La Direttiva Europea relativa al dovere di diligenza delle imprese ai fini della sostenibilità spiegata in pillole
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Il 13 dicembre 2023, Consiglio e Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo sulla Direttiva relativa al dovere di diligenza delle imprese ai fini della sostenibilità. Il testo della direttiva delineato all’esito dei triloghi, i negoziati interistituzionali dell’Unione europea, contiene alcuni capisaldi che avranno effetti a lungo termine sulle policy d’impresa in materia di diritti umani e tutela dell’ambiente, sia a livello nazionale che globale.
Il contenuto della Direttiva poggia su alcuni strumenti internazionali che contengono le linee guida per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani e dell’ambiente da parte delle imprese: si tratta, in particolare, dei Principi Guida dell’ONU su Impresa e Diritti Umani (2011) e delle Linee Guida OCSE per le imprese multinazionali (2023).
L’adozione definitiva del testo così concordato tra Consiglio e Parlamento europeo è attesa nel mese di aprile.
Cosa cambierà?
in pillole:
- La Direttiva prevede l’obbligo per le imprese di dotarsi di strumenti atti a prevenire, mitigare, cessare e rimediare gli impatti negativi, reali e potenziali, sull’ambiente e sui diritti umani delle loro attività, tenendo conto dell’intera catena globale del valore (upstream e downstream), incluse le attività di subsidiaries e business partners.
- La Direttiva si applicherà alle imprese con sede nell’Unione europea che abbiano più di 500 dipendenti e un fatturato globale netto di 150 milioni di euro (nonché alle società con sede al di fuori dell’UE che abbiano un fatturato di 150 milioni di euro generato nell’Unione europea).
Fanno eccezione alcuni settori per cui gli obblighi saranno vigenti anche per imprese di dimensioni e fatturato inferiori al limite sopra descritto se operanti nel settore agricolo, che include la pesca, la trasformazione del cibo e il commercio di materie prime agricole, e nei settori tessile, estrattivo, costruzioni. Si applicheranno infatti alle imprese con più di 250 dipendenti e un fatturato di 40 milioni di euro, se almeno la metà generato in tali settori.
- Gli Stati membri dovranno prevedere l’obbligo per le imprese di condurre una due diligence in materia di diritti umani e ambiente basata sul rischio. A tal fine, le imprese dovranno identificare gli impatti negativi potenziali e reali della loro attività lungo tutta la catena del valore e prevedere policy aziendali e relativi processi dettagliati di prevenzione e mitigazione di tali impatti. La due diligence include altresì obblighi di comunicazione delle policy in atto, monitoraggio continuo della loro effettività e previsione di meccanismi di ricorso.
- Il testo include anche un obbligo per le grandi imprese di adoperarsi per la lotta al cambiamento climatico, adottando e realizzando piani di transizione che abbiano come scopo la mitigazione dell’impatto climatico della loro attività, in linea con il mantenimento del riscaldamento globale al di sotto di 1,5°.
- La direttiva prevede l’obbligo per gli Stati di introdurre nei rispettivi ordinamenti una responsabilità civile per le imprese, in modo da garantire l’accesso alla giustizia per le vittime di tali violazioni, che potranno agire anche attraverso sindacati e ONG.
- Le autorità nazionali potranno monitorare l’adeguamento delle imprese a tali obblighi e imporre sanzioni pecuniarie fino al 5% del fatturato complessivo.
- Il rispetto dei principi enucleati nella direttiva potrà anche essere utilizzato come criterio per attribuire contratti pubblici e concessioni (public procurement)
a cura di
Elena Corcione
Assegnista di ricerca in diritto internazionale, progetto NODES