{"id":8763,"date":"2012-09-03T15:12:49","date_gmt":"2012-09-03T13:12:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.unisg.it\/the-new-gastronomes\/tuteliamo-chi-lavora-per-il-made-in-italy\/"},"modified":"2016-09-26T17:36:34","modified_gmt":"2016-09-26T15:36:34","slug":"tuteliamo-chi-lavora-per-il-made-in-italy","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.unisg.it\/en\/tuteliamo-chi-lavora-per-il-made-in-italy\/","title":{"rendered":"Tuteliamo chi lavora per il Made in Italy"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Cresce in tutta Italia la sensibilit\u00e0 verso il mantenimento del paesaggio rurale contro la perdita di suolo agricolo e la cementificazione. Il Bel Paese sta perdendo la bellezza delle sue campagne, di coltivi secolari e borghi antichi. Pi\u00f9 volte ho avuto modo di sottolineare che il mutamento del paesaggio \u00e8 il frutto di un processo economico che ha impoverito le nostre campagne di quell\u2019umanit\u00e0 contadina che garantiva non solo la bellezza dei luoghi, ma anche l\u2019assetto idrogeologico dei terreni, i saperi e la memoria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli ultimi anni molte produzioni agricole sono presidiate e garantite da lavoratori stranieri, cosicch\u00e9, mentre i media, i gastronomi e i politici esaltano il made in Italy alimentare, gli artefici di questo sistema sono i lavoratori di altre nazioni e continenti. Nelle mie Langhe la produzione dei vini pregiati \u00e8 garantita da una comunit\u00e0 di oltre diecimila macedoni con le loro famiglie; nelle stalle per le vacche da latte emiliane si trovano gli indiani Sikh; maghrebini e polacchi nelle malghe valdostane. Insomma, molti dei nostri gioielli gastronomici sono prodotti da cittadini stranieri. Nei casi sopracitati, l\u2019integrazione \u00e8 garantita da imprenditori agricoli sensibili e rispettosi dei diritti dei lavoratori. Viceversa, quando si tratta di lavori stagionali, il grado di incivilt\u00e0 di molti datori di lavoro \u00e8 veramente impressionante. Fenomeni di caporalato nel Sud d\u2019Italia, luoghi di accoglienza indecorosi, norme contrattuali violate e lavoro in nero. Il fenomeno si va estendendo in diverse parti del Paese, con la raccolta di frutta e verdura. Alcune settimane fa, nelle campagne di Alessandria fioccarono denunce da parte di braccianti verso aziende senza scrupoli, che speculavano sul lavoro, nel totale disprezzo delle norme. Da due anni, nella civilissima Saluzzo, nel cuore della provincia di Cuneo, la raccolta della frutta vede convergere centinaia di lavoratori africani che vengono accampati alla bell\u2019e meglio in aree marginali della citt\u00e0. I comuni del territorio e la Caritas hanno messo in atto un po\u2019 di ospitalit\u00e0. Ma questa \u00e8 stata insufficiente a garantire una sistemazione decorosa ai migranti. Questo encomiabile sussidio non pu\u00f2 essere la regola dell\u2019accoglienza, \u00e8 compito primario dei datori di lavoro garantire un tetto a questi lavoratori, rispettare i contratti e le obbligazioni di legge. Vedere questi giovani dormire per terra su cartoni, senza riparo, costretti a cucinare all\u2019aperto, senza luce e servizi igienici, senza assistenza medica (se si escludono alcuni medici volontari) \u00e8 uno spettacolo indegno per un Paese civile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il colpo d\u2019occhio di questa specie di accampamento ricorda il grande film tratto dal libro di Steinbeck, Furore, dove masse di profughi senza lavoro cercano nella grande campagna californiana il Paese che avevano sognato. Troveranno solo miseria e guerra tra poveri. Vorrei ricordare ai conterranei quel testo del cantautore cuneese Gian Maria Testa che per primo ha espresso solidariet\u00e0 a questi lavoratori: \u00abEppure lo sapevamo anche noi? l\u2019odore delle stive,? l\u2019amaro del partire. [\u2026]? e la nebbia di fiato alle vetrine? il tiepido del pane? e l\u2019onta di un rifiuto\u00bb. Lo sapevamo anche noi, ma la memoria del nostro popolo \u00e8 debole e occorre reagire con fermezza per ravvivarla. Spero che i sindacati assumano la tutela degli emigranti con pi\u00f9 determinazione. Oggi i personaggi del Quarto stato di Pellizza da Volpedo avrebbero la pelle nera come questi contadini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chiedo alle organizzazioni agricole, specialmente se hanno tra gli associati questi produttori di mele e kiwi, di non fare come gli struzzi e mettere la testa sotto la sabbia. Provvedano a porre in essere tutte le condizioni per assicurare il rispetto e la dignit\u00e0 di queste persone. Ricostruiscano un tessuto sociale con la sussidiariet\u00e0 della societ\u00e0 civile ma con la responsabilit\u00e0 primaria e gli oneri a carico dei proprietari dei frutteti, nessuno escluso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Solo cos\u00ec si estirperanno i pregiudizi che stanno alla base di comportamenti antidemocratici che impediscono una corretta integrazione. Solo cos\u00ec si saner\u00e0 una ferita che non fa onore alla grande tradizione contadina di questo angolo di Piemonte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cTUTELIAMO CHI LAVORA PER IL MADE IN ITALY\u201d di CARLO PETRINI da La Repubblica del 31 agosto 2012<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da due anni, nella civilissima Saluzzo, nel cuore della provincia di Cuneo, la raccolta della frutta vede convergere centinaia di lavoratori africani che vengono accampati alla bell\u2019e meglio in aree marginali della citt\u00e0. 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