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Un assaggio di India. Visita alla comunità Sikh di Marene

“L’uomo è ciò che mangia” affermava il filosofo Ludwig Feuerbach. Il cibo ha sempre avuto un legame così forte con l’uomo e le sue tradizioni da diventare spesso specchio del patrimonio culturale di una determinata società. Questo è il caso di una comunità come quella dei Sikh, semplice e modesta ma allo stesso tempo forte e determinata, che riflette la sua umiltà e la sua determinazione all’interno della propria cucina.

L’inaspettato invito da parte della comunità Sikh, arrivato in seguito ad un’intervista riguardante le  spezie in Italia per un progetto universitario, è stato accettato con grande piacere. Il tempio, in via Paschiaretto 54 a Marene (CN), ha un aspetto tutt’altro che sacro dall’esterno; le pareti in lamiera e l’insegna home made ricordano vagamente un magazzino abbandonato piuttosto che un rispettabile luogo di culto. Non è stato facile trovare uno spazio da adibire a tempio per la comunità Sikh, e questa ex discoteca sembrava avere le caratteristiche necessarie per ospitare un ampio luogo religioso capace di accogliere i fedeli.

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All’interno l’atmosfera è tutt’altro che decadente. Dopo essermi tolta le scarpe e aver coperto il capo con un velo in segno di rispetto, il freddo della neve che riveste la città è solo un ricordo. I colori vivaci dei veli e dei sari illuminano la grande stanza, e i festoni dorati che decorano le pareti trasmettono una sensazione di pienezza, esaltando il calore e l’energia presenti nel tempio. Di sottofondo, il suono ipnotizzante delle parole pronunciate da uno dei fedeli, che con tono pacato ma penetrante recita i versi del Guru Granth Sahib. Frasi per me prive di significato giungono alle mie orecchie, ma paiono così tranquillizzanti da trasmettermi sicurezza e serenità. Le pareti sono impregnate di quegli odori così speziati e pungenti da pervadere le narici provocando estasi e piacere.

La visita si sposta poi in un luogo di estrema importanza all’interno di qualsiasi tempio Sikh: il Langar. In questa grande cucina comune, costruita grazie alle offerte dei fedeli, tutti ricevono gratuitamente cibo preparato e servito da volontari appartenenti alla comunità. I piatti, consumati per terra in segno di uguaglianza tra tutti i presenti, paiono ad un primo sguardo anonimi, ma le spezie e le erbe usate per arricchirli valorizzano la semplicità dei singoli sapori esaltandone la delicatezza e conferendogli aromaticità e decisione. Una dieta priva di carne, pesce e uova quella dei Sikh, che adattano la loro alimentazione alle parole del Guru Granth Sahib : “Se dite che Dio risiede in tutti, perché uccidete una chioccia?” (Guru Granth Sahib, 1375). Il rispetto e il riguardo da parte di questa religione va quindi al di là dell’essere umano, abbracciando tutti gli esseri viventi del nostro pianeta.

Un uso, quello del cibo, che non si limita al comune ambito gastronomico, ma allarga i suoi orizzonti verso campi quali la medicina e la religione. Le spezie usate per arricchire i piatti, infatti, sono spesso e volentieri usate come rimedi naturali contro dolori e infiammazioni. La curcuma è considerata un ottimo antidolorifico naturale, lo zenzero viene utilizzato per la cura e la prevenzione di mal di gola, raffreddore e influenza, mentre il cardamomo è utile in caso di infiammazione delle vie aree.

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Il cibo, oltre a ricoprire un ruolo fondamentale in quanto permette un momento di incontro e condivisione, è anche protagonista di un rituale di notevole importanza nella celebrazione religiosa. Durante un momento specifico del rito sacro infatti i fedeli congiungono le mani per ricevere un impasto dalla colorazione scura e dalla consistenza soffice. Questo, fatto di burro farina e zucchero, viene cotto più volte all’interno di un grande tegame e servito durante il rito sacro dopo la lettura di un brano, l’Hukumnama, che ha lo scopo di dare un compito a tutti i fedeli che stanno ascoltando la preghiera.

Il cibo è sicuramente un fattore che può favorire l’accettazione di questa comunità da parte degli italiani. Purtroppo sono ancora pochi coloro che, incuriositi dai suoni provenienti dal tempio, ne varcano la soglia per provare a scoprire qualcosa di più riguardo ai Sikh e alle loro tradizioni. I bambini a scuola vengono spesso isolati o presi in giro, trovare un lavoro è difficile, e l’indifferenza e il rifiuto sono all’ordine del giorno non solo per i Sikh, ma per la maggior parte delle comunità straniere in Italia.  Spesso siamo abituati a non andare oltre la prima impressione, e lo sforzo da compiere per conoscere veramente una persona risulta spesso vanificato dal poco interessante nei suoi confronti.

La visita al tempio è stata sicuramente un’esperienza unica e irripetibile, che mi ha permesso di comprendere la difficoltà di inserimento di un gruppo etnico così diverso all’interno del territorio italiano. La gentilezza e l’accoglienza di questa comunità sono state smisurate, e la riconoscenza nei loro confronti non sarà mai abbastanza.

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