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#FoodPeople – Per chi ha fame di innovazione

Non ho tempo”, ci si ripete spesso; senza accorgersi di quanto queste tre brevi parole messe assieme influenzino il nostro stile di vita. Così compriamo buste, latte, confezioni in plastica sempre pronte all’uso, basta aprirle e consumare il contenuto – poco saporito – o lasciarlo in pentola per pochi minuti. In un batter d’occhio il cibo è lì, cotto, grazie a una manopolina da girare che accende il fuoco e fa la magia. Se qualcosa avanza, è sufficiente stipare tutto in frigo, ancora meglio nel congelatore, così si conserva più a lungo.

Geniale il cibo nella busta, se l’avesse potuto usare anche la signora Razzo, avrebbe evitato di passare così tanto tempo nella sua cucina a legna, ad aspettare che la sua faraona alle olive si cuocesse una volta per tutte. Per fortuna, da un giorno all’altro la sua vita è cambiata grazie alla moderna invenzione di Pilade Riello. Diffuso negli Stati Uniti già dagli anni ‘20, il bruciatore a kerosene Riello ha permesso un notevole risparmio di tempo e fatica alla signora Razzo. Come lei, negli anni ‘50 migliaia di famiglie nelle campagne del nord Italia si sono equipaggiate e hanno iniziato a fare uso di questo innovativo strumento per la cottura, considerato prodotto di lancio dell’azienda Riello.



Questa la storia dell’ascesa al successo dell’azienda, raccontata insieme a molto altro al Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo Da Vinci in occasione della Milano Food Week. La mostra, intitolata #FoodPeople, è stata allestita in circa 700 metri quadrati e ha presentato oggetti e tecnologie che fanno parte, oramai, del nostro quotidiano, ma che al momento della prima circolazione nelle cucine più all’avanguardia, hanno provocato cambiamenti radicali nella tradizione culinaria.

Semplice pensare a un passato di verdura quando oggi non esiste famiglia che non possieda un minipimer o un frullatore elettrico. Poter tagliuzzare, affettare, tritare e ridurre in poltiglia con uno strumento elettrico è, per la generazione attuale, normale. La pubblicità della ditta Girmi di qualche decina di anni fa, introduce il suo tritatutto come grande amico delle casalinghe. “Mi fai da mangiare ed io risparmio tempo prezioso!”, esclama la donna coi capelli cotonati raffigurata sul cartellone.

Stesso entusiasmo quando si parla dell’innovativa Cucina Elettronica Philips, un forno a microonde capace di esaltare le sostanze nutritive del cibo, cuocendolo o anche solo scaldandolo in tempi record, risparmiando al 75% di energia elettrica.

Grande stupore, invece, per il freddo creato dall’elettricità. La prima cella frigorifera, chiamata comunemente Frigidaire, è una ghiacciaia per famiglia, elegante e comoda, oltre che di dimensioni improponibili per i minuscoli appartamenti di città di oggi. Era considerata l’ultima parola del progresso in materia di refrigerazione domestica negli anni ‘20.

Proseguendo il percorso della mostra, si passa dai piccoli elettrodomestici per casalinghe alle colossali macchine del boom industriale, come le “Tortellinatrici a punzoni”. Nulla da dire sulle operaie che pazientemente, ripiegano la sfoglia a mano; abilissime, ma non possono gestire grandi quantitativi. Per questo l’ingegner Zamboni di Bologna realizza negli anni Dieci una macchina che lavora al posto loro. La Tortellinatrice produce 5000 tortellini all’ora, l’equivalente realizzato da 20 persone ed è talmente efficiente, che verrà usata fino al 1998 in un pastificio di Brescia.

Parallelamente ai nuovi macchinari per produrre cibo, si fanno strada le nuove problematiche: produrre, sì, di più, ma anche nel modo migliore, essere consapevoli della relazione tra cibo, ambiente e salute umana. Come sarà il sistema alimentare del futuro? Ancora non si sa se sia più importante produrre in quantità o conservare il gesto manuale delle preparazioni tradizionali, sinonimo di attenzione e cura del prodotto. Nel frattempo la popolazione cresce e va sfamata.

Tutto questo a #FoodPeople, la mostra per chi ha fame di innovazione.

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