Approfondimenti

Esplorando la Tanzania attraverso gli occhi di una gastronoma: un viaggio nell’agroecologia femminista

Quando ho iniziato il Master in Agroecology and Food Sovereignty nel 2020, ho immediatamente capito che la comunità di professorə e compagnə di classe sarebbe stata uno degli aspetti più arricchenti del programma. Ricordo ancora la gioia e l’emozione di quelle prime tre settimane, nel sentirmi connessa a un gruppo così vivace e variegato. Poi è arrivata la seconda ondata di COVID-19, e ho avvertito un senso profondo di perdita, come se mi fosse stata strappata l’opportunità di intrecciare legami autentici e duraturi, quelli che solo l’incontro umano può nutrire e far crescere. Nonostante ciò, ci siamo resə conto che le vere connessioni possono superare le distanze, ed è stata questa consapevolezza a portarmi in uno dei viaggi più incredibili della mia vita: una visita a cari amici in Tanzania, che si è trasformata in una profonda esplorazione dell’agroecologia, del femminismo e della forza della comunità.

Ritrovare Reguli ad Arusha è stata una gioia pura dopo quasi tre anni di separazione. Reguli, il coordinatore di Slow Food Tanzania e responsabile dell’agroecologia presso il WWF, è stato una costante fonte di ispirazione durante i nostri studi. Abbiamo discusso molto sulla mia passione di collegare nutrizione, agroecologia e giustizia sociale—non è stata quindi una sorpresa scoprire la sua scelta di portarmi a visitare due comunità di Slow Food che incarnano perfettamente questi valori interconnessi.

 

Helene e il progetto TRMEGA: Una rivoluzione agroecologica femminista

Ad Arusha, Reguli mi ha presentato Helene, la fondatrice di un progetto trasformativo a sostegno delle donne affette da AIDS. Quando siamo arrivati, Helene ci ha accolti calorosamente nell’orto dimostrativo, cuore del progetto, offrendoci prodotti locali e tè fatto con le sue erbe medicinali. La sua gentilezza era evidente ancora prima che parlasse, ma è stata la sua storia a catturare davvero il mio cuore.

L’iniziativa di Helene si prefigge di dare potere e opportunità alle donne che vivono con l’AIDS, spesso isolate e private delle cure necessarie, insegnando loro a coltivare il proprio cibo e le erbe medicinali. Molte di queste donne arrivano al progetto senza speranza, devastate dalla loro malattia. Attraverso il progetto TRMEGA, Helene e il suo team insegnano loro a coltivare utilizzando metodi agroecologici, sia in piccoli appezzamenti che in contesti urbani, senza bisogno di investire in semi, poiché questi sono forniti dal progetto. Il giardino non è solo un luogo di apprendimento; è uno spazio di guarigione. Le donne riacquistano forza, sia fisica che mentale, e sviluppano nuove competenze che possono essere la base di piccole attività commerciali, potendo iniziare a vendere i prodotti che producono in eccesso rispetto ai loro fabbisogni. Helene ha condiviso innumerevoli storie di famiglie che sono state salvate dall’agroecologia, sottolineando come essa rappresenti un percorso di vita per coloro che ne hanno più bisogno. La sua compassione, unita a una forza formidabile, mi ha profondamente ispirata.

 

Femminismo e Agroecologia: Una lotta condivisa

Un tema centrale del Master che ho seguito è la sovranità alimentare, ovvero il principio che le comunità dovrebbero avere l’autorità di gestire i propri sistemi alimentari, con l’agroecologia che gioca un ruolo fondamentale. Questo modello è radicato nella saggezza tradizionale, la quale dà priorità alla biodiversità e integra aspetti sociali e ambientali nella produzione alimentare. Sebbene la giustizia sociale sia un elemento fondamentale della sovranità alimentare, spesso si dà per scontato che l’uguaglianza di genere sia intrinsecamente inclusa in questo quadro, implicando che l’agroecologia sia naturalmente allineata con gli ideali femministi.

In realtà, la situazione è più complessa. Senza un’attenzione voluta alle questioni di genere, c’è il pericolo che l’agroecologia e la sovranità alimentare possano involontariamente rafforzare le disparità esistenti. I contributi delle donne all’agricoltura e alla produzione alimentare sono spesso sottovalutati, con i loro ruoli considerati secondari piuttosto che essenziali per il movimento agroecologico. Anche quando le donne vengono riconosciute come protagoniste essenziali per la transizione agroecologica, ciò può portare a maggiori responsabilità, sollevando preoccupazioni critiche sulla distribuzione dei compiti domestici e lavorativi. La sfida sta nel garantire che, mentre promuoviamo l’agroecologia, affrontiamo e smantelliamo anche i sistemi patriarcali all’interno del sistema alimentare, riconoscendo e supportando pienamente le donne come leader e innovatrici in questo movimento.

 

Empowering Women Farmers: L’Associazione Umangu

La seconda comunità che abbiamo visitato è stata una cooperativa di donne contadine che hanno deciso di emanciparsi attraverso l’apprendimento peer-to-peer in agroecologia (Umoja wa Maendeleo Ngurdoto significa “donne insieme per lo sviluppo di Ngurdoto” nella lingua locale). Le agricoltrici di questa comunità hanno iniziato a incontrarsi per supportarsi a vicenda, cercando di accrescere l’autonomia per se stesse e per lə loro figlə. Il loro orto dimostrativo è un luogo in cui imparano insieme, coltivando varietà locali utilizzando metodi agroecologici. La cooperativa funge anche da asilo, offrendo istruzione allə loro bambinə vicino a casa, risparmiando loro lunghe e faticose camminate verso scuole in paesi lontani. Durante la nostra conversazione, mi hanno raccontato che, adottando pratiche agroecologiche per coltivare il loro cibo, sono ora in grado di risparmiare abbastanza denaro da poter assumere un insegnante per il loro asilo, garantendo così ai loro figli l’accesso all’educazione.

Condividendo un pasto con queste donne incredibili, fatto interamente con i loro prodotti, mi sono sentita profondamente grata e ispirata. La loro ospitalità, forza e impegno nel costruire un futuro migliore per se stesse e per le loro comunità incarnano il vero spirito dell’agroecologia femminista.

Quando il mio soggiorno in Tanzania stava per concludersi, mi sono resa conto che questo viaggio è stato una lezione profonda sul ruolo vitale che le donne svolgono nel creare un sistema alimentare giusto e sostenibile. Le storie di Helene e della cooperativa sono un testamento di come l’agroecologia femminista vada oltre le semplici pratiche agricole—si tratta di coltivare spazi in cui le donne possono guarire, crescere e prendere il comando. La profonda resilienza e forza all’interno di queste comunità ha confermato il legame inseparabile tra femminismo e agroecologia—una connessione che continuerà a ispirarmi e guidarmi ancora a lungo dopo questo viaggio.

 

 The path to feminist agroecology Farming Matters. -Soler Montiel, M., Rivera-Ferre, M., & García Roces, I. (2020). 

 

Lascia un commento