12 Febbraio 2016
Una natura addormentata sotto una coltre di brina, cullata da un vento freddo e pungente; questo il panorama che mi si presenta davanti una volta arrivata ad Arcè di Pescantina, una piccola frazione nel cuore del Veronese.
Oltre la strada pietrosa immersa nella campagna intrizzita un antico brolo, termine ormai in estinzione che nel dialetto padano-veneto indica un orto cinto da mura, dominato dall’originario casale risalente ai primi del ‘900 che si affaccia sui campi, a loro volta delimitati dal corso del fiume Adige.
In lontananza si scorge il rudere di un vecchio arco in pietra che sorreggeva un tempo una ruota idrovora in legno che aveva la funzione di incanalare l’acqua del fiume consentendo l’irrigazione dei campi, ruota diventata poi il simbolo dell’Azienda Agricola Biologica Fontana, una piccola realtà familiare che da tre generazioni produce confetture, marmellate, creme salate, succhi e mostarde con la frutta e la verdura che coltiva con cura e pazienza nei suoi appezzamenti.

Arrivata al cortile coperto di ghiaia in cui razzolano alcune galline e un paio di oche mi viene incontro, seguita da due cani scodinzolanti, Erica, il cui nonno iniziò quello che lei, dopo essere diventata architetto e aver svolto la professione per alcuni anni, ha deciso di continuare. Dopo avermi salutata mi invita ad entrare in casa, scusandosi degli addobbi natalizi ancora accatastati fuori dalla porta perché “fino alla Vigilia tra consegne e preparazione dei cesti natalizi non c’è tempo per altro”. Nella sua accogliente cucina, dove davanti ad un grande e rustico caminetto sonnecchiano due mici, mi presenta i suoi genitori i quali, pur essendo occupati nel sistemare alcuni barattoli che troneggiano nella sala, mi accolgono benevolmente e rispondono con gentilezza e interesse alle mie domande.
Quella della famiglia Fontana è una storia le cui radici iniziano ad attecchire un secolo fa; è una storia che prende vita grazie all’amore del nonno nei confronti dei suoi campi, dei suoi alberi da frutto e della sua terra; è una storia che ancora oggi vive e si tramanda grazie a questa passione trasmessa di generazione in generazione.
L’Azienda Agricola Fontana, certificata biologica dal ’95 grazie all’impegno e alla dedizione dello zio, fa uso di metodi di coltivazione sostenibile e utilizza esclusivamente prodotti di prima qualità, i quali vengono trasformati con procedure e macchinari che esaltano le caratteristiche proprie della materia prima. Ove possibile, in base alle peculiarità della frutta stessa, non vengono aggiunti zuccheri ma, al fine di aumentare la loro naturale concentrazione già presente nella polpa, il raccolto, prima di venire cotto in pentoloni ad induzione appositi, viene dolcemente appassito in un forno. Quando invece questa operazione non è praticabile viene preferito zucchero di canna biologico o sciroppo d’agave, al fine di ottenere delle conserve il più sane ed equilibrate possibile.
Per garantire prodotti che salvaguardino la biodiversità e non nuocciano all’ambiente un ruolo essenziale è detenuto poi, o in primis, dall’attesa. Attesa che implica pazienza, ossequio nei confronti dei tempi della natura, e si traduce in adattamento alle esigenze necessarie alla vita, alla sua lenta e salubre crescita. Proprio per questo tratto distintivo, tanto caro alla famiglia Fontana da farne il proprio motto, su tutte le etichette apposte manualmente dalla mamma di Erica attorno ad ogni singolo barattolo si legge una citazione di Riccardo Bacchelli che recita “l’agricoltura è l’arte di saper aspettare”. Questa massima, investita della stessa importanza
detenuta dagli ingredienti del contenuto del vasetto, conferisce al prodotto il suo giusto valore e si ha la consapevolezza, a quel punto, di tenere tra le mani non tanto qualcosa di fisico e tangibile ma quanto piuttosto qualcosa che va oltre la sua concretezza. In quei barattoli si cela una frazione di tempo, una piccola porzione di una fiaba grande come il mondo e dal mondo serbata che grazie alla convergenza di sudore umano e una natura propensa rende tutto questo possibile.
In cascina ogni stagione ha le proprie caratteristiche, i propri colori, i propri ritmi. L’inverno è indolente e bigio, nereggiano i profili nudi degli alberi; con marzo la campagna si cambia d’abito e con tinte nuove dà il via, timidamente, al miracolo che solenne esplode in maggio, con la crescita delle ciliegie, delle pesche, delle mele, delle pere e delle prugne; da novembre la natura dona giuggiole porri e radicchio per poi tornare, appagata dei propri sforzi, a riposare al ritmo del lento e imponente scorrere dell’Adige che, eterno, ne lambisce e protegge il suo latente risveglio.