Venerdì 6 dicembre ore 21

Teatro Sociale, piazza Vittorio Veneto 3 – Alba

Ingresso libero fino a esaurimento posti

Sul palco Massimo Gramellini, vice direttore de La Stampa e Carlo Petrini, presidente di Slow Food

 

«Il cibo potrà renderci liberi se tornerà a essere il nostro cibo, in tutti i modi esistenti e immaginabili, secondo le diverse culture e inclinazioni. Perché cibo è libertà».

Così, a quattro anni da Terra Madre. Come non farci mangiare dal cibo (Giunti – Slow Food Editore, 2009), Carlo Petrini riassume il suo ultimo libro dal titolo ambizioso: Cibo e libertà. Slow Food: storie di gastronomia per la liberazione.

 

La “gastronomia per la liberazione” che Petrini ha voluto già in copertina deve essere in prima linea nel movimento per il diritto al cibo, il diritto all’acqua e alla salvaguardia della biodiversità. «La nostra meta comune è la liberazione dai gioghi, l’uscita dalle gabbie più scandalose: le disuguaglianze, le oppressioni, gli scempi che si perpetrano sull’ambiente e sulle persone», afferma il fondatore e presidente internazionale di Slow Food.

 

Difendere la biodiversità, rafforzare la rete di Slow Food e Terra Madre, rendere le comunità africane protagoniste attive delle politiche del continente, combattere la fame nel mondo. La più vasta associazione mondiale impegnata nella scienza gastronomica esemplifica così i suoi prossimi obiettivi.

Un programma troppo ambizioso, una nuova utopia?

Parlando di “gastronomia per la liberazione”, Carlo Petrini non vola affatto troppo alto, al contrario tiene i piedi più che mai per terra: con i successi già raggiunti in molti luoghi del mondo, spesso fra i più colpiti dalla speculazione agroindustriale e dall’impoverimento, Slow Food e la rete di Terra Madre stanno influenzando anche le grandi agenzie della governance mondiale.

 

Un impegno che Petrini ripercorre attraverso le molte storie che valorizzano il lavoro dei piccoli contadini, le produzioni tradizionali, l’educazione alla qualità del cibo sotto la bandiera del “buono, pulito e giusto” e che sfocia nel programma della “gastronomia liberata”, lungo la strada necessaria per riconciliare gli esseri umani alla Terra e affrancarli dalla piaga della fame e dalla vergogna della malnutrizione.