Confessioni religiose e cultura gastronomica nel Kurdistan iracheno

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Il prof. Andrea Pieroni, docente di Scienze della Biodiversità Alimentare, Etnobotanica ed Etnobiologia a Pollenzo, in collaborazione con due ricercatori curdi, Hiwa M. Ahmed e Hawre Zahir, ha recentemente condotto una ricerca sul campo nel Sud del Kurdistan iracheno, che ha avuto come focus quello delle verdure selvatiche tradizionalmente raccolte e consumate in primavera in questa regione mediorientale.

Lo studio dimostra come la cucina delle erbe spontanee curda sia situata all’incrocio delle culture culinarie araba, caucasica, persiana e turca.

Si tratta di una analisi che per la prima volta propone una possibile nuova traiettoria interpretativa della Rivoluzione Neolitica, in quanto una delle verdure spontanee più popolari nella zona studiata è una Graminacea selvatica (Imperata cylindrica), le cui parti tenere verdi vengono consumate crude.

Questo potrebbe far ipotizzare l’affascinante possibilità che le Graminacee (cereali) addomesticate 10.000 anni fa in quell’area, siano state utilizzate non solo per le loro cariossidi (che sono sempre state ritrovate nei siti archeologici), ma anche per le loro parte aeree verdi da usare come verdura.

Lo studio è stato condotto in alcuni villaggi dell’area di Hawraman, nel Kurdistan iracheno, sia all’interno di comunità musulmane sunnite che in comunità Yarsani (Ahl-e Haqq), ossia una minoranza dall’antico culto monoteista, oggi minacciata.

I risultati della ricerca suggeriscono come sia quanto mai necessario continuare l’indagine etnobotanica nel Kurdistan iracheno, al fine di documentare come l’uso popolare delle piante alimentari rappresenti un punto nodale delle traiettorie storiche e culturali del Medio Oriente.

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