agenzia di pollenzo bw

L’Università degli studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, nata e promossa nel 2004 dall’associazione internazionale Slow Food con la collaborazione delle regioni Piemonte ed Emilia Romagna, è un’università non statale legalmente riconosciuta dallo stato italiano.

Nella sua ultradecennale attività, l’ateneo ha accresciuto costantemente i suo corsi di studio, e conseguentemente il numero degli studenti, giungendo a proporre un’offerta didattica completa e unica nel suo genere in Italia e all’estero, affermandosi come un’istituzione dinamica, flessibile e di impronta fortemente internazionale.

La peculiarità dei suoi corsi attrae studenti da decine di paesi diversi, interessati all’originale progetto formativo che coniuga studio e pratica, libri e testimonianze di vita, scienza, cultura manageriale, sapere artigiano e contadino, oltre all’esperienza dei viaggi didattici che favoriscono l’incontro con chi produce, le aziende dell’agro-alimentare, i territori di ogni regione del pianeta e le culture tradizionali.

Questo approccio metodologico e didattico fornisce agli studenti una visione olistica dei sistemi di produzione del cibo sia passati che presenti, e consente loro di imparare ad operare per  sviluppare i futuri scenari del cibo.

L’ateneo forma i gastronomi, nuove figure professionali, che hanno conoscenze e competenze nell’ambito agro-alimentare e operano indirizzando la produzione, la distribuzione e il consumo di cibo verso scelte corrette e utili a creare un futuro sostenibile per il pianeta.

La chiave di volta di quello che può essere definito gastronomo è la profonda comprensione del cibo come valore e del suo ruolo importante nel creare e modellare la società.

Ad oggi gli studenti che hanno frequentato e frequentano l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo sono oltre 1600.

“Cominceremo ora a trattare l’opera più grandiosa della natura: esporremo all’uomo i suoi cibi, e  lo costringeremo ad ammettere che gli è sconosciuto ciò che lo fa vivere” (Plinio, XX, 1).

Nutrirsi costituisce la prima scintilla della vita e la condizione per il suo stesso mantenimento. L’evidenza dell’importanza del cibo è tuttavia quasi sempre rimasta indecifrabile, addirittura sepolta in un cono d’ombra da gran parte della cultura e della scienza ufficiali. Come vale per il cibo, così la “Gastronomia” è una parola affascinante, ma ambigua e sfuggente. Con una storia lunga, ma per larghi tratti nascosta alle spalle, la gastronomia è emersa solo da pochi decenni quale discorso fondante della cultura e della società.


pollenzo


L’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo è il primo Ateneo del mondo che ha accettato l’antica sfida pliniana, collocandola nell’odierno contesto della ricerca, della scienza e della cultura su scala globale e secondo una visione sistemica. Perché la gastronomia è ovunque: essa non riguarda soltanto determinati cibi, certi modi di cucinarli e di consumarli, magari soltanto certe tradizioni o certi luoghi del pianeta. Ogni prodotto della terra, dei mari, dei boschi può essere gastronomia. Ogni cucina, dalla più semplice e domestica alla più ricercata, può essere gastronomia. Ogni modalità di consumo può essere gastronomia. La gastronomia è lo studio di tutto ciò che ha a che fare con il cibo inteso come valore culturale e scientifico. La gastronomia ha a che fare con la condizione vivente, umana, animale e vegetale. Essa è passione e amore per la vita, ovunque essa si realizzi in rapporto alla necessità primaria e perenne dell’alimentazione.

Le scienze gastronomiche partecipano e promuovono un modello di conoscenza complesso, sistemico e inclusivo. Esso non si struttura secondo il paradigma dualistico di rigide categorie oppositive – come corpo/anima, sensibile/intellegibile, prassi/teoria – ma secondo quello della relazione e della coevoluzione, dell’implicazione e della pariteticità. La gastronomia è necessità nutritiva e, al tempo stesso, desiderio e piacere; essa studia e comprende al tempo stesso le abilità tecniche, i savoir faire, la fantasia e l’immaginazione creativa. Nelle scienze gastronomiche la conoscenza è  al contempo scienza e cultura.

Nella visione dell’Università di Pollenzo le scienze gastronomiche pongono di diritto e di fatto sullo stesso piano teoria e prassi, contemplazione ed osservazione, libri e mani, testa e corpo, scrittura  e oralità, gesto e parola. L’interazione avviene tanto sul piano delle scienze naturali che umane, secondo un modello olistico e critico nel quale l’insieme delle relazioni inerenti lo studio del cibo definisce un terreno eccedente la somma delle singole discipline, con il fine di produrre nuovi linguaggi, interdisciplinari e trasversali, rigorosi ma duttili, adatti raccogliere le sfide epistemologiche, etiche, sociali e politiche del nostro tempo. Occorre fornire risposte adeguate alle urgenze che caratterizzano il nostro presente per preparare un futuro migliore per tutti gli abitanti del pianeta.

Le ingiustizie sociali ed economiche, la crisi ecologica, la scarsità delle risorse naturali disponibili: questi dati, che costituiscono da tempo l’asse portante delle urgenze del nostro presente, chiamano profondamente in causa anche la questione del cibo. Molte autorevoli voci, da più parti, sempre più richiamano perciò la necessità di una ”ecologia integrale”, che rimetta al centro della vita sulla terra la felicità e la giustizia tra i popoli. Le scienze gastronomiche contribuiscono a fornire risposte e soluzioni per la costituzione di un modello ecologico globale basato sulla valorizzazione delle differenze e della biodiversità.

Le scienze gastronomiche propongono una concezione epistemica, etica, economica e politica in cui il cibo non è visto come oggetto di puro dominio da parte dell’essere umano. Esse si  adoperano per la conservazione del patrimonio culturale, connesso più in generale alla salvaguardia del Pianeta, alla libertà di accesso al cibo e alla conoscenza ad esso correlata. In questo contesto, la libertà individuale e la responsabilità per la vita degli altri viventi sono necessariamente intrecciate, perché senza la seconda anche la prima è minacciata.

Studiare le scienze gastronomiche significa elaborare e praticare una nuova forma di vita, che coniuga le diversità e le specificità culturali con il bisogno e il desiderio universali di cibo buono, sano e giusto per tutti. Perché il cibo riguarda tutti ed è di tutti.

Il gastronomo studia per comprendere i processi del cibo, dalla produzione al consumo, dalle tecniche e dalle tecnologie ai simboli e alle narrazioni, ugualmente interessato a ciò che nutre tanto il corpo quanto l’animo umano.

Il gastronomo assaggia, cioè sperimenta ed esplora, navigando nel mare aperto dell’esperienza e della storia, adoperando il cibo come vettore di consapevolezza civile e responsabilità etica. Insieme allo studio teorico, l’osservazione partecipata e l’esperienza vissuta in prima persona sono al centro della sua formazione. Attraverso l’esperienza diretta, il gastronomo apprende il rispetto, la cura e l’umiltà indispensabili per comprendere fino il fondo l’importanza del valore del cibo come legame comunitario originario fra tutti i viventi.

Pollenzo è un piccolo borgo affacciato sul Tanaro, appartenente al comune di Bra, che da sempre presenta un importante legame storico e territoriale con il mondo dell’agricoltura e dell’enologia.

Di origine romana, l’antica Pollentia fu fondata alla fine del II secolo a. C. e ospitava grandi opere pubbliche quali il teatro, l’anfiteatro, alcuni templi e acquedotti.

Nel 1762 Pollenzo entrò a far parte delle dipendenze della casa Savoia. Nel 1832 iniziarono i lavori di ristrutturazione dell’intero borgo, su iniziativa di re Carlo Alberto: furono realizzate quattordici cascine, l’edificio dell’Agenzia, la torre affacciata sulla piazza della chiesa e infine la neogotica parrocchia di San Vittore.

Centro economico-finanziario della tenuta pollentina fu l’Agenzia che, nelle intenzioni di re Carlo Alberto, sarebbe diventata una masseria-modello dove condurre esperimenti per il miglioramento nella redditività delle attività agricole. L’impronta carloalbertina è sopravvissuta fino ad oggi, contraddistinguendone l’architettura, i colori, la struttura urbanistica.

Crocevia tra le Langhe del vino e la ricca pianura agricola, sulla base di queste radici storiche e ideali e grazie all’iniziativa di Slow Food, verso la fine degli anni Novanta del secolo scorso si consolida l’idea di recuperare il complesso architettonico dell’Agenzia di Pollenzo.

Una società pubblico-privata voluta da Slow Food, permette l’acquisto e la completa ristrutturazione dei fabbricati di quella che già ai tempi di Carlo Alberto venne chiamata Agenzia di Pollenzo

Terminati i lavori di recupero nella primavera del 2004, l’Agenzia è diventata la sede dell’Università di Scienze Gastronomiche, dell’Albergo dell’Agenzia e della Banca del Vino.

Oggi il complesso dell’Agenzia di Pollenzo è un sito iscritto al Patrimonio Mondiale UNESCO – “Residenze Sabaude”.

In questo modo, sulle vestigia di un antico centro romano e perfettamente integrata nelle architetture neogotiche volute da un re profondamente legato al suo territorio, ha preso vita una struttura che è diventata un punto di riferimento per la cultura enogastronomica e le politiche del cibo a livello internazionale.