Persone

DonPasta Remix, tra libri e padelle a ritmo di musica

Daniele De Michele, meglio conosciuto come Don Pasta, è stato ospite all’Università di Pollenzo, mercoledì 30 novembre 2016. Si presenta come dj, economista e gastronomo/attivista del cibo secondo una prospettiva personale: attraverso il cibo cerca di ridare voce alla realtà della tradizione e lo fa servendosi della musica, del web e soprattutto per mezzo dei suoi libri, partendo da “Food Sound System” fino al suo ultimo “Artusi remix”.

Dopo una breve introduzione dell’ospite da parte del prof. Perullo, la conferenza tenuta nell’Aula Magna si apre con Daniele che racconta, a grandi linee, la sua storia. Don Pasta introduce e poi chiarisce le motivazioni che lo hanno portato ad avvicinarsi al mondo del cibo. Nato e cresciuto ad Otranto, da buon salentino, ha da sempre mangiato, bevuto e ascoltato musica per rilassarsi o divertirsi. Tre azioni, per lui, inevitabilmente collegate tra loro e che continuano a far parte della sua vita.


donpasta_-lorenzo_cuppini-kspb-1280x960produzione

© photo credits: donpasta_ lorenzo_cuppini-kSpB @Produzione


Partendo dall’ascoltare musica, è dall’età di 14 anni che si esibisce come dj. Ha cominciato remixando musica con i vinili e successivamente è passato alla consolle da dj. Tuttavia la vera innovazione si è avuta in seguito, tanto che, verso i 23 anni, dà il via all’organizzazione di feste in cui lui stesso cucina a ritmo della musica che propone.

L’interesse al mondo della gastronomia è anche, parzialmente, dovuto ai suoi studi. Ha infatti studiato Agricoltura e Sviluppo Economico a Roma: inoltre, organizzando questo genere di feste, si è avvicinato al mondo della cucina, dove ha capito di voler dare un contributo che fosse spunto di riflessione per tutti.

“Quale cucina mi piace? Cosa mi rappresenta, in quanto uomo, quando mi rapporto al cibo?”: queste sono le domande che, durante la conferenza, Daniele ha più volte ribadito e che lo hanno spinto a realizzare gran parte dei suoi lavori e progetti. Raccontando e ricordando un po’ i miti della cucina salentina, come le orecchiette di grano duro con le rape, ha chiarito che è questa la sua cucina, che lo ha segnato sin da piccolo e a cui si è ispirato. Nel corso della conferenza Don Pasta presenta i suoi libri, descrivendoli in ordine cronologico e cercando di far carpire agli studenti, per mezzo di metafore, l’intento di ciascun volume. Il primo fra tutti è: “Food sound system”. In questo tomo lui associa le ricette della nonna a canzoni che ama particolarmente.



Seppur fortemente legato alla sua terra, all’età di 19 anni si trasferisce a Roma per intraprendere gli studi universitari. Vivere nella capitale lo porta a delle riflessioni, come il percepire delle enormi differenze fra la realtà del suo paese e quella di una grande città. A Roma andare al supermercato e comprare quello che si desidera da mangiare è semplice. Molto più semplice se le cose sono surgelate, si scongelano e si mangiano. Mangiare in un paesino dove la bottega alimentare di fiducia ha solo la frutta e la verdura di stagione è tutta un’altra questione. Con quello che si ha di fresco si cucinano i patti, ascoltando e poi ricordando minuziosamente i procedimenti della nonna. L’osservazione di Don Pasta sulle differenze tra la cucina “casereccia” e quella “industriale” lo sostiene nell’affrontare un’importante questione, esposta sia durante la conferenza che in tanti suoi lavori. In particolare, mentre l’industria alimentare stava e sta velocemente prendendo piede in cucina, la bottega tradizionale del paese, buona e con soli prodotti genuini sta, al contrario, scomparendo. Per lui, che è nato in una realtà dove cucinare e mangiare sono due momenti legati alla convivialità, allo stare insieme mangiando “il buono” che il botteghino di fiducia offre, pensare di perdere queste usanze potendole sostituire con i prodotti surgelati del supermarket è pura follia. Con questi presupposti e con quello di non voler perdere le antiche ricette della tradizione italiana, i sapori buoni e identitari, scrive “La parmigiana e la rivoluzione” suo terzo libro.

Il dibattito si è poi spostato su temi che riguardano le ricette e i procedimenti da eseguire in cucina, sul fatto se esista un modo giusto o sbagliato di preparare da mangiare e sul modo in cui le informazioni relative a questi argomenti vengano fornite tramite web o programmi televisivi. La “bolla Masterchef”, ad esempio, o gli altri programmi di cucina, come anche il sistema rigido di leggi in ambito culinario, evidenziano come il mondo del piccolo produttore, del contadino che coltiva per sé stesso e per gli altri, della pasta fatta in casa dalla nonna, possa essere sminuito o messo da parte. “Nel momento in cui qualcuno mi dice come si cucina un piatto, quali sono le tecniche giuste per farlo, io non sono in grado di conservare e preservare quella che ritengo sia la cucina italiana per eccellenza”: le parole di Daniele e il suo punto di vista appaiono chiari e attirano facilmente l’attenzione di tutti gli studenti e di chi lo sta ad ascoltare.

Il suo ragionamento si basa sul difendere la libera espressione in cucina e la cultura culinaria di un posto da regole o dettami imposti dall’alto, al fine di non vederle soffocare. Inoltre egli sostiene che la cucina italiana in un certo senso non esiste, esistono delle cucine tradizionali/provinciali in cui le ricette si tramandano oralmente e in dialetto. Ricette che diventano identitarie del posto a cui appartengono.

Quest’atto di difesa, della libertà di espressione in cucina, e il forte sostegno della tradizione culinaria italiana, vengono esposti nel suo ultimo libro intitolato “Artusi remix”, di 600 pagine e a sfondo un po’ reazionario, aspetto che rispecchia in pieno il carattere di Don Pasta.

Il testo racchiude un percorso di tre anni in cui Daniele, ogni giorno, proponeva piatti sulla sua fan page di Facebook e chi voleva rispondere poteva farlo. Le risposte venivano poi fatte analizzare da un comitato scientifico, infine, per accettare una ricetta bisognava verificare come essa si collocava rispetto alla precedente. Fonte di primaria ispirazione nella stesura di quest’ultimo lavoro è stata la celebre opera dell’Artusi, La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, ecco perché il titolo del suo volume riprende il cognome del nostro Pellegrino. Ciò che Artusi ha fatto nel suo testo, pubblicato alla fine del 1800, è un po’ quello che ha cercato di fare Don Pasta in modo molto più semplice e immediato grazie all’uso dei social networks. Il lavoro di Artusi è stato quello di raccogliere tutte le lettere ricevute, provenienti da diverse parti d’Italia, con la descrizione delle ricette che poi venivano inserite nel tomo. Ricordiamoci che in questo periodo l’Italia si stava unendo, per cui l’elaborato diventa un modo per far imparare l’italiano alle massaie. Lo scopo è quindi ben più ampio: il suo libro deve rappresentare una sorta di bandiera per l’unità linguistica italiana, in modo da poter essere prima compreso e successivamente parlato da tutti, o almeno da tutte le casalinghe italiane. In questo senso si evince l’enorme differenza con il testo di Daniele che invece rappresenta un’operazione letteraria con puro scopo ricreativo e in parte di riflessione.

I suoi video, visibili su Youtube, sono altro materiale che ben manifesta i suoi ideali. Nel corso dell’incontro li ha mostrati al pubblico in sala e ha spiegato che sono stati parte integrante del lavoro svolto per la stesura del suo ultimo volume. Li ha realizzati incontrando principalmente dagli anziani che meglio potevano conoscere il metodo di preparazione del piatto tradizionale del posto, riprendendoli mentre cucinavano i loro piatti o preparavano i loro prodotti.



L’Artusi remix si conclude con le parole di seguito citate e leggendole al pubblico in sala, Don Pasta ha deciso di chiudere così la sua conferenza:

“Mangiare è come respirare, senza si muore… ho iniziato ad esplorare questo mondo piano piano chiedendo l’ovvietà di una pasta con le vongole, la complessità di un brasato e ho scoperto che tutto era lì, intatto, come un tesoro in mezzo al mare… la cucina italiana nel suo essere geniale a partire da niente ci ha aiutato a vivere con dignità nella disoccupazione, nella fame, nella guerra, durante regimi infami e fascisti, proteggiamoci e soffriggete!”

www.donpasta.com

Lascia un commento