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Giornalisti e blogger: sarà il cibo a fare da paciere?

Masterchef e l’olio tunisino. Oppure, il piccione stellato nemico dei vegani e il pomodoro cinese: l’interesse dei cittadini verso le tematiche legate all’alimentazione cresce almeno quanto il consenso del pubblico per la spettacolarizzazione del cibo.

E la comunicazione si divide tra food blogger carichi di followers e responsabilità, forse non auspicate, e giornalisti generalisti che pensavano di essere pronti a tutto, prima che la loro agenda fosse invasa da allarmi alimentari. Magari non immaginavano, mentre preparavano l’esame di Stato, che un servizio sul prosciutto avrebbe determinato le sorti della loro credibilità.

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Il confronto tra queste due categorie sembra essere stato uno dei temi centrali del Festival internazionale del giornalismo alimentare, svoltosi a Torino dal 25 al 27 febbraio 2016.  Questo almeno è quanto messo in luce dal direttore dell’evento, Massimo Borgia, che a conferenze concluse ci ha spiegato: “Un blogger, magari abituato a scrivere ricette, all’improvviso si trova a parlare dell’olio di palma; ecco che si sta occupando di politica e, pur non appartenendo ad alcun ordine professionale, ha il dovere, nei confronti del suo numeroso pubblico, di rispondere a comportamenti deontologici precisi. D’altro canto qualunque cronista, volente o nolente, oggi ha che fare con il cibo, e non può sottovalutarlo: quando questa moda avrà fatto il suo decorso ci ritroveremo a rispondere a una richiesta corretta e puntuale, seppur più moderata, in campo alimentare”.

Inaugurato da Carlo Petrini, in un dibattito con il sindaco Piero Fassino sulle politiche del dopo-Expo, il Festival ha avuto una chiara impronta formativa: sul palco si sono alternate le figure professionali più svariate, esperti impegnati a dare lezioni sui contenuti più che sulla forma e a dimostrare che, come tiene a sottolineare Borgia: «Questo non è l’ennesimo festival “del cibo”». Tra questi, il magistrato Raffaele Guariniello, con la sua lezione sulle strategie contro i reati alimentari, e il professor Filippo Ortoleva, che ha affrontato lo spinoso tema delle bufale legate al cibo e di come esse riescano a propagarsi a macchia d’olio tra i social, fino a raggiungere le redazioni.  Si è parlato di proibizionismo e cultura del vino con Federico Quaranta di Radio 2 e di evoluzione del linguaggio, con il terzetto ben assortito formato dal linguista Ugo Cardinale, Sara Porro (Dissapore) e Cinzia Scaffidi (Slow Food). Perché, come ci ha detto Borgia, «Questo festival deve rappresentare l’evoluzione del mondo della comunicazione alimentare, e la direzione che si deve prendere è senza dubbio quella dell’interconnessione tra giornalisti e blogger».

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L’augurio è che l’informazione più tradizionale prenda atto del rilievo economico e sociale del food e che quella rivolta ai social comprenda le responsabilità che l’argomento porta con sé. Che i siti web più visitati sfruttino il proprio potenziale per fare un po’ di inchiesta e perché no, che il giornalismo della vecchia scuola “rubi” un po’ di quel sarcasmo tipico del web,  quello che è in grado di rendere fruibile da tutti anche un tema meno popolare di un impiattamento come si deve.

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