08 Aprile 2016

A Pollenzo si studia il contenuto, ma anche il contenitore. Che cosa significa? Significa che se generalmente si pensa che all’Università di Scienze Gastronomiche si studi e si discetti di solo cibo, non è esatto. Il cibo necessita di essere contenuto, protetto, conservato e adeguatamente presentato in tutte le fasi della sua vita e quindi di avere un packaging adatto a questi scopi e che sia anche sostenibile. Proprio su questo tema è stato progettato un nuovo corso opzionale per gli studenti del triennio, “Percorsi Progettuali per food packaging sostenibili”, tenuto dal prof. Franco Fassio, affiancato dai dott. Alberto Tallone e Claudio Ramonda, con inizio ad aprile, e in collaborazione con l’Istituto Italiano Imballaggio.

Abbiamo parlato di imballaggi e sostenibilità con il dott. Marco Sachet, direttore dell’Istituto Italiano Imballaggio, associazione che raggruppa 330 soci, fornendo formazione, consulenza e informazione sulla scienza del packaging.

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Partiamo dai concetti fondamentali: il packaging o imballaggio è uno strumento che si abbina ad un contenuto, non esiste fine a se stesso” ha esordito Sachet. “Negli Stati Uniti esiste una scienza del packaging già da 50 anni. In quel paese, inoltre, ci sono almeno otto università dove si insegna questa disciplina, oltre a vari dipartimenti in diversi atenei dedicati a questo insegnamento. In Italia si sta lavorando in questa direzione e noi operiamo per una maggiore sensibilizzazione”.

Marco Sachet ci ha spiegato quindi gli obiettivi e le attività dell’associazione da lui diretta: “Lo scopo dell’Istituto è quello di essere il luogo in cui le donne e gli uomini che lavorano nelle aziende e si occupano di packaging possono confrontarsi e fare network, dove possono sviluppare le conoscenze  e applicare la tecnologia. Lavoriamo per i nostri associati, dialogando con chi, all’interno dell’azienda, si occupa di packaging”.

Inoltre l’Istituto ha una vasta esperienza nel campo della formazione: “Col programma “Packaging Education” promuoviamo ogni anno oltre 40 momenti di aggiornamento professionale dedicati a chi lavora con l’imballaggio. Abbiamo già curato docenze in numerose università, e abbiamo contribuito a far nascere un corso di Laurea triennale all’Università di Parma, corso che a seguito delle riforme universitarie purtroppo ora non esiste più nonostante quasi tutti i 130 laureati siano stati impiegati nel settore”.

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A Pollenzo – ha continuato Sachet – nelle 16 ore del corso cercheremo di far capire agli studenti quale sia il compito dell’imballaggio, il perché della sua esistenza, a che cosa serva e qualche dettaglio teorico. Vorremmo far capire agli studenti che l’imballaggio del settore alimentare è uno strumento necessario per rendere fruibile ogni tipo di cibo: occorre tenere presente che in molti paesi, proprio a causa della mancanza di imballaggi adeguati, molti alimenti non raggiungono i consumatori perché si deteriorano prima”.

Sachet ha inoltre una visione precisa sui punti di vista dell’opinione pubblica sugli imballaggi: “Spesso si parte vedendo solo un lato della medaglia del packaging. Sappiamo tutti che il packaging diventa un rifiuto molto velocemente. Per molti questo significa spreco. Allora, vorrebbero il prodotto alimentare senza il packaging! La visione unilaterale del guardare all’imballaggio come elemento di spreco, noi la rifiutiamo, in particolare nel mondo alimentare. In Italia 56 milioni di persone devono mangiare almeno tre volte al giorno, e la maggior parte di loro sono concentrate in centri abitati anche molto grandi. Come si fa per trasportare, conservare e far arrivare i cibi a queste persone? Ciò detto, gli imballaggi devono svolgere le loro funzioni in modo sempre più sostenibile. Nella progettazione degli imballaggi si deve tenere  conto di questa esigenza”.

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La legislazione è molto chiara in proposito – ha proseguito Sachet - gli imballaggi devono rispettare i requisiti ambientali. Devono perciò essere i più leggeri e i meno voluminosi possibile in relazione alla quantità di prodotto che contengono. Quando possibile devono essere riutilizzabili. Infine, quando hanno svolto il loro compito, devono essere o riciclabili o bruciabili con recupero energetico o diventare terriccio su cui vivano le piante. Ma l’imballaggio, o packaging spesso non è la parte del prodotto che ha più impatto sull’ambiente: spesso è il prodotto stesso, ovvero l’alimento”.

“Nella prospettiva della sostenibilità, l’imballaggio ha perciò dignità pari al contenuto, e stiamo  lavorando per capire quale sarà l’imballaggio del futuro per il prodotto alimentare”, ha concluso Sachet.