{"id":8895,"date":"2012-09-06T15:12:54","date_gmt":"2012-09-06T13:12:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.unisg.it\/the-new-gastronomes\/estate-1812-duecento-anni-fa-un-viaggio-attraverso-il-piemonte-rurale\/"},"modified":"2016-09-26T17:36:34","modified_gmt":"2016-09-26T15:36:34","slug":"estate-1812-duecento-anni-fa-un-viaggio-attraverso-il-piemonte-rurale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.unisg.it\/en\/estate-1812-duecento-anni-fa-un-viaggio-attraverso-il-piemonte-rurale\/","title":{"rendered":"Estate 1812: duecento anni fa un viaggio attraverso il Piemonte rurale"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019interno del vasto e variegato genere letterario dei resoconti del \u201cviaggio in Italia\u201d un posto speciale \u2013 per l\u2019originalit\u00e0 dei contenuti \u2013 spetta ad un\u2019opera poco nota, ma assai interessante, scritta dall\u2019agronomo svizzero Fr\u00e9deric Lullin de Ch\u00e2teauvieux (1772-1841), amico di Madame de Sta\u00ebl e membro del cosiddetto \u2018Gruppo di Coppet\u2019.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta delle<em> Lettres ecrites d\u2019Italie en 1812 et 1813<\/em>, pubblicate a Ginevra nel 1816 (e successivamente in edizione inglese, stampata nel 1819 a Norwich, con il titolo di Italy, its agricolture), in cui l\u2019autore non parla, come spiega nell\u2019introduzione, \u201cn\u00e9 di edifici, n\u00e9 di monumenti, n\u00e9 di citt\u00e0, n\u00e9 delle arti che li hanno abbelliti\u201d. Oggetto della sua trattazione vuole infatti essere \u201cla storia rustica dell\u2019Italia\u201d. Ecco quindi che dopo aver valicato le Alpi e data una fugace occhiata a Torino e Moncalieri, Lullin si reca a Santena, prima tappa del suo viaggio in Italia, dove soggiorna fra il maggio e il luglio 1812, esattamente duecento anni or sono. Lullin adott\u00f2 nel suo resoconto di viaggio la forma epistolare, una formula che ebbe un notevole successo nella letteratura di viaggio: si pensi ad esempio alle Lettere brandeburghesi dell\u2019abate Denina. Lullin nella sua seconda lettera, scritta da Asti il 10 luglio 1812, descrive con dovizia di particolari una cascina santenese di cui non fa il nome, ma che dice essere parte di un pi\u00f9 ampio \u201cdomaine\u201d, composto da quattro cascine condotte a mezzadria, poste a ridosso di un canale irriguo ed un castello (verosimilmente Ponticelli o San Salv\u00e0). La cascina visitata da Lullin \u2013 un vasto edificio a corte chiusa \u2013 viene portata a modello di tutta l\u2019agricoltura della nostra regione, anzi pi\u00f9 in generale di un vasto territorio che il Marchese di Ch\u00e2teauvieux chiama Lombardia, termine con cui immagino intendesse indicare in modo estensivo l\u2019intero territorio della pianura padana: le cascine \u201csono cos\u00ec simili in tutto il Piemonte, che questo esempio vi dar\u00e0 un\u2019idea completa di tutte\u201d. \u201cQuesta cascina, come tutte quelle della Lombardia \u2013 prosegue lo scrittore \u2013 offre una ampiezza e ricchezza di edifici sconosciute in quasi tutti gli altri paesi d\u2019Europa. Costruita in mattoni rossi, riunisce la solidit\u00e0 all\u2019eleganza, essa presenta nella sua forma regolare qualche cosa di rustico, che le conserva il suo aspetto campestre\u201d. La descrizione di Lullin si addentra poi sui singoli particolari della cascina di Santena: \u201ci muri esterni della fattoria sono tutti ricoperti di viti le cui uve danno un vino cattivo, ma che il mezzadro consuma e che l\u2019abitudine gli fa sembrare passabile\u201d. Il sistema di affittanza agraria \u00e8 al centro dell\u2019attenzione di Lullin: \u201cin ognuna di queste aziende vive una famiglia di mezzadri che spesso abitano nella stessa azienda da padre in figlio, per loro \u00e8 come una antica patria e non pensano molto a rinnovare il contratto, che si perpetua di generazione in generazione, alle stesse condizioni, senza scrittura e senza registrazione\u201d. Dalla cascina lo studioso elvetico si sposta ai campi: dapprima descrive il giardino, di cui nota le piante di fichi e i fiori, per poi passare alla descrizione dei coltivi. Si tratta di un\u2019azienda di sessanta giornate, di cui quindici destinate a pascolo, dieci a trifoglio, la restante parte a seminativo. Alcune indicazioni ci lasciano immaginare il paesaggio agrario che caratterizzava Santena negli anni della dominazione napoleonica. I campi si presentavano delimitati da file di alberi: gelsi e ciliegi, questi ultimi con vite maritata, una tecnica colturale che consentiva di moltiplicare il raccolto \u201csenza occupare spazio\u201d. La cascina aveva anche una bella stalla, con le volte imbiancate a calce, accorgimento che serviva a far s\u00ec che \u201cla polvere non cada mai sugli animali\u201d. La dotazione di animali comprendeva 8 buoi e 13 fra vacche e vitelli (di razza Querei, destinati prevalentemente alla produzione di carne), oltre ad un cavallo \u201cmalandato\u201d che veniva impiegato esclusivamente \u201cper andare al mercato e battere il grano\u201d, operazione quest\u2019ultima che all\u2019epoca ancora veniva effettuata con il cosiddetto \u201crubat\u201d, un apposito rullo scannellato (se ne pu\u00f2 osservare una efficace immagine scattata nel 1922 a Castelnuovo don Bosco nel volume di Paul Scheuermeier, Il Piemonte dei contadini (1921-1932), a cura di Sabina Canobbio e Tullio Telmon, Ivrea, Priuli &amp; Verlucca, vol. II, p. 89).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da Santena il nostro autore prosegue il suo viaggio verso Asti e poi da qui risale alla Mandria di Chivasso, un grande podere modello fondato da Carlo Emanuele III fra il 1764 e il 1766, nato per l\u2019allevamento equino, e poi successivamente destinato a quello delle pecore merinos. Da Chivasso il nostro viaggiatore prosegu\u00ec il suo itinerario agrario attraverso Piacenza, Parma, Genova, Sarzana, Firenze per poi raggiungere Roma, Napoli e Salerno: un lungo viaggio attraverso alcune fra le pi\u00f9 importanti realt\u00e0 agricole italiane che lo impegn\u00f2 fino al novembre dell\u2019anno successivo quando rientr\u00f2 in Svizzera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi volesse ripercorrere, duecento anni dopo, il viaggio \u201crustico\u201d di Lullin, andando alla ricerca della cascina-modello da lui visitata a Santena, potr\u00e0 comunicare eventuali segnalazioni utili alla sua esatta individuazione scrivendo a <a href=\"mailto: g.fassino@unisg.it\" target=\"_blank\">g.fassino@unisg.it<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gianpaolo Fassino<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>All\u2019interno del vasto e variegato genere letterario dei resoconti del \u201cviaggio in Italia\u201d un posto speciale \u2013 per l\u2019originalit\u00e0 dei contenuti \u2013 spetta ad un\u2019opera poco nota, ma assai interessante, scritta dall\u2019agronomo svizzero Fr\u00e9deric Lullin de Ch\u00e2teauvieux (1772-1841), amico di Madame de Sta\u00ebl e membro del cosiddetto \u2018Gruppo di Coppet\u2019: Lettres ecrites d\u2019Italie en 1812 et 1813.<\/p>\n","protected":false},"author":22331,"featured_media":8894,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_seopress_robots_primary_cat":"0","_seopress_titles_title":"","_seopress_titles_desc":"","_seopress_robots_index":"","show_related_posts":true,"relatore_articolo_journal":"","autore_articolo_journal":"","footnotes":""},"categories":[179],"tags":[],"class_list":["post-8895","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-unisg-voices-en"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.unisg.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8895","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.unisg.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.unisg.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.unisg.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/22331"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.unisg.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=8895"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.unisg.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8895\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.unisg.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/8894"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.unisg.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=8895"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.unisg.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=8895"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.unisg.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=8895"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}