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Vinnatur e vino naturale. Un’occasione persa per un ritorno al passato?

Buffi cilindri, bretelle sgargianti, papillon scozzesi, brillantine, lacca ed acconciature anni Venti: il mondo della moda nel XXI secolo, ormai sempre più in fermento, si ispira al passato. Si può azzardare ad affermare lo stesso per il vino naturale e biodinamico? Ai primordi della storia del genere umano, durante quel periodo storico chiamato Neolitico, il vino venne “scoperto” per caso: si ritiene, infatti, che tra l’odierna Turchia ed il Mar Caspio alcuni uomini notarono come l’uva che avevano posto a conservare in alcuni recipienti avesse cambiato aspetto, odore e… sapore! Inoltre, sin da subito si notarono gli effetti assai particolari che venivano associati al consumo di questa magica e misteriosa bevanda. La prima fermentazione naturale della storia!

Nonostante non esista dal punto di vista normativo e legislativo la definizione per “vino naturale”, i produttori, i consumatori e i seguaci di questa metodologia di produzione, mettendo al primo posto l’importanza del terroir, non facendo uso di pratiche e prodotti di sintesi, inconsapevolmente o meno, guardano come esempio il nostro passato. Il tutto per favorire la zona e la tipicità di produzione.

Al giorno d’oggi, quindi, si può affermare che nel mondo del vino si riscontra una contrapposizione assai significativa: da un lato, il vino è da sempre considerato un vero e proprio artificio dell’uomo, il quale riesce sapientemente a produrre questa bevanda; dall’altro lato, con la crescente richiesta e consumo nel mercato di vini biodinamici e naturali, i consumatori ed i produttori sono in cerca di un ritorno al passato, alla semplicità, alla naturalità, per ricercare, magari anche inconsapevolmente, un’idea di salubrità e genuinità legata al mondo del vino.

Vinnatur logo

Architettura, storia e vino naturale

Dal 9 all’11 aprile si è svolto a Sarego, in provincia di Vicenza, città del Palladio, la tredicesima edizione di Vinnatur, il più importante evento di degustazione di vini esclusivamente naturali in Europa.

L’associazione Vinnatur, che ha sede a Gambellara, in provincia di Vicenza, luogo da dove deriva il nome dell’omonimo vino bianco DOC, raggruppa vignaioli di tutto il mondo con lo scopo di difendere l’integrità del territorio, valorizzandone le caratteristiche specifiche, la cultura e la storia. Secondo l’Associazione, produrre vini naturali significa, in primis, agire rispettando l’ambiente, preservando l’individualità del vino dall’omologazione che industrializzazione, chimica e tecnologie hanno portato nella attività vitivinicole.

L’evento ha avuto luogo nella splendida Villa Da Porto, detta “la Favorita”, complesso architettonico di grande valore, realizzato tra i 1714 ed il 1715, ed attribuito all’architetto lombardo Francesco Muttoni. Per raggiungere la villa, immersa nel verde e nella campagna, che si erge su una collinetta tipica del caratteristico paesaggio dei Colli Berici, bisogna percorrere una ripida salita, lungo un viale di alti cipressi. Un percorso per un certo verso faticoso, il quale immerge pian piano il visitatore nell’atmosfera della manifestazione.

All’interno delle alte stanze affrescate della villa disposte su due piani e nell’immenso giardino, sono stati ospitati oltre 140 produttori da 7 diversi paesi. Prosecco, Amarone e Bardolino, che giocavano in casa, hanno regnato sovrani. Erano inoltre presenti anche numerosi produttori piemontesi e toscani, i quali proponevano bottiglie di Barolo, Barbaresco, Barbera, Chianti e Brunello di Montalcino. Tra i produttori stranieri numerosi quelli francesi, i quali proponevano in primis Champagne, e poi sloveni ed austriaci. Nonostante la diversità di vini proposti e i luoghi di provenienza, i produttori hanno un obiettivo ed un sogno comune: “Produrre un vino naturalmente buono, con l’ambiente e con le persone”.

Tanta festa, forse un pochino troppa: gente brancolante con sguardi persi nel vuoto tra i banchi di degustazione, non poche persone accasciate al suolo nello spazioso giardino esterno (approfittando della piacevole e soleggiata giornata primaverile), complesso musicale quasi da sagra di paese (anche piacevole) che intratteneva gli ospiti. Certo, una non indifferente fetta dei partecipanti non faceva parte del settore del vino (esemplificativo il fatto che coloro i quali usufruivano delle sputacchiere erano delle specie assai rare da notare). Questa poca professionalità dei partecipanti probabilmente è stata causata dal fatto che tra il 10 ed il 13 aprile si è svolto, come ogni anno a Verona, il must per gli appassionati di vino, il VinItaly, per il quale, con una scelta apposita degli organizzatori, quest’anno il prezzo del biglietto intero era di  ben €80 (contro i €20 del Vinnatur). Di conseguenza, è plausibile il fatto che un gran porzione degli aspiranti partecipanti al VinItaly, di fronte ad un biglietto così caro. si sia riversato sulla ben più abbordabile manifestazione vicentina.

Infine, ho notato  come un non indifferente numero di produttori fosse poco propenso al dialogo ed a illustrare i propri vini, limitandosi a fare assaggiare in maniera meccanica ed apatica ciò che si desiderava. Questo atteggiamento è stato causato forse a causa proprio del comportamento poco professionale dei partecipanti, i quali, evidentemente, non motivavano a dovere i produttori.

Villa favorita

Vinnatur un’occasione persa? A mio avviso probabilmente sì. Se si volesse veramente promuovere il mondo del vino naturale sarebbe preferibile evitare di far svolgere la manifestazione proprio in coincidenza con uno dei più importanti eventi a livello mondiale riguardanti il vino, il VinItaly. Oppure si tratta di una scelta apposita dell’Associazione Vinnatur, portatrice di un qualche messaggio non apertamente dichiarato?

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