E’ lei la miglior Sommelier per la guida di Identità Golose 2021, ex studentessa del Master in Wine Culture and Communication, la UNISG alumna Marta Passaseo. Congratulazioni Marta, raccontaci di te:

Marta Passaseo al Ristorante L’Imbuto, Lucca, foto di Lido Vannucchi

Come nasce la tua passione per il vino?
Nasce per caso, per gioco e per sostentamento. Fino all’università non sono stata appassionata di vino, trovandomi poi “costretta” a far la cameriera per necessità, mi sono immersa in questo favoloso mondo. Dovevo pur sapere cosa stavo versando da bere ai clienti! Ho iniziato così a degustare ed è scattata la scintilla.

Cosa ti ha portata a Pollenzo e come il Master ha arricchito il tuo percorso?
Durante gli anni trascorsi a Torino tra vari ristoranti ed enoteche, ho sentito il bisogno di accrescere le mie conoscenze vinose. Parlando con alcuni giovani clienti, ho scoperto che una magnifica Hogwarts del cibo e del vino era poco distante dalla città.

Spulciando sul sito, ho trovato quello che mi interessava: il master sulla cultura del vino italiano. Da lì il passo è stato breve e ad aprile (2017) ero di nuovo tra i banchi di scuola, e che scuola! Chiave di volta del corso, i numerosi viaggi in Italia e non alla scoperta di vino e di cibo, sotto l’attenta supervisione di Francesca (Banca del vino) e del Prof. Gravina (la persona più umana e umile che conosca, e non parlo solo della sua conoscenza in materia di vino).

Altro punto a favore del master (tranquilli, se dovessi parlare di Pollenzo e dell’Unisg avrei solo belle parole), i colloqui conoscitivi per gli stage. Sono sempre andata un po’ controcorrente quindi, invece di tuffarmi a capofitto in un’azienda di vino, ho scelto di andare da chi di vino e cibo, soprattutto, ne mastica tanto. Sono così finita a Lucca, da Anna Morelli caporedattrice della rivista Cook_inc., entrando a gamba tesa nella Cook_inc. Family.

Come vedi il futuro del vino (tra pandemia e digitalizzazione)?
Rosso, giallo, arancione, lo vedo di tutti i colori anche se il futuro del vino l’ho sempre immaginato come una sinergia tra produttore e consumatore. Bisogna sapersi evolvere per arrivare dove non siamo mai arrivati, forse perchè prima non ne abbiamo avuto bisogno. Ogni azienda e di conseguenza ogni distribuzione per essere raggiungibile dovrebbe permettere e permettersi di vendere il proprio vino on-line. Ma qui sto per entrare in un campo che non mi compete abbastanza. D’altronde, io mi occupo di sala ma mi sono dovuta adattare ai tempi che corrono. Quindi riformulo la mia risposta: adattamento è la giusta parola, adattarsi a tutti i cambiamenti non è semplice ma credo che sia vincente.

Sei aggettivi per descrivere il “Sommelier ideale”?
Morigerato… Sto scherzando! La “gente” della ristorazione è raro che lo sia ma allo stesso tempo ha (e deve avere) doti comuni ma molto pronunciate: empatia, passione, organizzazione, capacità di ascolto, carattere, umiltà e ogni tanto deve saper dire di no. Perché no, il cliente non ha sempre ragione.