21 Maggio 2015

Sul che?

Sul TTIP!

Ah sì! Il Transatlantic Trade and Investment Partnership

Bravo! E cos’è?

So soltanto che è un accordo economico fra gli Stati Uniti e l’Unione Europea, per abbattere tutte le barriere commerciali che ostacolano il libero scambio delle merci.

Esatto! Vogliono abbattere sia i dazi doganali, sia tutti i costi transattivi, cioè i costi che derivano da differenze nei regolamenti tecnici, negli standard applicati ai prodotti e nelle regole sanitarie.

E cosa c’è di male?

C’è di male che questi che i sostenitori del TTIP considerano come ostacoli al libero scambio sono, in realtà, le regole per la tutela dell’ambiente, della salute, dei consumatori e dei lavoratori. Quindi le grandi multinazionali li vogliono eliminare per ottenere maggiori profitti! E questo lo dice Joseph Stiglitz, Premio Nobel per l’economia nel 2001, non io!

Quindi c’è il rischio che questi standard di tutela si abbassino, anche per quanto riguarda il cibo?

Sì, perché gli standard europei e americani sono molto diversi: loro, per esempio, permettono un maggiore uso di pesticidi nelle coltivazioni e di antibiotici negli allevamenti. In più, nell’UE è obbligatorio segnalare in etichetta se un cibo contiene più dello 0,9% di OGM, mentre negli USA no.

La soluzione più auspicabile sarebbe sicuramente che ci fosse un adattamento generale agli standard più restrittivi, ma è molto più complicato perché non si può chiedere alle imprese americane di cambiare da un giorno all’altro. Quindi, la paura dell’abbassamento degli standard in materia di sicurezza, salute, ambiente e tutela dei consumatori è sicuramente fondata! Ma la Commissione Europea, in un documento informativo, scrive che non c’è questo rischio perché “i negoziati saranno trasparenti. La Commissione informerà regolarmente le parti interessate (ad esempio, imprese, sindacati e organizzazioni dei consumatori) e seguirà le consuete procedure di consultazione delle parti interessate in merito a qualsiasi eventuale modifica della regolamentazione”.

E questo non sta succedendo!

No, anzi. Stanno facendo tutto in gran segreto, senza consultare nessuno

Ma chi, Cecilia Malmström e Michael Froman? La Commissaria UE per il Commercio e il Rappresentante degli Stati Uniti per il Commercio?

Ma allora sei preparato!

Certo! Non voglio mica fare brutta figura con i tuoi venticinque lettori!

Spiritoso! Comunque sì, loro sono a capo del team che si sta occupando dei negoziati. E lei ha recentemente dichiarato che bisogna “intavolare una discussione aperta e franca sulla protezione degli investimenti e sull'ISDS nell'ambito della TTIP con i governi dell'UE, con il Parlamento europeo e con la società civile prima di varare qualsiasi raccomandazione politica in questo ambito”¹.

Cos’è l’ISDS?

È la clausola Investor-State Dispute Settlement, uno dei punti più controversi del TTIP. Infatti, grazie a questa, le multinazionali possono far causa agli Stati che hanno una legislazione che ostacola il commercio dei loro prodotti. Per esempio, se una multinazionale americana vuole esportare in Italia ciò che produce, ma in Italia c’è una legge per cui quel prodotto è considerato dannoso per la salute e non si può commerciare, la multinazionale può fare causa allo Stato italiano rivolgendosi ad una corte arbitrale. E questo lede l’autonomia e la sovranità degli Stati, che ci penseranno due volte, se questa clausola viene approvata, a fare leggi che vadano contro gli interessi delle multinazionali!

Insomma, tutti dalla parte delle grandi imprese e delle piccole chi se ne frega!

Sì, peccato che le piccole medie imprese in Italia siano il 99% delle aziende. E non saranno di certo loro a beneficiare dell’aumento dello 0,5% del PIL europeo, previsto dopo la ratifica del TTIP. In più, solo il 5% delle piccole e medie imprese esporta e, chi lo fa, esporta per oltre un quinto verso altri Paesi europei.

Va bene, sostanzialmente è una tragedia questo TTIP…

Ma no, qualcosa si può ancora fare! Il 18 aprile c’è stata la giornata di mobilitazione globale contro il TTIP, che ha raccolto nelle piazze del mondo migliaia di persone. E si può firmare la petizione del movimento Stop-TTIP, che è già stata firmata da 1,7 milioni di cittadini europei (di cui un milione tedeschi!), per chiedere all’Europa di interrompere le trattative (https://stop-ttip.org/firma/). E poi ci si può (e ci si deve!) informare, per essere sempre sul pezzo!

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¹http://europa.eu/rapid/press-release_IP-15-3201_it.htm