Persone

L’ultimo maestro

Non posso nascondere il momento di commozione che mi ha colto quando ho appreso la notizia della morte di Zygmunt Bauman, il più grande sociologo contemporaneo e uno degli intellettuali più acuti del panorama mondiale. Da qualche mese aveva dovuto ridurre i suoi impegni per il peggiorare delle situazioni di salute, dovuto anche ai suoi 91 anni, ma la sua scomparsa è giunta comunque inattesa. Il mio coinvolgimento emotivo nasce dall’aver perso un punto di riferimento fondamentale per i miei studi nelle scienze sociali, sul piano culturale e umano. Bauman è stato un maestro per più generazioni di sociologi e certamente anche il mio. Nel mondo accademico non è necessario frequentare personalmente un docente per individuarlo come maestro. E’ più che sufficiente una relazione a distanza, con letture intense e frequenti dei suoi scritti e delle interviste. Peraltro incontrai Zygmunt a Milano nell’estate 2015, alla Milanesiana, la rassegna curata da Elisabetta Sgarbi, sorella di Vittorio. Dopo una relazione intensa e appassionata sugli effetti della globalizzazione, mi accostai a lui per invitarlo a Pollenzo. Con molto garbo mi disse che ci avrebbe pensato e che conosceva la nostra università. Non volli insistere, mi sembrava giusto rispettare una tale personalità dalla mente ancora così vivace. Non fecero altrettanto alcuni spettatori, assillanti nelle loro richieste di autografi e fotografie. Li trovai irritanti, ma Bauman non si scompose e con elegante gentilezza rispose a tutti.

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Da questi tratti si evince la grandezza della persona, sempre disponibile e cordiale, in perfetta sintonia con il proprio modo di pensare e di scrivere. Bauman ha cambiato il rapporto dell’intellettuale con il pubblico, grazie al suo stile colloquiale, alla sua capacità di rendere semplici concetti complessi. Qualcuno ha avuto da ridire sulla sua prosa, ritenuta talvolta poco scientifica e troppo divulgativa, di taglio giornalistico. Visto il grande successo dei suoi volumi va considerata ‘normale’ una certa dose di invidia… Un altro grande merito che ha avuto il sociologo polacco è la sua capacità di intervenire in modo efficace e incisivo sui principali problemi della società globalizzata. Senza ovviamente mai rinunciare all’avalutatività weberiana, ma senza nemmeno temere di assumere una posizione chiara. In una società sotto assedio il sociologo non può ignorare le sofferenze degli individui e dei popoli, non può venir meno al compito di difendere le vite di scarto, i poveri, gli anziani, gli immigrati. E Bauman l’ha fatto con creatività e immaginazione sociologica.

Così in Modernità e Olocausto capovolge le abituali interpretazioni del nazismo, indicandolo come il trionfo della modernità, con l’uso freddamente razionale delle tecnologie e l’offuscamento della coscienza individuale in nome di un sistema superiore. Anche la sua analisi della globalizzazione è originale, perché riguarda gli effetti sulla vita individuale e sulle prospettive etiche piuttosto che le dinamiche economiche e finanziarie. Per Bauman l’individuo vive sempre più nello spazio estetico, caratterizzato dall’emotività e dalla frammentarietà delle sensazioni, dove l’essere insieme è casuale e fortuito e il vincolo di relazioni più stabili viene respinto perché ostacolo alla mobilità e alla ricerca di sensazioni sempre nuove. Lo spazio estetico tende a sostituire lo spazio sociale, tipico della modernità. L’individuo fa fatica a mettere ordine in una realtà molteplice e frammentata, per cui sente di non riuscire a cogliere le tante opportunità che gli si presentano e anzi teme di vedersele sfuggire tutte, di non essere all’altezza delle aspettative. La ridondanza di opportunità sociali, comunicative, relazionali a disposizione dell’individuo rischia di trasformarsi in un boomerang, che rende l’io globale fragile e soggetto a sbalzi emotivi, completamente avvolto com’è nello spazio estetico. L’individuo è pervaso da sensazioni di insicurezza, incertezza, vulnerabilità.

Da queste riflessioni nasce il concetto di vita liquida, che ha reso famoso Bauman ben oltre il mondo accademico e scientifico. Il termine sta ad indicare una società dove “le situazioni in cui agiscono gli uomini si modificano prima che i loro modi di agire riescano a consolidarsi in abitudini e procedure…il carattere liquido della vita e quello della società si alimentano e si rafforzano a vicenda (Vita liquida, 2006, vii). Il sociologo polacco definisce “distruzione creatrice” il modo tipico di procedere della vita liquida, perché la creazione distrugge altre forme di vita e anche esseri umani.  La vera posta in gioco è la salvezza temporanea dall’eliminazione, che comporterebbe finire negli scarti.

Inoltre la società dei consumi rende permanente la non-soddisfazione, che comporta una corsa agli acquisti perpetua. La soddisfazione di ogni bisogno e desiderio viene realizzata in modo tale da provocare nuove necessità e nuovi bisogni. In questo meccanismo fagocitante l’individuo appare in grande difficoltà, anche perché cerca di risolvere da solo problemi che richiederebbero il coinvolgimento e il sostegno della società. Si tratta di un’analisi spietata ma realistica della società contemporanea occidentale, che a fronte di alti livelli di benessere economico non ha raggiunto la vera felicità.

Presentando le teorie di Bauman ho sempre trovato una comprensione piena e convinta da parte degli studenti, che si trovano ad affrontare le difficoltà di una società sempre più liquida. Molti di loro in questi giorni mi hanno cercato per esprimere la loro gratitudine al grande sociologo. Qualcuno ha accusato Bauman di non fare ricerca empirica, ignorando la vastità della sua cultura e delle sue letture, che gli hanno permesso di intuire e cogliere le dinamiche sociali utilizzando un’ampia documentazione e profonde conoscenze multidisciplinari.

Ho provato a descrivere alcuni dei tanti motivi che mi porteranno sempre a considerare Bauman l’ispiratore principale dei miei studi e delle mie riflessioni. Ci vorranno molti libri per commentare la sua opera. Il grande vantaggio che hanno gli scienziati e gli artisti è che la loro scomparsa non rappresenta mai una fine ma semmai un nuovo inizio: le loro opere restano e si diffondono, il pensiero si sviluppa in chi cerca di raccoglierne l’eredità. Spero che qualcuno sappia proseguire il cammino intrapreso da Bauman, nella creazione di nuovi concetti, nell’affermazione del ruolo sociale dello scienziato, nella scrittura fluida e vivace. Per ora non si vede molto in giro… Arrivederci Zygmunt, forse sei stato l’ultimo maestro.

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