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Cibo: un buon pretesto per fare cultura

Mens-a 2016, L’Intelligenza ospitale”, quest’anno alla sua quarta edizione, è un evento culturale tenutosi dal 10 al 12 giugno ne’ “la grassa e l’umana” Bologna, principalmente nella suggestiva Cappella Farnese di Palazzo D’Accursio che si affaccia su Piazza Maggiore.

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Quattro giornate dense di conferenze, laboratori e degustazioni ideate e organizzate da Beatrice Balsamo, psicanalista specializzata nel campo dei Disturbi del Comportamento Alimentare. Il programma, estremamente diversificato, annoverava tra i suoi relatori, per citarne alcuni, Massimo Montanari (storico – UniBo), Nicola Perullo (filosofo – UNISG), Concetto Pozzati (artista), Michele Smargiassi (giornalista de La Repubblica), Dacia Maraini (scrittrice), Alessio Vassallo (attore – Il Giovane Montalbano) e Matteo Maria Zuppi (arcivescovo di Bologna).

L’obiettivo è stato quello di un confronto per riflettere e indagare il panorama intellettuale attorno al cibo, al fine di convergere la globalità delle poliedriche prospettive  sul tema del gusto e della convivialità. È come se Mens-a avesse riunito un gruppo di commensali attorno a una grande tavolata e nel mezzo vi avesse posto – ipotizziamo – un grande vaso colmo di frutta. I convitati, osservandolo, hanno esposto, sebbene ispirate dal medesimo oggetto, riflessioni differenti con esecuzioni differenti. Filo rosso, una certezza condivisa: quando il cibo entra nelle nostre relazioni quasi mai è solo cibo. Anzi, non lo è affatto. Diventa metafora d’altro, perché quando si parla di cibo si può parlare di tutto. Si deve parlare di tutto.

Mens-a_2016 (2)Il cibo, primo tramite conoscitivo tra l’uomo e il mondo, diventa quindi un pretesto per fare cultura, per riflettere sul passato, integrandolo con l’oggi e proiettandolo in un ipotetico futuro. E indagare la natura delle cose tramite il gusto è forse l’unico modo perfetto che possediamo per capirle: incorporandole, introducendole dentro di noi. Nella più spietata concretezza dell’atto fisico.

Che poi il termine gusto abbia subìto un progressivo allargamento semantico alludendo a un mondo di significati e di relazioni, ne conferma la valenza cognitiva, diventando anche giudizio, capacità di discernere il bello dal brutto, il buono dal cattivo. Un gusto soggettivo e sentimentale (influenzato dalle diverse epoche storiche coi cambiamenti socio-culturali ed economici che le contraddistinguono) che ha a che fare con la rappresentazione delle cose.

Abbinato  a discipline come filosofia, letteratura, storia, musica, arte, televisione e fiction, cinema e teatro, cucina, agricoltura e teologia Mens-a ha declinato il gusto in tutte le sue possibili accezioni facendone emergere anche le problematiche connesse.

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Oggi che la condivisione del cibo – spesso contraffatto per fini estetici – avviene per lo più tramite immagini virtuali, viviamo la grande contraddizione per cui il cibo del nostro immaginario non è il cibo che mangiamo. Assistiamo a una sublimazione dell’atto di nutrirci e alla conseguente creazione di un sostitutivo simbolico della nostra umanità – intesa come socialità che è accoglienza o, al contrario, repulsione dell’altro – che aziona un meccanismo di desertificazione e spersonalizzazione proprio dell’elemento che è alla base della nostra esistenza fisiologica e culturale.