21 Agosto 2015

Mangiare bere uomo donna: necessità della vita secondo un antico proverbio cinese da un lato, scopo della vita per Amy e Corrado dall'altro. Mangiare bere uomo donna è infatti il nome del loro ristorante nel mantovano, ispirato all'omonimo film di Ang Lee.

Amy: impeccabile accento mantovano e tratti somatici distintivi cinesi. Al primo nostro incontro rimango piacevolmente colpita dal suo parlare in un italiano cosí fluido e personale, totalmente imprevedibile al primo sguardo. Complimentandomi per questa sorprendente abilità Amy, mi impietrisce una volta ancora con la sua risposta: "Mentre ti parlo io non mi vedo cinese, ho i lineamenti simili ai tuoi in questo momento, non ho più gli occhi a mandorla quando parlo in italiano".
L'Italia è stata l'avventura che le ha cambiato la vita. Giornalista di viaggi e gastronomia ad Hong Kong per anni, ha deciso di frequentare un Master nel 2006 all'Università di Scienze Gastronomiche, dove ha capito che il gastronomo vero deve rispondere a 5 criteri: viaggiare ad assaggiare, conoscere la storia e gli ingredienti accuratamente, aver passione per la cucina ed soprattutto aver una mente aperta.

Corrado: mantovano giramondo, un passato strettamente legato al regno alimentare che lo ha portato a lavorare come Tutor all'Università di Scienze Gastronomiche. E' stato grazie a quest'opportunità che ha scoperto il cibo in ogni sua dimensione: la produzione, la commercializzazione ed il consumo. Ha inquadrato e messo a fuoco il concetto di qualità alimentare e di espressione territoriale. "Ci sono infiniti aspetti legati al cibo, ma di sicuro il più piacevole è rappresentato dall'atto conclusivo, il consumo".

Galeotta fu Colorno, sede dei Master agli albori dell'Università di Scienze Gastronomiche e patria dell'incontro tra i due, dove è scoccata la scintilla amorosa che ancora arde nei due cuori.

Amy & Corrado alle Tavole Accademiche UNISG

La storia, con sfumature fiabesche fin dalle prime battute, si caratterizza nel 2008 quando, a seguito della scomparsa dello zio Gilberto, "leggendario" professore di filosofia e amante della lettura, la zia di Corrado si ritrova ereditaria dell'enorme abitazione del defunto: 3 piani, di cui due inutilizzati da anni, abitati "soltanto" dai suoi tremila libri.
Nella vita ci sono treni chiamati occasioni, che passano una volta sola; Amy e Corrado hanno deciso di salire su quel treno. La passione per l’ospitalità, il cibo e il buon vino che da sempre scorrono nelle loro vene sono stati gli input che hanno fatto nascere la loro idea "rivoluzionaria": ristrutturare la casa per renderla un piccolo ed accogliente ristorante, gestito in totale autonomia valorizzando la tradizione mantovana, ma inserendo anche la cultura cinese, facendo convivere armoniosamente le due senza fusione alcuna.

Amy ha preso in mano pentole e coltelli senza mai aver mai frequentato corsi di cucina professionale, imparando con umiltà, sforzi e curiosità dai suoi familiari la cucina orientale e dalla nonna di Corrado quella mantovana. Avvicinarsi ed addentrarsi nella cucina popolare italiana è stato, ammette, faticoso; le chiavi del suo successo sono state l'assaggio ostinato dei piatti, gli infiniti tentativi di riprodurli e l'attenta osservazione della nonna di Corrado, Edda. E' lei la maestra della cucina mantovana che pazientemente ha guidato Amy nel percorso di avviamento alle pratiche delle massaie tradizionali della zona. Cappelletti e tagliatelle ora non hanno più segreti per lei.

Amy: "Quando impari devi sempre migliorare per far diventare una ricetta tua, anche se appartiene alla nonna, la grande maestra. Ho avuto bisogno di molto tempo, ma ora posso dire che i miei cappelletti sono meglio di quelli di alcune nonne!"

Corrado sorride all'affermazione di Amy, conferma e commenta: "Forse si sta italianizzando un po’ troppo; a volte la sento sconsigliare alcuni locali e definire i suoi cappelletti nettamente migliori di altri famosi, così come le vere nonne italiane adorano fare".

I tortelli di zucca, uno dei piatti preferiti di Corrado, sono un patto cruciale ed emblematico per Amy perchè distano miglia dalla sua concezione culinaria. "Il sapore della zucca cosí dolciastro mi confonde e non capisco se questo piatto è un primo o un dolce. Sono una passeggiata tecnicamente rispetto ai cappelletti, ma a livello di sapore per me rimangono uno scoglio durissimo. Imparare a cucinarli è stata una vera e propria battaglia, ancora non riesco bene ad apprezzarli".

Corrado trova la gastronomia cinese simile a quella italiana per le mille sfaccettature presenti in entrambe, che consentono di mangiare ogni giorno un’ampia varietà di piatti con ingredienti molti diversi. La differenza? "La cucina cinese ha ricette tradizionali che hanno però basi "fisse"; in Italia la ricetta di uno stesso piatto non varia solamente di regione in regione o di paese in paese, ma basta andare in fondo alla via per assaggiare cappelletti con un sapore completamente diverso!".

Amy in cucina

Impiantare la cucina cinese in un paesino come Suzzara (circa 20 mila abitanti in provincia di Mantova) ha comportato qualche difficoltà, seppur lieve e facilmente sormontabile.

Corrado: "La mentalità paesana è abbastanza chiusa e l'idea che una cinese arrivasse a cucinare piatti italiani e orientali era lontana anni luce dalla visione solita degli abitanti. Ma noi abbiamo seguito la nostra idea e nel 2010, seppur in piena crisi ed additati da amici ristoratori e non, come "totalmente fuori di senno", abbiamo aperto. Il nostro menù non vuole fondere le due culture, ma le vuol tenere ben distinte per valorizzarle entrambe ponendole sullo stesso piano. La gente ha iniziato a venire al nostro locale, inizialmente titubante poi sempre più spesso e volentieri, per apprezzare i piatti italiani tanto quanto quelli cinesi. Per la prima volta nella mia vita ho visto un settantenne mantovano mangiare pesce crudo con lo stesso piacere con cui mangia il cotechino".

Amy: "Le persone vengono e tornano perché sanno e, soprattutto percepiscono, con i loro palati che i piatti sono freschi, casalinghi ed intensamente curati. La sfoglia per gli involtini primavera la faccio ancora a mano ed allo stesso modo faccio la pasta fresca italiana. In Cina trovare ristoranti che preparano giornalmente la pasta sfoglia per gli involtini è un evento più unico che raro: la legge del consumo veloce ha portato alla distruzione della tradizione degli involtini a favore della comodità del prodotto surgelato. Richiede tantissimo tempo preparare quella sfoglia, sottilissima ed infinitamente delicata, e chi, per caso, ha assaggiato gli involtini in giro per il mondo prima di assaggiare i miei capisce la differenza al primo morso ed immancabilmente torna a gustare i miei involtini, quelli veri".Amy & Corrado, creazioni

La suddivisione del menù segue la teoria cinese, ovvero non vi è un divisione "all'italiana" per portate quali antipasto, primo, secondo, dolce, ma il cliente è libero interprete del pasto e può creare il suo ordine in libertà. Il menù è come un catalogo fatto di salumi, formaggi, pasta, carne, pesce, verdure, dessert, italiani e cinesi insieme, ed il compito del consumatore è di progettarsi il pasto seguendo solo il proprio gusto. Ogni combinazione è ammessa.

Gli ingredienti più comuni della cucina orientale sono di facile reperibilità a Mantova, le carni sono addirittura migliori e le verdure sono agevolmente adattabili. Sono le salse a creare problemi; in particolare la salsa di soia che in Italia è acquistabile solo di tipo industriale e che per ovviare a questo inconveniente Amy ha in progetto di iniziare a produrla in proprio. Apparentemente non è di difficile realizzazione, ma come il vino ha bisogno del giusto clima, di tanto tempo e attenzioni.

Purtroppo alcuni piatti della tradizione come la zuppa di serpente, specialità di Hong Kong, ed altri che prevedono una particolare cottura con il wok  non possono essere inseriti nel menù. Gli utensili a disposizione della cucina non sono adatti ad alcune preparazioni della cucina orientale; la struttura dei fuochi è all'italiana: non è provvista di fornelli con turbine molto potenti per creare grandi fiamme, specifiche per alcune cotture con il wok.

Amy non ha nessuna intenzione di trapiantare la sua idea ristorativa ad Hong Kong. Anche se le proposte di amici per l'apertura di un locale simile in Asia arrivano spesso, la sua risposta è  ancora negativa. Per mantenere i suoi standard dovrebbe lasciare Suzzara per esser presente in cucina e questo abbandono forzato è al 90% la causa del no. Dovrebbe poi lavorare 24 ore su 24 solo per pagare l'affitto, estremamente costoso nella metropoli. Per un piccolo ristorantino di 100 metri si arriverebbe a pagare circa mille euro al mese; un prezzo insensato soprattutto se si vuol far qualità: ciò vorrebbe dire far pagare prezzi spropositati ai clienti, lavorando costantemente. E tutto ciò non garantirebbe un ottimo risultato. Prezzo alto non è sinonimo di qualità.

Amy & Corrado, creazioni (2)

Molto spesso comunichiamo attraverso il cibo ed il cibo a sua volta comunica con noi. Esprimiamo i sentimenti non con le parole, ma con le pietanze, esaltando i sensi.

Corrado serba nel cuore il ricordo di una zuppa di polmoni assaggiata in Cina anni fa, nel descriverla senza conoscere nulla al riguardo, ma solo rivivendo la texture, prova nuovamente la sensazione eccezionale avuta in quell'unico assaggio che è valso una vita. Quello è per lui piacere.

Il cuore di Amy, invece, è diviso tra Corrado e le tagliatelle all'anatra, piatto a cui non può rinunciare se appare nel menù. Sarà per la consistenza, di quelle casalinghe in particolare, che le ricorda gli amati noodles o sarà per altri motivi ignoti, ma fatto sta che quando le vede (e le mangia) si scioglie. E vola in paradiso.

Amy e Corrado, due cuori innamorati l'uno dell'altro ed allo stesso modo innamorati del cibo con un impegno in comune: trasmettere le proprie emozione attraverso il cibo e cercare nel piacere degli altri la loro stessa soddisfazione.