20 August 2025
La tesi affronta il tema del gusto dolce, proponendo un’indagine filosofica che si sviluppa, al tempo stesso, attraverso un approccio transdisciplinare, capace di esplorarne le dimensioni scientifiche, estetiche e culturali. Tradizionalmente relegato a mera conclusione conviviale, il dolce viene qui assunto non come epilogo, ma come incipit di una riflessione che mira a restituirgli una dignità teorica più ampia e a rivalutare un’esperienza troppo spesso semplificata, eppure profondamente intrecciata all’esistenza umana.
L’obiettivo dell’elaborato è proporre una rilettura del gusto dolce come fenomeno complesso, polisemico e stratificato, capace di veicolare significati molteplici: corporei, emotivi, artistici, simbolici e spirituali.
L’analisi si fonda su un’ampia selezione di fonti scientifiche, filosofiche e letterarie, integrate da casi studio e osservazioni personali. L’approccio adottato è olistico e relazionale, e intreccia discipline quali la chimica, le neuroscienze, l’antropologia, la storia dell’alimentazione, la filosofia, la semiotica e l’estetica. La metodologia comprende la consultazione di database accademici (EBSCO, JSTOR, Google Scholar), testi specialistici e contributi critici, con particolare attenzione al recente campo dell’estetica del gusto e alle teorie della simbolizzazione alimentare. L’elaborato si articola in tre capitoli. Il primo esamina le basi fisiologiche e neuropsicologiche della percezione del gusto dolce, illustrando il ruolo dei recettori gustativi (TAS1R2/TAS1R3, GLUT, SGLT1), i meccanismi neurofisiologici e le implicazioni emotive e relazionali connesse alla dolcezza. Viene messa in evidenza la compresenza e l’interdipendenza di fattori biologici e culturali nell’esperienza gustativa dolce. Da qui prende forma l’interrogativo filosofico: può l’esperienza dolce esaurirsi nella dimensione neurobiologica o esiste un’eccedenza sensibile e culturale?
Il secondo capitolo indaga il dolce come artefatto estetico, muovendosi sul confine tra dessert e opera d’arte. Si analizza l’evoluzione storica dello stesso, il suo rapporto con le arti figurative e il processo di estetizzazione, con un focus sulla pasticceria contemporanea e sul lavoro di Cédric Grolet, esponente di un’estetizzazione visiva che rischia, talvolta, di sovrapporsi all’esperienza gustativa, fagocitandola nella pura immagine.
Il terzo e ultimo capitolo esplora il valore simbolico e rituale del dolce, approfondendo il suo ruolo nelle festività popolari, nei riti di passaggio e nella costruzione dell’identità, con particolare attenzione alla pasticceria siciliana e conventuale. In queste pratiche, il dolce emerge come medium culturale, dispositivo rituale e strumento di espressione estetica, capace di articolare desiderio, memoria, spiritualità e appartenenza.
In conclusione, la tesi evidenzia come il gusto dolce possa essere interpretato non solo come esperienza sensoriale o piacere edonico, ma come un artefatto estetico e un medium simbolico, capace di articolare significati culturali, relazionali e spirituali. Superando una visione riduttiva, il dolce viene qui restituito alla riflessione filosofica come fenomeno complesso e teoricamente rilevante, in grado di stimolare nuove prospettive di ricerca e favorire un dialogo interdisciplinare nel campo delle scienze umane e dell’estetica del gusto.