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Se è latte, dev’essere munto

In un articolo a metà tra informazione e costume, La Repubblica ci informa, ieri, che gli Italiani amano sempre il latte ma prodotto da animali diversi dalle vacche e, soprattutto, di origine vegetale.

L’articolo a firma di Eleonora Cozzella parla, esplicitamente, di alternative al latte vaccino, sia con riferimento ad altri animali (asini, pecore, capre) sia con riferimento a bevande a base di vegetali.

In realtà, se il fatto di aggiungere la specie di mammifero munta rende corretto chiamare latte anche la secrezione mammaria di asine, pecore e capre, non vale altrettanto, in Europa, per i prodotti a base di vegetali.

©Push Doctor

Essi infatti non sono alternativi e non possono essere chiamati “latte” perché non hanno le caratteristiche, intrinseche ed estrinseche per sostituirsi al latte vaccino.

Lo stabiliva un anno fa la sentenza Tofutown, che la Corte di Giustizia delle Comunità Europee ha utilizzato per fissare un principio linguistico, innanzitutto.

Siccome il termine “latte”, nel regolamento 1308 del 2013, si riferisce alle secrezioni mammarie animali – in assenza di individuazione di una specie, le si intenderà vaccine – non si può chiamare latte ciò che latte non è perchè manca del suo elemento costitutivo: essere il prodotto di una ghiandola mammaria.

Niente di stupefacente quindi nell’articolo di Repubblica, ma un po’ di leggerezza sì.

In Europa, ci sono, regolarmente usate, parole come “meat sounding” o “animal sounding” che si riferiscono a cibi di origine vegetale, ma la loro eccezionalità è sancita da un processo di registrazione disciplinato rigorosamente.
Ecco perché oggi possiamo acquitare “latte di mandorla” ma NON “latte di soja”. Quest’ultima bevanda si chiamerà in tanti modi, che si riferiscono a un drink e alla soja, ma non “latte”.

Diversa la situazione negli Stati Uniti: laggiù infatti una corte californiana ha stabilito anni fa che con le opportune specificazioni il latte di soja non era ingannevole per i consumatori e quindi andava bene, nonostante la definizione di latte della FDA ricalchi molto da vicino quella europea, rimarcandone rigorosamente l’origine necessariamente animale.
Rimaneva e rimane, Oltreoceano, il probema della concorrenza, fra i prodotti di origine animale e i prodotti di origine vegetale, che non hanno caratteristiche in comune con i primi. Ma questo è evidentemente una questione che che la vecchia Europa ha voluto affrontare e risolvere in modo attento ai produttori, mentre i giudici nordamericani, per ora, hanno dimostrato una diversa sensibilità.

 

Michele A. Fino

Direttore del Master in Food Culture Communication and Management
UNISG – Pollenzo


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