abbattere barriere e aprire porte che altrimenti sarebbero rimaste chiuse. Comprendiamo il significato di questi investimenti che ci incoraggiano a lottare per l'eccellenza, superare i nostri limiti e sfruttare al meglio le opportunità che ci vengono offerte. Il vostro impegno nel sostenere i nostri sogni e le nostre aspirazioni è uno dei messaggi più potenti secondo me; l'educazione è uno strumento di progresso e un dono che dovrebbe essere accessibile a tutti, indipendentemente dalla loro situazione economica. Il vostro supporto promuove una generazione di persone talentuose e appassionate che sono disposte operare per il cambiamento”.

Francesco Cappello, vice Presidente della FONDAZIONE CRC, ha  ricordato l’impegno della sua istituzione nel sostenere la formazione per  le giovani generazioni e pe il settore dell’agroalimentare:
“ Il tema della restituzione è esattamente quello che noi come fondazione CRC usiamo per descrivere l’azione delle fondazioni di origine bancaria: noi restituiamo al territorio qualcosa che arriva dal passato, ossia i proventi derivanti dalle gestioni finanziarie sul territorio di riferimento, attraverso un modello che si autosostiene, come anche noi sosteniamo il sistema degli atenei della Regione Piemonte. Con grande piacere sosteniamo l’UNISG perché è sul territorio e perché descrive una serie di tematiche che sono fondamentali per l’azione della nostra fondazione. Attraverso lo studio si possono creare figure specialiste che favoriscono lo sviluppo agroalimentare, centrale per il nostro territorio. Un altro tema per noi focale è quello dei talenti. Noi come Fondazione CRC cerchiamo di sostenere e agevolare la crescita dei talenti e questo fa parte di una logica che tutte le fondazioni bancarie hanno. Uso una metafora: ogni studente è come un seme che ha delle sue caratteristiche intrinseche, tuttavia per fruttificare ha bisogno di tanti elementi, come per il seme che necessita dell’intervento del contadino, del sole, dell’acqua e della cura. Questa metafora descrive al meglio quello che dobbiamo fare in una società inclusiva”.

Stefano Zanette, presidente Consorzio Tutela Prosecco Doc, ha illustrato le motivazioni dell’istituzione di una borsa di studio intitolata in memoria di Valerio Cescon, uno dei padri del Prosecco, scomparso nel settembre 2022, ricordando l’alto profilo di  questa figura ed evidenziando come ricerca e formazione costituiscano due pilastri fondamentali per lo sviluppo del sistema vitivinicolo del Prosecco: “La nascita di questa collaborazione con l’UNISG  è importante perché pensiamo sia doveroso lavorare nella ricerca e nella collaborazione con realtà che possano valutare quanto facciamo dal punto di vista scientifico. Cosa facciamo? Facciamo della tutela e abbiamo bisogno di qualcuno che ci dia una mano perché è una questione di rilevanza nazionale e internazionale. Quello che mi preme dire oggi sul tema della sostenibilità che è da sempre nelle mie corde, anche se sappiamo che il Prosecco è diventato una questione dibattuta nel panorama della viticoltura italiana, ma non è una viticoltura così diversa da altre fatte in Italia. La sfida sulla sostenibilità per noi deve essere a 360%, non solo dal punto di vista ambientale,  ma anche sociale e culturale e deve appartenere all’azienda e al consorzio. La borsa di studio in memoria di Valerio Cescon va in questa direzione: era un uomo della cooperazione, che aveva lungimiranza e intelligenza, pari a pochi, che ha operato senza mai esporsi, ma lavorando per il bene comune. Uno dei suoi modi di dire era quello che le cose funzionano sulle gambe delle persone. Perciò vogliamo dare la possibilità a dei giovani di crescere e di poter camminare nel mondo portando avanti il sapere”.

Daniel El Chami, responsabile Sustainability Research and Innovation Timac Agro Italia: ha voluto lasciare una riflessione profonda e filosofica ai borsisti UNISG e alla platea:
“Vi espongo due pensieri. Il primo è una domanda: vi siete chiesti perché siete qui?

Nella vita ci si chiede sempre perché io e non l’altro. Proviamo a fare questa domanda nel bene. Perché io ho vinto una borsa e non un altro candidato, perché io sono Innovation manager e non qualcun altro. Sono arrivato ad una conclusione: per un credente il perché viene dalla volontà del divino, perché è stato un dono di Dio.

Per i più semplici, si dice che è la fortuna, e per gli scienziati questo si chiama incertezza.

Un autore, Nissim Taleb ha scritto un libro dal titolo: ‘Il cigno nero. Come l'improbabile governa la nostra vita’ che spiega l’importanza dell’incertezza nella nostra vita. E questo è per dare un primo messaggio agli studenti. Non vi sto dicendo che non dovete studiare perché l’incertezza ci governa, ma dovete valorizzare questa fortuna e dare contenuto al posto in cui siete. Noi possiamo arrivare in posti che possiamo valorizzare.

Il secondo pensiero è che qui oggi siamo qui tra donatori e riceventi. Pensiamo alle borse di studio. Vi porto la mia esperienza nel mondo dell’accademia e vi darò qualche esempio.

Ci sono borse di studio del Ministero degli Esteri, finanziate in diversi paesi. Vi sono borse di studio su progetti di ricerca finanziati ed hanno un interesse tematico. Poi ci sono filantropi che istituiscono borse di studio. In tutti questi casi c’è sempre un interesse da seguire.
Vi è poi il rapporto Brundtland, un documento pubblicato nel 1987 dalla prima ministra della Norvegia, che ha definito un modello di sviluppo sostenibile. È un modello teorico che ha tra gli obiettivi quello di una educazione inclusiva. Questo ridà un’etica al dono. Se conoscete il poeta Khalil Gibran, quando parla del dono, dice che il dono più etico è quando si dà per il dono, non per interesse. Dare per dare. Questo obiettivo riporta questa etica dal dono, e disassocia gli interessi del donatore da chi riceve. Oggi non dò la borsa di studio come azienda perché ho interesse, ma faccio questa donazione per raggiungere obiettivo di sviluppo sostenibile.

Voi borsisti non dovete niente a nessuno, perché io dono per lo sviluppo sostenibile. Godetevi questo momento, ringraziate  l’incertezza e cercate di riempire il vostro posto nel mondo con la vostra”.

Alessandro Chittolina, Responsabile del Career Center UNISG, ha quindi presentato gli ultimi dati aggiornati rispetto all’inserimento lavorativo dei laureati UNISG e i settori merceologici maggiormente interessati.

Enzo Cazzullo, direttore della Banca d’Alba, ha affermato: “Come Banca d’Alba ci impegniamo nel sostenere progetti che valgono la pena. E come ha sottolineato il rettore Biolatti è fondamentale l’investimento sulle persone e limitare lo spreco di talenti e professionalità. La professoressa Onorati ci ha fatto veder la molteplicità dei luoghi di provenienza, e poi la parità di genere (con la componente femminile maggioritaria nei borsisti). Poi ho potuto constatare i risultati di quando viene coltivato il talento – come dimostrato dalla dottoressa Capponi. E ho trovato sorprendente la presentazione del responsabile del Career Center Alessandro Chittolina, con i dati sull’elevata percentuale di occupazione, e la diversificazione dei settori merceologici. Penso che una Banca come quella di Alba che fa del localismo e dell’aderenza al territorio fattori fondamentali non può non sostenere una eccellenza come l’UNISG che si fa veicolo di un'altra eccellenza che è il comparto agroalimentare. Tutti coloro che hanno la possibilità di restituire utili sul territorio, è bene che lo facciano. E a maggior ragione quando ci sono eccellenze”.

In chiusura della cerimonia l’intervento di Carlo Petrini: “In primo luogo voglio trasmettervi la nostra gratitudine per l’importante ausilio che date nel sostenere la nostra Università. Siete una grande rete di aziende che credono nella nostra realtà che sta per arrivare ai suoi 20 anni di vita, caratterizzandosi per aver tracciato il percorso per una nuova disciplina della gastronomia intesa come scienza sistemica e olistica. Siamo oggi un ateneo con una specificità unica, fatta di tante componenti, che porta a vivere questo momento di crisi con determinazione.

Il punto chiave oggi è la transizione ecologica: questa nostra università deve essere a disposizione delle aziende e delle istituzioni con i nostri studenti per essere attori del cambiamento. Oggi è il tempo della collaborazione, dell’ascolto e della condivisione. Non è più il tempo della competizione. Nessuno sottovaluti queste sfide”.

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