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La Cina e il vino italiano: ecco il sogno di Roberta…

Che cosa ci fa una laureata in lingua cinese, specializzata in economia e storia dei paesi dell’Estremo Oriente, in una prestigiosa cantina di Langa?

Roberta Picco, 30 anni da Saluzzo, ha deciso di collegare le sue due grandi passioni, il vino e la cultura orientale, e per capire e mettere in pratica questo ha percorso molti chilometri e trascorso anni in Cina, per poi approdare al Master in Cultura del Vino Italiano a Pollenzo.

“Ho studiato Lingue orientali a Venezia, quindi ho proseguito con una laurea magistrale in economia e storia della Cina. La Cina è sempre stata il mio sogno e terminati gli studi sono partita e vi sono rimasta circa due anni, curando i rapporti per aziende italiane in loco. Non mi sono fermata, però, e rientrata in Italia ho lavorato a Genova nel settore dell’import-export” ci racconta Roberta, nella pausa pranzo del suo tirocinio presso Gaja a Barbaresco.

Il vino, però rimane un chiodo fisso per Roberta, e quindi la sua esperienza nel campo enologico continua: lei vuole saperne di più, inizia a studiare, a praticare il mondo del vino, sia per lavoro che per curiosità. In particolare utilizza le sue competenze linguistiche collaborando con alcune aziende vinicole.

“La mia idea è sempre stata quella di coniugare la Cina con il vino italiano. Ho quindi lavorato principalmente come interprete presso cantine in Langa, cercando di approfondire la mia conoscenza dei vini. Durante i miei soggiorni in Cina ho potuto capire che, ancora per molti, il vino rappresenta uno status symbol, qualcosa per ricchi. Con il passare del tempo però, il consumo di vino si sta allargando non solo nelle città principali, ma anche in quelle cosiddette di seconda fascia, che sono comunque sempre delle metropoli enormi: si tratta quindi di un settore emergente che ha un grande futuro – continua Roberta.

“Dunque ormai nuovamente stabilitami in Italia mi sono attivata per trovare una formazione adeguata: da anni seguivo l’attività dell’Università di Pollenzo: due anni fa ho partecipato ad una Giornata Aperta, ma il Master non era ancora partito. Sono rimasta in contatto con l’UNISG e quando ho scoperto che il corso era stato attivato, mi sono iscritta”.

roberta picco unisg

Roberta modestamente ammette di non aver ancora imparato tutto sul vino: “Il mondo del vino è molto variegato, c’è sempre da imparare e in un anno non si può apprendere tutto. Però il Master è una buona base dalla quale partire per ampliare le proprie conoscenze. Gli insegnamenti e i professori del Master mi soddisfano, certo come ogni corso appena nato ci sono stati alcuni problemi, ma nel complesso mi sto trovando bene”.

Le chiediamo del tirocinio, in uno dei santuari del vino italiano: Gaja, a Barbaresco.

“Mi occupo delle visite in cantina, che avvengono su prenotazione. La visita presso Gaja è un momento di grande formazione, per me è una sfida perché mi sto impegnando al massimo per essere all’altezza. Inoltre essere qui è una straordinaria opportunità di crescita per me: sto imparando moltissimo ogni giorno”.

Ci viene spontaneo chiederle se ha già fatto visite in cinese. “Non ancora – risponde Roberta – ad oggi effettuo le visite in inglese. La Cina rimane però sempre nei miei obiettivi. Oggi purtroppo è ancora la Francia che gioca un ruolo principale sul mercato cinese: se pensano al vino, i cinesi pensano a quello francese. Vorrei provare a cambiare questa abitudine: mi piacerebbe che in Cina il binomio vino e Italia fosse vincente”.

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