09 Giugno 2017

San Sosti, paese di circa duemilacinquecento anime in provincia di Cosenza, con i flussi migratori ha una certa dimestichezza. Nato sulla scia delle invasioni dei Saraceni, che vi si sono poi stanziati stabilmente, è stato popolato attorno alla metà del VX secolo da genti provenienti dall’Albania mentre, dalla metà del Novecento, ha visto molta della sua gente migrare in cerca di lavoro verso il nord della nostra Penisola.

Meta principale di questo spostamento fu Bra, che oggi conta tra i suoi abitanti circa mille calabresi, la maggior parte dei quali originari proprio di San Sosti, compreso Massimo Borrelli, il vicesindaco della città della Zizzola. Un sodalizio reso ufficiale col gemellaggio siglato nell’autunno di dieci anni fa - 29 settembre 2007 - che ha reso possibile la nascita dell’Associazione Sansostese a Bra e una sempre più stretta amicizia fatta di collaborazioni, eventi solidali, progetti in comune, scambi culturali, turistici, commerciali e visite reciproche.

Appuntamenti come la “Festa della Cinta” di San Sosti, l’immancabile pellegrinaggio che si tiene il primo maggio al Santuario della Madonna del Pettoruto, fondato sulle pendici del Monte Montea in epoca medievale e, nel corso dei secoli, ampliato fino alla sua ricostruzione dopo il terremoto del 1783 e da lì più volte ristrutturato. Questo è particolarmente frequentato nei giorni che vanno dall’1° all’8 settembre, quando in valle si tiene una fiera dedicata alla Madonna e a Bra si celebra la Novena e la Festa della Madonna dei Fiori.

Durante il Migranti Film Festival la comunità calabrese di San Sosti racconterà la propria storia di emigrazione e di integrazione durante la conferenza Migranti siamo noi: esperienze di migrazione italiana e di nuove migrazioni straniere in Italia. Radicamento sul territorio e identità in mutamento