Recensioni

Uomo + uva = vino. Cronache da Live Wine 2016

Tutti noi crediamo in qualcosa, tutti noi lottiamo per un’ideologia, lo possiamo fare nel quotidiano e privatamente, oppure in una piazza con altre mille persone, possiamo vincere piccole battaglie o perderne di grosse, quello che conta è tentare e far sentire, anche un metro più in là, la nostra flebile voce. Ecco,  io a Live Wine non ho visto commercianti, non ho visto degustatori, non ho visto semplici produttori, ho visto giovani guerrieri e persone innamorate, ho visto ideologie accompagnate da expertise, ho visto l’incarnazione della qualità e la smentita di tutti i pregiudizi possibili riguardo al vino naturale.

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Il 5, 6 e 7 marzo, al Palazzo del Ghiaccio, a Milano, si è tenuta la seconda edizione di Live Wine, Salone Internazionale del Vino Artigianale, tre giorni in cui uscire momentaneamente dalla grigia  e inquinata quotidianità cittadina per immergersi in una bianca e ovattata dimensione, fatta di storie, cultura, delizie gastronomiche e, perché no, una bella dose di alcool, quello buono però. Il tutto arricchito dalla tante degustazioni guidate, durante l’evento e in giro per la città la sera, dalle cene tematiche con i produttori  ad un tour de France tra Champagne e Chablis.

L’evento, organizzato in collaborazione con la manifestazione Vini di Vignaioli- Vins de Vignerons e con l’Associazione Italiana Sommelier Lombardi, ha portato nel capoluogo 141 vignaioli provenienti da Francia, Spagna, Italia, Slovenia, Croazia, Repubblica Cieca, Grecia, Svizzera e Ungheria. Un’occasione unica per assaggiare, non solo vini fuori dall’usuale panorama italiano, ma anche ambasciatori delle regioni enoiche più antiche al mondo, per riscoprire la culla del Mediterraneo che ha dato origine alla bevanda simbolica per eccellenza.  Settecento vini da assaggiare, non senza avere la possibilità di godere di ottimi spuntini, grazie a stand di salumi, formaggi, pane e non solo, non facendosi mancare nemmeno una mini degustazione di oli al peperoncino, il tutto nella quiete più totale, dimenticandosi le furiose lotte all’ultima l’ultima goccia, tipiche di altre manifestazioni.

Grandi aspettative pienamente realizzate, dato il successo dell’edizione precedente, così come tanti i produttori che proprio non potevano mancare, da Stefano Bellotti, pioniere della biodinamica in Italia, con la sua Cascina degli Ulivi a Novi Ligure e Bruna Ferro, azienda Carussin del Monferrato astigiano, a Damijan Podsversic e Stanko Radikon  per portare il grande terreno del Collio alle sue più alte prestazioni. Troviamo anche Sofia Pepe a presentare con orgoglio i vini del padre e la terra d’Abruzzo, e sempre in nome delle stesse colline incontriamo Enzo Pasquale con il suo Praesidium, risalendo in Trentino per assaggiare il Teroldego di Elisabetta Foradori. Questi tra i tanti, in più avendo la possibilità di assaggiare in comparazione molti vini diversi, dalla Borgogna allo Champagne, grazie ai distributori presenti all’evento, come Meteri, Sarfati e Venti10.

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Selezione, è la prima parola che mi viene in mente per descrivere l’evento, selezione necessaria per raggiungere le massime aspettative qualitative, selezione che deve partire in vigna e finire nel listino dei vini venduti.  Ma cos’è questo vino artigianale? Vino vivo, naturale, spesso biologico, biodinamico, certificato o meno, non importa. Tutti i vini esposti devono rispettare determinati parametri che, secondo l’organizzazione, garantiscono la loro genuinità e relativa salubrità.

“Il discrimen sono i lieviti, devono essere indigeni”, potrebbe sembrare una banale considerazione da chi di vino non ci capisce nulla o un’inutile fissazione perché in fondo i lieviti selezionati male non fanno, vero, tuttavia è proprio la presenza degli stessi che garantisce una serie di lavorazioni precedenti e che promette inaspettate sfumature all’assaggio. Il vigneto è rispettato, per far sopravvivere i nostri amati microscopici funghi è impensabile usare prodotti di sintesi, inoltre essi saranno diversi per ogni territorio e appezzamento di terra, suscettibile alle variazioni dell’annata.

Si prediligono i vitigni autoctoni, ecco, altra tipica frase abusata tra i “wine lovers”.  Pinot Nero in Piemonte? Scelta rispettabilissima, ma no grazie, non è quello che interessa in questo momento . Questione di etica e rispetto della biodiversità, sicuramente, conservazione delle tradizioni e valorizzazioni del territorio, non c’è dubbio, ma la verità è che ci piace e ci sorprende e perché mai dovremmo privarci quindi degli innumerevoli piaceri che stanno proprio di fronte ai nostri occhi, questa non è negazione dello sperimentalismo e della ricerca enologica, è semplicemente il saper godere di ciò che già possediamo come patrimonio naturale.

Bassissimi dosaggi di solforosa ( 50 mg/l per i bianchi e 70mg/l per i rossi,un terzo di quello consentito dalla legge), spesso con solo quelli prodotti dai lieviti,e se i vini poi non durano chiedete ad Emidio Pepe, storico fautore della biodinamica in Abruzzo, unico ad avere ancora in cantina annate dal 1964 di Montepulciano, che di certo non vi negherà neppure uno dei Trebbiano degli anni ’90. Vini zero solfiti sempre possibili? Probabilmente no, tuttavia è lecito tentare, per un vino più sano e bevibile. E poi ancora niente additivi non dichiarati, raccolta manuale delle uve, minor interventismo possibile in cantina, varietà di tecniche, di colori, di aromi e di consistenze, piccoli e medi produttori, che dalla loro manciata di ettari riescano a dare un’immagine peculiare sì, ma soprattutto esemplare del terroir in questione. Grazie a queste caratteristiche, il vino si avvicina sempre di più all’ideale rousseauiano di natura, aspirando ad essere una “semplice” spremuta d’uva fermentata.

Live Wine si è dimostrato dunque essere una splendida vetrina per poter assaggiare e, in alcuni casi, comprare vini “fatti come li faceva mio nonno”, con uno standard qualitativo non comune per questo genere di bevande, spesso stigmatizzati per la loro eccessiva rusticità e poca grazia, caratterizzati invece da un arcobaleno infinito di aromi e sensazioni in bocca, capaci di far ricredere perfino il più ottuso dei tecnologi.

Non ci resta altro che innalzare i calici, in attesa della prossima edizione.

 

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