Ricerca Accademica

PRIN

Cucina politica – Il linguaggio del cibo tra pratiche sociali e rappresentazioni ideologiche

La cucina sia pubblica e professionale che privata e domestica è un’“arte sociale”, che rivela il suo carattere politico in almeno due sensi: rispetto al problema del genere (storicamente, la cucina “alta” e professionale è maschile, la cucina “popolare” e domestica è femminile) e rispetto alle relazioni tra creatività e tradizione.

RESPONSABILE SCIENTIFICO: Nicola Perullo

ALTRI RICERCATORI UNISG COINVOLTI: Antonella Campanini

PARTNERSHIP: Università degli Studi di Bologna, Università degli Studi di Palermo

DURATA DEL PROGETTO: 36 mesi

BANDO DI FINANZIAMENTO: Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca – Progetto di Rilevante Interesse Nazionale Descrizione – PRIN 2015

 

Descrizione

Il cibo è una forma di linguaggio che carica l’atto nutrizionale di molteplici significati. Questo progetto intende analizzare la dimensione “politica” di questo linguaggio, in due sensi principali. Uno più generale: il cibo come segno di appartenenza a una comunità (l’essere e sentirsi cittadino di una “polis”). Uno più specifico: le azioni messe in opera dai pubblici poteri per gestire e definire il rapporto con i cittadini (o i sudditi).

Valorizzando le straordinarie potenzialità interdisciplinari del tema affrontato, il progetto riunisce specialisti di settori scientifici diversi, configurandosi in modo anomalo rispetto alla tradizionale prassi accademica; si muove infatti tra storia, antropologia, semiotica, filosofia e storia dell’arte con approcci diversi ma complementari.

La prospettiva storica prevede campioni d’indagine su una cronologia molto ampia. Montanari metterà a fuoco il valore del cibo come strumento di identità sociale e politica nell’Europa medievale. Campanini analizzerà la natura politica dei banchetti signorili di età moderna. Capuzzo studierà il ruolo della retorica alimentare nel definire, in regimi politici differenti, il rapporto tra Stato e cittadini nel periodo delle due guerre mondiali.

Anche l’approccio antropologico prevede ampie cronologie. Domenici studierà le pratiche e i discorsi alimentari come forme di espressione politica nell’America coloniale del XVI-XVII secolo, indagando come in una situazione di multiculturalismo conflittuale il cibo sia un lessico utile a esprimere volontà di dominio, resistenza e dialogo. D’Agostino riprenderà il tema del multiculturalismo nella società attuale, studiando il fenomeno delle migrazioni e il ruolo contraddittorio che in esse hanno il cibo e la cultura alimentare.

Il “linguaggio alimentare” sarà oggetto di analisi semiotica da parte di Marrone e Mangano in due direzioni: il lessico e la grammatica del cibo. Una metodologia di matrice strutturalista servirà ad analizzare “testi” di natura diversa (pubblicità, trasmissioni televisive, guide, ricettari, blog, film, ecc.) per comprendere come il cibo attivi il meccanismo linguistico rendendosi capace di una precisa azione politica.

L’approccio filosofico di Perullo interpreterà la cucina come “arte sociale”, muovendosi sul duplice asse della cucina pubblica/professionale e della cucina privata/domestica e mettendo in luce la natura politica della cucina come questione di genere (la cucina “alta” maschile, la “popolare” femminile).

Il ruolo delle immagini nella definizione e nell’utilizzo del “linguaggio del cibo” sarà oggetto di specifica attenzione da parte di Di Natale e Lollini. La presenza di storici dell’arte nel team di ricerca è prevista anche in funzione della mostra che renderà fruibile a un ampio pubblico i risultati della ricerca. Giovani studiosi affiancheranno i docenti in tutta l’attività di ricerca.