Alumni Giulio Antonio Pagni, viticoltore italiano in Catalogna

Alumni Giulio A. Pagni, viticoltore italiano in Catalogna co-fondatore di Giulio & Gaia Viticultors dall 2021 dopo il lockdown.
Raccontaci in breve il tuo percorso che ti ha portato a Pollenzo per il Master in Food Communication
Il percorso che mi ha portato ad iscrivermi al Master in Food Culture, Communication and Marketing è quanto di più tortuoso ed arzigogolato possibile. Ho studiato economia e commercio ed ho lavorato 4 anni prima di rendermi conto che questo non era il mio percorso. In parallelo ho sempre avuto una grandissima passione per la gastronomia in generale e per il vino in particolare. Mia Nonna era una grandissima cuoca e sin da piccolo mi ha trasmesso la passione per cucinare e per la cura dei dettagli in cucina. Mio padre, oltre ad essere un gran bevitore di vini rossi toscani, mi ha fatto crescere a pane e vino. Mia madre invece mi ha insegnato l'importanza della qualità delle materie prime in cucina. La mia voglia di viaggiare e la ricerca di nuovi mondi enogastronomici, mercati, sapori, ricette e tradizione mi hanno convinto che non potevo circoscrivere la gastronomia a semplice passatempo. Ero molto frustrato da un punto di vista lavorativo ed allora decisi di mollare tutto e di iscrivermi all'UNISG per incanalare questa passione e per approfondire il mondo della gastronomia con l'approccio "buono, pulito e giusto" di Slow Food, che per me è l'unico approccio possibile in questo mondo.

La tua passione per il vino come nasce e cosa consigli a qualcuno che come te vorrebbe iniziare una sua produzione?
Come detto prima, sicuramente una grande responsabilità della mia passione per il vino viene da mio padre che da giovane, assieme a dei suoi cari amici, producevano in modo artigianale un vino rosso bevibile solamente un'annata su due. Questa sua esperienza mi ha sempre affascinato moltissimo.
E poi, come molti piemontesi, ho iniziato a bere vino da molto giovane grazie alla costante presenza del Moscato D'Asti a compleanni e feste varie.
Crescendo mi sono reso conto che il vino non era solo una questione per piemontesi, toscani e francesi ma bensì che apparteneva, seppur in modo diverso, alla storia ed alla cultura di tantissimi paesi e di milioni di persone. Ho iniziato a leggere qua e là testi semplici sul vino e soprattutto a bere molto.
Quanto più diventavo consapevole del contenuto del calice che avevo in mano, quanto più volevo continuare a conoscere ed a scoprire la storia e la tradizione dietro a quel bicchiere. Del vino infatti adoro la sensazione di avere a che fare con uno strumento intramontabile di socialità e giovialità che ti permette di conoscere gusti e storie e mondi ogni volta diversi. Dietro ad un bicchiere di Etna rosso puoi trovare la mineralità, il calore, note affumicate, il sole, e gli aromi tipici di Sicilia. Dietro ad un Riesling di Pfalz c'è una storia ed una cultura completamente diversa, un sorso e la sua incredibile freschezza ti porta immediatamente sulle sponde del Reno. Bevendo vini autentici e naturali si ha la possibilità di viaggiare ed entrare in contatto con mondi lontani e diversi... e sempre col sorriso sulle labbra grazie alla capacità unica del vino di portare sempre il buonumore in tavola.
Poi in realtà la vera domanda è: ma come si fa a non appassionarsi al mondo del vino?!
Di consigli per chi vuole iniziare una nuova attività legata alla produzione di vino invece mi sento di dire due cose semplici: studiare molto -dal lavoro in vigna a quello in cantina, alla parte di degustazione, e di storia e geografia del vino- e di iniziare a fare esperienze in cantine diverse (magari in paesi diversi) il prima possibile per non arrivare tardi ad avere le competenze giuste per produrre un proprio vino.

Che valori ti ha trasmesso UNISG e come arricchiscono il tuo lavoro quotidiano?
L'UNISG mi ha sicuramente trasmesso, come dicevo prima la visone del "buono, pulito e giusto", che ribadisco essere l'unico approccio possibile. E poi mi ha permesso di studiare ed approfondire conoscenze e competenze di gastronomia su tantissimi prodotti diversi: dal vino al caffè, passando per formaggi ed olio d'oliva e tanti altri. Avere una cultura enogastronomica e non solo a 360 gradi ti arricchisce nella tua vita quotidiana e sicuramente ti aiuta a migliorare il frutto del tuo lavoro.
Nel mio lavoro quotidiano mi ha aiutato nel capire l'importanza della storia e della tradizione dei diversi vini, come rispettarli aggiungendo qualcosa di personale per cercare di offrire un prodotto unico. Al tempo stesso mi ha insegnato l'importanza della ricerca della qualità sempre e comunque e la voglia di non essere mai sazi di imparare cose nuove. Aspetto che nel mondo del vino diventa ancora più piacevole perché significa provare sempre vini nuovi e diversi.
Il vino è forse uno dei prodotti a cui viene più associato il concetto di 'tradizionale'. Che sfide hai dovuto affrontare creando una nuova realtà vitivinicola?
Per quanto riguarda questa domanda, prima di rispondere, ci tengo a specificare che siamo solo alla prima annata e che non è ancora la nostra attività principale. La mia ragazza, Gaia, ed io infatti, continuiamo ad avere un altro lavoro per poterci mantenere. Ma l'obiettivo finale è quello di dedicarci interamente alla cantina ed al vino quando questo sarà possibile.
Il "tradizionale" per noi è fondamentale. Ma è al tempo stesso un piccolo ostacolo per noi italiani viticoltori in Catalogna. All'inizio è stato difficile riuscire a trovare una vigna da lavorare senza l'intercessione di un altro produttore catalano della zona. A poco a poco stiamo riuscendo, grazie al lavoro ed all'impegno, a conquistarci la fiducia di vignerons e agricoltori locali e questo è per noi motivo di grande orgoglio. Il fatto che parliamo catalano ci ha sicuramente aiutato molto.
Però quando dicevo che per noi essere tradizionali è fondamentale, mi riferisco al fatto che, per il momento, coltiviamo solamente Xarel.lo, un vitigno autoctono del Penedes ed elaboriamo vini "brisat", macerati sulle bucce come si usava fare qua tantissimi anni fa, e ne affiniamo uno in botti di castagno, molto tipiche nella regione e più diffuse del rovere francese o americano d'importazione...
E per noi la ricca tradizione vinicola e gastronomica catalana è stata cruciale nel scegliere di installarci in questa meravigliosa terra di cui ci siamo innamorati e di cui condividiamo i valori, soprattutto quelli di apertura e di integrazione.
