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Biopolimeri nel Food Packaging: considerazioni sulla sostenibilità ambientale, economica, sociale e sensoriale

La tesi affronta il tema dell’utilizzo di materie plastiche da origine fossile, individuando pregi e difetti dal punto di vista dei quattro livelli di sostenibilità (ambientale, sociale, economica, sensoriale) e mettendolo a confronto con l’emergente mercato dei biopolimeri.

Le materie plastiche tradizionali sono le più presenti nel settore degli imballaggi alimentari, ovvero quello che maggiormente influisce sul peso dei rifiuti urbani. L’enorme varietà di materie plastiche presenti genera però, un processo di smaltimento e riciclo difficoltoso, oltre che essere in generale inquinanti e provenienti da risorse esauribili.
Per contro, biopolimeri prodotti da risorse rinnovabili e compostabili, facilitano una raccolta differenziata, generano scarti riutilizzabili come input produttivi, e, pur se con le dovute indicazioni e differenziazioni, anch’essi garantiscono il rispetto dei requisiti per il contatto alimentare.
Apparentemente sembrano quindi essere una soddisfacente alternativa allo sfruttamento di risorse fossili, ma per non incappare nell’errore di adottare soluzioni semplici ma a breve termine, è necessario considerare quali effetti si genererebbero producendoli su larga scala.
Considerate le esternalità negative di una ipotetica agricoltura intensiva associata alla generazione di tali biopolimeri e definiti i parametri di un’agricoltura sostenibile, vediamo come quest’ultima rende possibile la produzione di biomassa, principale materia prima dei biopolimeri, garantendo sostenibilità economica, ambientale, sociale e qualitativo-sensoriale. Il suo limite però, è in prima battuta, non rendere possibili grandi produzioni, quindi economie di scala.

La tesi propone dunque, delle Linee Guida per la progettazione di materiali per l’imballaggio alimentare e in particolare per i biopolimeri, nel tentativo di unire convenientemente necessità tecnologiche, economiche, sociali e ambientali.
Ricerca e progettazione innovative, innanzitutto, basate su un approccio sistemico che contempli la differenziazione dei materiali – plastiche, diversi biopolimeri e materiali “tradizionali” come carta, vetro, alluminio, ecc. – in base a destinazioni d’uso e disponibilità locale di risorse.
Linee guida che considerano l’utilizzo di materie prime non in conflitto con altri usi, il recupero, il riciclo dei materiali e il reinserimento degli scarti in nuovi processi produttivi.
Lo sfruttamento di risorse agricole, inoltre, deve garantire la sostenibilità ambientale, sociale ed economica, quindi l’integrazione delle filiere produttive nei territori di appartenenza ed in questo senso, è conveniente seguire criteri di EcoProgettazione che, garantendo prima di tutto la tutela del consumatore, minimizzino l’uso di energie, risorse e gli sprechi, massimizzando la funzionalità del prodotto piuttosto che la sua estetica.
Nel complesso, l’attenzione all’impatto ambientale, sociale, economico e sensoriale, deve essere posto dalla culla alla culla dei materiali (input-output-input), includendo un’accorta comunicazione diretta al consumatore, con l’obiettivo di renderlo attore consapevole (co-produttore) di un processo produttivo di notevole influenza sul mondo circostante.