09 Luglio 2013
Festa della Birra, Sagra dello zucchino, Sagra del bufalo, Sagra del Fiazein, Sagra della focaccia al formaggi e delle trofie al pesto, Sagra degli agnolotti d'asino, Sagra dello gnocco… e così via fino a completare una lunga colonna all’interno della rubrica degli appuntamenti del giornale locale. È attraverso questa vertiginosa lista (cfr. Eco, 2010) di feste e sagre che si articola il tempo del calendario rituale (Grimaldi, 1993) estivo della provincia di Alessandria nei primi giorni di luglio: un paesaggio in cui comunità rurali od urbane si identificano con specifici prodotti agro-alimentari, tratti della tradizione locale, neo-invenzioni o prestiti dalle varie tonalità di esotico.
Il caso alessandrino è un esempio di un più ampio fenomeno culturale ed economico che caratterizza l’intero Paese, dall’estremo Nord alle isole mediterranee: una marcata diffusione che fa emergere la sagra enogastronomica come uno dei principali modelli di pratica festiva e forma di turismo territoriale italiano. Risultati di storie differenti, tutte queste manifestazioni condividono un comune tratto distinguente: l’intento promozionale di un territorio e della sua economia che si esprime attraverso l’identificazione dello stesso con prodotto enogastronomico, venduto, cucinato e servito durante la manifestazione.
Prendendo in considerazione questo aspetto delle sagre, questa nota antropologica vuole offrire un contributo nel tracciare un’archeologia (Foucault, 1994 [1969]) di queste pratiche festive, mettendo in evidenza il legame che lega le pratiche del presente all’esperienza della Festa dell’Uva, festa popolare inventata e promossa per oltre dieci anni dal Fascismo.
II
A dispetto di retoriche roboanti di autenticità e storicità che spesso descrivono le sagre del presente descrivendone origini remote, questa vocazione turistica ha una storia relativamente recente, radicata nelle esperienze del nostro Novecento. Seppure cibi speciali, magici, sacri abbiano scandito il tempo festivo sin dall’Antichità (Grimaldi, 2012), la strategia enogastronomica delle sagre affonda le sue origini al cambiamento di significato della campagna all’interno dell’immaginario collettivo europeo da luogo di arretratezza culturale ed economica, a luogo di radici, genuinità e valori: un cambiamento sviluppatosi nell’Ottocento, per diventare mainstream nei primi decenni del Novecento (Williams, 1973).
Espressione di questa trasformazione culturale, la storia delle sagre si lega a quelle politiche culturali portate avanti dal Fascismo, tra anni Venti e Trenta, che si espressero attraverso la trasformazione del calendario festivo della nazione e l’uso strumentale del folklore come elemento della retorica del Regime. Come messo in evidenza da Stefano Cavazza (1997), a partire dalla seconda metà degli anni Venti, il Fascismo si fece, infatti, promotore e sostenitore di una vasta serie di feste tematiche incentrate su specifiche produzioni agricole locali, quali le fragole, il frumento e l’uva che si dimostrarono positivi strumenti per il rilancio delle economie locali. Queste prime esperienze divennero la base di quella che appare la principale formalizzazione di questo modello festivo: la Festa dell’Uva.
Per dare una risposta alla crisi che l’economia vinicola italiana conobbe nel corso degli anni Venti, il Ministero dell’Agricoltura si fece promotore di quest’iniziativa nazionale, celebrata per la prima volta 28 settembre 1930. La giornata nazionale della Festa dell’Uva rappresentava un progetto di organico rilancio nazionale della vendita del prodotto vinicolo attraverso una fitta rete di appuntamenti festivi incentrati sull’uva ed il vino. Questi erano organizzati capillarmente sull’intero territorio nazionale, grazie all’azione di appositi comitati locali costituiti per obbligo di legge, sulla base di un modello rituale imposto centralmente. Questo prevedeva l’indizione di una gara “per miglior offerta di vendita d’uva” e l’allestimento di un corteo di persone abbigliate con vestiti contadini “tradizionali” e di carri allegorici rappresentanti temi legati alla viticoltura ed alla vita agreste. Questo modello festivo ebbe successo e si radicò in tutto il territorio nazionale tanto da sopravvivere alla Seconda Guerra Mondiale e alla conseguente ‘de-fascistizzazione’ dell’Italia post-bellica (Fontefrancesco, 2008) ed, in alcuni casi, continuando nel presente.
III
La Festa dell’Uva rappresenta un modello organico in cui la promozione di un’economia e di un territorio sono veicolati attraverso l’organizzazione di un evento festivo dalla chiara vocazione turistica in cui il prodotto enogastronomico rappresenta la risorsa fondamentale di sviluppo. Questa è la stessa strategia turistica che vediamo attiva nel presente. Seppure non voglia avanzare generali nessi causalistici dal sapore evoluzionistico che fanno della Festa dell’Uva l’origine unica delle moderne sagre, essa ha sicuramente rappresentato un patrimonio di esperienze e conoscenze, un esempio importante che ha contribuito al definirsi delle forme festive del presente nel paese e non solo (Fontefrancesco, 2008): un legame che spinge a studi più approfonditi sul ruolo, od i diversi ruoli, che il cibo speciale della festa ha nel rispondere a quelle domande di “altro ed altrove” (Aime, Papotti, 2012) che sono il motore del turismo e più in generale nella costruzione sociale del senso di territorio e comunità.
Riferimenti biografici
Aime, M., Papotti D. (2012). L'altro e l'altrove. Torino: Einaudi.
Cavazza, S. (1997). Piccole patrie. Feste popolari tra regione e nazione durante il Fascismo. Bologna: Il Mulino.
Eco, U. (2010). La vertigine della lista. Milano: Bompiani.
Fontefrancesco, M. F. (2008). Inventare la festa: la Sagra dell’Uva di Lu. Bollettino Atlante Linguistico Italiano, III, 169-186.
Foucault, M. (1994 [1969]). L'archeologia del sapere: una metodologia per la storia della cultura. Milano: Rizzoli.
Grimaldi, P. (1993). Il calendario rituale contadino : il tempo della festa e del lavoro fra tradizione e complessità sociale. Milano, Italia: FrancoAngeli.
Grimaldi, P. (2012). Il cibo rituale: forme e pratiche dell'alimentazione tradizionale. Palermo: Sellerio.
Williams, R. (1973). The country and the city. Nottingham: Spokesman.